Milos Forman: 5 film per celebrare la forza del vivere

scritto da: Ludovica Ottaviani

Un altro grande maestro della cinematografia mondiale ci lascia, come è stato comunicato dall’agenzia di stampa ceca CTK. Se n’è andato, a 86 anni e dopo una breve malattia, il regista cecoslovacco Milos Forman, portando con sé i segreti atavici della sua lunga lotta alle dittature, alle repressioni culturali sempre osservate attraverso uno sguardo critico pungente e caustico, rivolto contro l’assurdità dei sistemi e degli “-ismi” dai quali lui stesso era scappato.

milos forman

Nato nel 1932 a Čáslav, nell’allora Cecoslovacchia (l’attuale Repubblica Ceca), perde entrambi i genitori durante la follia cieca della Seconda Guerra Mondiale: vengono deportati nei campi di sterminio di Buchenwald e Auschwitz dove vengono barbaramente uccisi.

Solo dopo essere stato cresciuto dagli zii, il giovane Forman scopre una travagliata vicenda famigliare rimasta fino a quel momento nascosta: in realtà non era figlio di Rudolf Forman, un docente cecoslovacco, bensì di una relazione adulterina avuta da sua madre con l’architetto cecoslovacco di origine ebraica Otto Kohn.

Forma lasciò quasi subito la sua terra – la Cecoslovacchia assorbita nell’orbita d’influenza dell’URSS – per approdare negli USA, dove ottenne perfino la cittadinanza. Quando tornò in patria per girare il film Amadeus, fu tenuto sotto stretto controllo dalla polizia segreta che aveva infiltrato una serie di agenti fra le comparse, considerando il regista come un transfuga “traditore del Comunismo”.

milos forman

Regista – prima di tutto – ma saltuariamente anche attore, soprattutto nei progetti giusti e con le persone con le quali aveva instaurato dei legami speciali: è il caso della piccola, gustosissima, apparizione che il regista ceco fece nel 2000 nel film Tentazioni d’Amore, prima regia dell’attore Edward Norton.

A dispetto delle “leggende metropolitane” cinefile più diffuse, è stato proprio Forman a scoprire il talento di Norton sul set di Larry Flynt – Oltre lo Scandalo, il primo lungometraggio girato dall’attore nel 1996. Nel 2000 fu proprio quest’ultimo a volere di nuovo Forman sul set nei panni di un atipico prete ceco, profondo conoscitore della vita e dei suoi segreti, perfino i più scomodi.

Milos Forman: 5 film per celebrare la forza del vivere

Il sodalizio tra i due si sarebbe dovuto rinnovare nel 1999 sul set di Man on the Moon, il biopic incentrato sulla figura del comico Andy Kaufman, ma la produzione rifiutò Norton nei panni del comico scegliendo al suo posto Jim Carrey: il resto, è consacrato alla storia del cinema.

Attore, quindi, ma soprattutto regista: sembra quasi impossibile riassumere la lunga carriera di Milos Forman in soli cinque film, vista soprattutto la sua ricca produzione ceca durante gli anni ’60; ma proviamo lo stesso a ripercorrere le tappe fondamentali di una vita dedicata all’amore per il cinema attraverso una top 5 dei suoi film più celebri che lo hanno consacrato perfino agli occhi dell’Accademy.

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5) Larry Flynt – Oltre lo Scandalo (1996)

Larry Flynt era già un’icona prima di essere celebrato dal cinema e dallo sguardo attento di Milos Forman: un’icona contraddittoria degli anni ’70, una figura scomoda quanto scandalosa, un’iconoclasta irriverente e irreprensibile la cui unica finalità era rompere le rigide regole della società statunitense, ammantata di bigottismo, rivoluzionandola dalla base.

USA, anni ’70: Larry Flynt, eccentrico e anticonformista imprenditore, dopo alterne vicende lavorative e aiutato dalla quarta – e ultima – moglie Althea (ex spogliarellista) e dal fratello Jimmy, fonda la rivista per soli uomini Hustler, che diventa in breve tempo un vero e proprio caso mediatico grazie allo stile alternativo, agli scoop e alle foto particolarmente spinte che scandalizzano i puritani e le comunità religiose che intraprendono vere e proprie crociate morali e legali per obbligare Flynt a cambiare registro e a “sopprimere” la sua creatura editoriale. Insieme all’avvocato Alan Isaacman, Flynt risponderà per vie legali – ma senza rinunciare mai alle provocazioni – per rivendicare il proprio diritto legato alla libertà d’espressione.

Con Larry Flynt – Oltre lo Scandalo Forman maneggia con estrema cura – e dovizia di particolari – un genere nel quale si avventurò spesso: il biopic, anche se atipico o spurio. Flynt, editore eccessivo, scandaloso, rock’n’roll, trasformò la propria stessa esistenza in un’opera d’arte pop, in un prodotto eccessivo e caotico degli anni ’70 figli della rivoluzione dei costumi innescati dal ’68.

