La Mummia vs La Mummia: Tom Cruise vs Brendan Fraser

scritto da: Francesco Bonerba

Un confronto tra La Mummia del 1999 e quella del 2017, alla ricerca delle motivazioni del flop del film diretto da Alex Kurtzman con Tom Cruise

Uscendo dalla sala dopo aver visto La Mummia di Alex Kurtzman il primo dubbio che mi ha assalito è stato: “Piacerà ai ragazzini come a me piacque quello del 1999?”. L’ozioso interrogativo ha in realtà radici profondamente radicate nella mia personale vita di spettatore cinematografico avendo, allora dodicenne, amato molto il film di Stephen Sommers. Vederne una nuova versione al cinema, che personalmente reputo un completo disastro dall’inizio alla fine, mi ha spinto a domandarmi: era orrendo anche il film del 1999 ma io ero troppo piccolo per accorgermene? O a Hollywood non sanno più come si fa un blockbuster? O, ancora, sto diventando troppo vecchio per giudicare film rivolti ai ragazzini?

Per placare queste insidiose domande ho deciso, a distanza di oltre dieci anni, di rivedere La Mummia del 1999. Risultato? Ebbene si, con rammarico riconosco che l’avventuroso viaggio di Brendan Fraser e Rachel Weisz nel cuore del deserto mi è apparso oggi molto meno plausibile e un po’ più pasticciato di quanto non percepissi da adolescente. È altrettanto vero che, rispetto al film di Kurtzman, sembra un capolavoro. E molti, pare, la pensano allo stesso modo…

Non solo il film del ’99 ha incassato più di quello del 2017 (13 milioni di dollari – inflazione esclusa – a fronte di un budget più basso di 45 milioni), ma ha raccolto giudizi più favorevoli: per fare solo un esempio, su Rotten Tomatoes il film di Sommers è preferito a quello in sala sia dalla critica (+42%) che dal pubblico (+36%). Su diverse testate si parla di flop e quasi all’unanimità viene additato come responsabile dell’insuccesso il controllo creativo che sarebbe stato dato a Tom Cruise su ogni fase della produzione.

la mummia

A prescindere da tutto, però, il problema è a monte. E risiede nella scommessa della Universal che, non paga di aver inventato dal nulla il franchise miliardario di Fast & Furious, con il suo Dark Universe cerca adesso, fuori tempo massimo, di sfidare le saghe Marvel e DC, già in profonda crisi a causa di un pubblico sempre più stanco e insofferente verso reboot, remake, sequel e prequel di supereroi, tutti per lo più identici tra loro.

Il film di Kurtzman, infatti, è pensato come il primo di una lunga serie con protagonisti i mostri che popolarono gli schermi tra il 1923 e il 1956. Perciò La Mummia (2017) più che un film a sé stante è stato inteso dalla Universal, sul modello delle altre due major, come mero episodio di una serie cinematografica che capitalizza i propri personaggi muovendoli a proprio piacimento nel contesto che più gli aggrada. Ecco spiegata la presenza di (un imbolsito) Russel Crowe nei panni del dottor Jekyll e del signor Hyde o il finale apertissimo.

Tutto ciò si traduce in una buona dose di indifferenza verso lo spettatore cinematografico: conta più fidelizzare alla saga un certo numero di persone nel minor tempo possibile che investire più risorse in meno film. È possibile che questo ragionamento, in una certa misura, paghi; a conti fatti, però, a Hollywood sembrano diventati incapaci di fare l’unica cosa che hanno sempre saputo fare: i blockbuster. Milioni di dollari vengono annualmente spesi per dar vita a film insulsi, che verranno spazzati via dalla memoria degli spettatori nel giro di qualche ora. E La Mummia (2017) è solo l’ultima vittima di questo modo di pensare e di agire.

La Mummia recensione del film con Tom Cruise

Un paragone neanche troppo approfondito con il film del 1999 è più che sufficiente per rendersene conto. Il film di Sommers, pur con tutte le sue innumerevoli pecche, possedeva una serie di caratteristiche che ne hanno decretato il successo e che, al contrario, mancano completamente a quello in sala. In primis: era “necessario”. L’ultimo film con protagonista una mummia era datato 1971 (Blood from the Mummy’s Tomb) mentre ben 67 anni lo separavano dalla prima apparizione cinematografica del mostro, interpretato da Boris Karloff. Questa distanza ha fatto si che, da un punto di vista soprattutto degli effetti speciali, il film potesse risultare visivamente innovativo e sorprendente rispetto ai precedenti, grazie a un uso massiccio della computer grafica.

Il film di Tom Cruise, arrivando solo dieci anni dopo l’ultimo sequel della trilogia con Brendan Fraser, non solo non è percepito dal pubblico come necessario ma non possiede alcunché di nuovo sul fronte degli effetti speciali (spesso, anzi, copiati dai film precedenti); fa eccezione una scena girata a gravità zero che, tuttavia, sarebbe stata di gran lunga più sensata in un sequel di Mission: Impossible. Nel film del 1999 c’era tanta avventura e il fascino dell’Egitto: tombe sepolte, tesori favolosi, peripezie, enigmi, sparatorie a bordo di battelli e via dicendo, elementi completamente assenti ne La Mummia (2017), dove al posto delle mummie ci sono gli zombie e tutto ruota attorno al protagonista che per due, lunghissime ore è sempre al centro della camera, rimbalzando senza apparente logica da una situazione (noiosa) all’altra.

E qui si nota l’altro, grande assente: il gioco di squadra. Nel film di Sommers c’è un eroe, una co-protagonista, un comprimario e tre alleati che li aiutano nella loro impresa; l’effetto è quello di gruppo mal assortito ma animato da fiducia reciproca che deve contrastare un potente nemico e il suo subdolo aiutante. Nel film di Kurtzman c’è Tom Cruise. E basta. Peraltro in un ruolo che, per scelta degli sceneggiatori, una scelta infelice, non ha nulla di eroico. Tutti gli altri protagonisti, anche quello divertente seppur forzato interpretato da Jake Johnson, sono messi in secondo piano e non collaborano armoniosamente allo sviluppo narrativo della vicenda. Sviluppo che, ultimo punto, appare ancora più sconclusionato e irreale del film del 1999, con punte che sfiorano il ridicolo (l’iniziale ritrovamento del sarcofago).

la mummia

Quindi, ricapitolando: non ci sono mummie, non c’è l’Egitto, non c’è avventura, non ci sono eroi… C’è un mix di “parti” prese da altri corpi cinematografici che anziché un corpo mummificato danno piuttosto vita a un mostro di Frankenstein. Risultato: due ore di noia infinita. Possibile che con 125 milioni di dollari (secondo Variety 190 più almeno 100 di promozione) non si possa far niente di meglio, tanto da far rimpiangere un buon film di 18 anni prima? Perfino il criticatissimo (non da me) Gods of Egypt di Alex Proyas può essere considerato un’alternativa più valida e interessante per chi cerca avventura, divertimento e spettacolo.

Tornando al quesito iniziale no, non penso che un ragazzino potrà mai amare questo film tanto quanto io e altri miei coetanei amammo La Mummia del 1999. Penso piuttosto che quest’ennesimo involucro vuoto, che con i suoi scarsi incassi ha già sollevato più di un dubbio sull’intero progetto del Dark Universe, finirà presto nel dimenticatoio; non ho dubbi che quando, tra una decina di anni, uscirà un nuovo reboot con protagonista una mummia, magari in VR, tutti continueranno a utilizzare come termine di paragone il film di Sommers o, addirittura, quello diretto da Karl Freund nel 1932…

Francesco Bonerba

Collaboratore | Cresciuto a pane, latte e fantascienza | Film del cuore: Matrix | Il più grande regista: Guillermo Del Toro | Attrice preferita: Natalie Portman | La citazione più bella: "Le auto non volano." (Fast & Furious 7)

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