Il tema principale del film è la libertà di stampa, un tema caro a Milos Forman stesso, sfuggito alle rigide oppressioni comuniste cecoslovacche in prima persona, da sempre paladino delle cause indipendenti e delle “voci fuori dal coro”. Nel film compaiono attori del calibro di Edward Norton – al suo primo ruolo cinematografico – e i due protagonisti Woody Harrelson e Courtney Love, vedova del leader dei Nirvana Kurt Cobain.

4) Man on the Moon (1999)

Man on the Moon rappresenta il ritorno di Forman, a distanza di anni, al racconto delle vite straordinarie di personaggi atipici: Mozart, Larry Flynt o il comico Andy Kaufman, come in questo caso.

Kaufman è un giovane comico ebreo-americano che muove i primi passi nei locali di cabaret come stand-up comedian: le sue esibizioni stralunate, apparentemente nonsense e all’apparenza indecifrabili spiazzano il pubblico, finendo però per conquistarlo. Tra questi, anche il celebre produttore George Shapiro, il quale lo fa debuttare nella celebre sit-com Taxi (nonostante le reticenze dello stesso Kaufman).

Eccentrico quanto eccessivo, sorprendente e capace di stupire il pubblico grazie a improvvisazioni bizzarre al limite della performance art, Kaufman lascia un solco nel mondo della comicità statunitense creando due personaggi chiave immortali come “lo straniero” – ribattezzato Latka Gavras in Taxi – e il crooner sboccato Tony Clifton. Grazie all’apporto dell’amico e coautore Bob Zmuda, il comico stravolge il concetto stesso di spettacolo dal vivo arrivando a proporre esibizioni al limite del surrealismo e dell’eccentricità, almeno fin quando non scopre di essere gravemente malato.

Milos Forman si confronta con la storia di un’esistenza larger than life che ha generato clamore e polemiche tanto in vita, quanto dopo la sua morte: è ancora viva la leggenda metropolitana secondo la quale Kaufman non sarebbe morto realmente, inscenando la propria dipartita solo per organizzare una grande rentrée a distanza di anni, come un’ultima beffa nei confronti degli spettatori.

Leggende metropolitane, abilità da parte del regista, aneddoti eccentrici provenienti dal set e un Jim Carrey che si è letteralmente calato nei panni di Kaufman hanno aumentato la fama di Man on the Moon e del suo mito, quel comico che voleva spingere il suo pubblico a riflettere su una domanda fondamentale: quale parte di noi è il vero Io ma anche, in modo più provocatorio, se esiste in fondo un vero Io.

hair

3) Hair (1979)

Leggendario musical reso ancor più leggendario dal film diretto da Milos Forman solo nel 1979, quando ormai l’epoca del flower power era tramontata e il 1969 aveva spazzato via qualunque utopia legata all’Era dell’Acquario. Il regista ceco riporta in vita le utopie, i sogni, le fragilità e le debolezze di un’intera generazione (di sognatori), di un intero decennio e di un paese, gli Stati Uniti, devastati dall’insensatezza del conflitto in Vietnam.

Claude (John Savage) è un giovane proveniente dalle campagne remote dell’Oklahoma, pronto a sbarcare a New York City prima di arruolarsi nell’esercito per combattere in Vietnam difendendo il proprio paese. Ma proprio qui, a Central Park, incontra casualmente un gruppo di hippies guidato da Berger (Treat Williams) il carismatico leader fiero della propria libertà. Ma la vita di Claude viene rivoluzionata da un altro incontro, quello con la bella Sheila (Beverly D’Angelo), figlia di una ricca coppia della ricca borghesia di Manhattan. Coadiuvato dai suoi nuovi amici, Claude sarà spinto a conquistare la ragazza, a vivere la propria libertà, a infrangere ogni limite o tabù nelle poche ore che gli rimangono prima della drammatica partenza per il fronte.

Già portato al successo nel 1967 dal trio Gerome Ragni, James Rado e Galt MacDermot nei teatri di Broadway, Hair è uno dei musical di maggior successo di sempre, un elogio incondizionato della libertà, della rivoluzione, del pacifismo; un inno sempre valido, capace di valicare i conflitti e le epoche, come dimostra il film di Forman datato 1979, che ne conserva intatta la potenza dirompente.

Amadeus

2)  Amadeus (1984)

Prima dell’adattamento del musical Hair, direttamente dal teatro al cinema, Milos Forman aveva già sperimentato il passaggio dalle assi del palcoscenico alla pellicola con uno dei suoi film più celebri: Amadeus, tratto da una pièce scritta da Peter Shaffer che si muove a partire da un presupposto letterario romanzando la celebre rivalità tra il giovane genio creativo di Mozart e il compositore veronese Antonio Salieri, avvalorando in tal modo la fantasiosa tesi puskiniana dell’avvelenamento ordito da quest’ultimo ai danni del primo.

Nella Vienna del 1823, l’ormai anziano compositore Antonio Salieri è ricoverato in manicomio. Dopo aver tentato il suicidio, sceglie di confessare a un sacerdote d’aver provocato la morte del geniale Wolfgang Amadeus Mozart. Tornando indietro al 1781, Salieri ripercorre un decennio (fino alla morte di Mozart nel 1791) raccontando gli incontri straordinari, gli eccessi, gli amori, le gelosie, le invidie e i desideri più scabrosi che mossero e agitarono i due compositori, immortalati costantemente in un continuo testa a testa tra genio e rivalità.

Amadeus è stato, per Milos Forman, un banco di prova registico, uno splendido tour de force estetico: ricostruzione storica accurata, luce naturale ottenuta solo tramite l’illuminazione delle candele, patos e narrazione drammatica riflettono il genio e la sregolatezza di Mozart, nei cui panni si cala un allora poco conosciuto Tom Hulce, che ottenendo il ruolo sbaragliò la concorrenza di altri attori come Mel Gibson e Mark Hamill e perfino di cantanti come Mick Jagger.

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1) Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (1975)

È il primo film che ha fatto vincere a Milos Forman un Premio Oscar per la Miglior Regia (successo replicato nel 1984 grazie ad Amadeus); si tratta anche di uno dei soli tre film nella storia del cinema (insieme a Accadde una Notte di Frank Capra e a Il Silenzio degli Innocenti di Jonathan Demme) ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar nelle categorie principali (miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale).

Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo è tratto dal romanzo omonimo scritto dal padre della psichedelia californiana Ken Kesey nel 1962, dopo aver prestato volontariato all’interno del Veterans Administration Hospital di Palo Alto, in California.

1963. All’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Salem viene richiuso un uomo di nome Randle Patrick McMurphy che dovrà essere trattenuto lì finché non verrà valutato lo stato della propria salute psichica: le autorità sospettano, infatti, che la malattia mentale di McMurphy sia soltanto simulata e non effettiva. Pur sapendo di essere sotto controllo, McMurphy non rinuncia al proprio atteggiamento ribelle e indipendente all’interno del reparto, inimicandosi subito l’infermiera caporeparto Ratched e conquistandosi, progressivamente, la fiducia dei suoi “compagni di sventura”. McMurphy vorrebbe evadere da quel luogo, ma non ci riesce da solo e non è in grado di sollecitare le coscienze degli altri pazienti. Mentre crescono i conflitti tra McMurphy e la Ratched fino ad esacerbarsi in modo irreversibile, il destino del primo sembra essere sempre più segnato da un alone di tragica fatalità.

Con Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo Milos Forman ha firmato, in modo indissolubile, il proprio capolavoro regalando alla storia del cinema – e agli spettatori – un vero e proprio manifesto della propria poetica d’artista, consolidando tematiche presenti in questo film come in altre opere realizzate nel corso degli anni: la contestazione, i diritti dell’individuo, la violenza sessuale sui minori, le intolleranze etnico-culturali verso i nativi americani, la letteratura americana, il disagio psichico, la follia, l’handicap e la malattia mentale in rapporto con la società, e nello specifico gli abusi psichiatrici (vengono infatti mostrate due pratiche mediche messe successivamente al bando: l’elettroshock e la lobotomia), gli errori terapeutici e la ribellione anticonformista nei confronti di una società castrante e omologante.

Forman consacra alla storia del cinema molti interpreti del film, dall’attrice Louise Fletcher che rimpiazzò la collega Ellen Burstyn nei panni dell’odiata caporeparto Ratched (dopo i rifiuti di altre attrici ciome Anne Bancroft, Colleen Dewhurst, Geraldine Page e Angela Lansbury), passando poi per i comici Christopher Lloyd e Danny DeVito qui nelle inedite vesti drammatiche di due pazienti psichiatrici insieme a Will Sampson, l’imponente attore nei panni di “grande capo”, fino allo strepitoso Jack Nicholson nei panni di McMurphy, che riuscì a sbaragliare la concorrenza di James Caan, Marlon Brando e Gene Hackman vincendo perfino un Oscar come Miglior Attore Protagonista.

Per alcuni addetti ai lavori, Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo è una metafora, orchestrata dalla sapiente mano di Milos Forman, della rivoluzione avvenuta nel 1968: McMurphy e la Ratched sarebbero le due facce della stessa medaglia, con il primo nei panni delle giovani generazioni pronte a contestare lo statu quo e la seconda come incarnazione dell’autorità, di vecchie generazioni incapaci di accettare il cambiamento.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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