Nelle Pieghe del Tempo: il volto al femminile della nuova Hollywood

scritto da: Ludovica Ottaviani

Nelle Pieghe del Tempo (qui la nostra recensione) è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Madeleine L’Engle che vede alla regia Ava DuVernay e nel cast l’attore Chris Pine e le attrici Oprah Winfrey, Reese Witherspoon, Mindy Kaling, Gugu Mbatha-Raw e la giovane Storm Reid.

Nonostante la presenza degli attori, a risaltare sono senza dubbio la Witherspoon, la Winfrey e la regista DuVernay, che spesso si sono mostrate insieme – durante le interviste – per discutere del film, del nuovo ruolo delle donne e della loro presenza sempre più significativa a Hollywood (qui potete leggere il report dell’incontro con la stampa italiana).

La DuVernay è già la donna dei record: è la prima regista afroamericana ad aver diretto un film Disney con un budget di oltre i 100 milioni di dollari; un successo incredibile che fa dimenticare l’abbandono, da parte della regista, dell’ambizioso progetto targato Marvel Black Panther.

Anche lì sarebbe stata un’eccezione, ancora una volta, perché il mondo dei cinecomics parla spesso al maschile: solo Patty Jenkins è riuscita a ritagliarsi un posto d’onore in questo moderno empireo “fumettoso”, dirigendo Wonder Woman, un film di supereroi con protagonista una donna, l’amazzone Diana Prince interpretata da Gal Gadot, capace di rinnovare un’icona letteralmente “congelata” negli anni ’70 di Lynda Carter.

La Jenkins e la Gadot torneranno nel sequel del film per bissare il successo del precedente capitolo, che ha riscritto numerose regole del genere aprendo la strada a figure femminili forti e indipendenti, capaci di reggere da sole un intero lungometraggio, lasciando un segno sia davanti che dietro la macchina da presa.

Registe, attrici e ruoli come questi stanno riscrivendo il volto della nuova Hollywood in continuo cambiamento, soprattutto dopo lo tsunami che ha travolto la mecca del cinema: lo scandalo a luci rosse che, partito dal produttore Harvey Weinstein, si è poi propagato con un’onda d’urto che non ha risparmiato nessuno, ridefinendo i contorni di un’industria spesso stritolata dal contraddittorio gioco tra luci e ombre.

Le protagoniste de Nelle Pieghe del Tempo, la Witherspoon e la Winfrey, sono due donne forti, indipendenti e potenti a Hollywood: la prima si è affermata prima come attrice per poi consolidare il proprio ruolo come produttrice – ricordate la serie Big Little Lies? – mentre la Winfrey è, secondo numerose classifiche, la più influente donna afroamericana.

Regina della tv con uno show tutto suo; interprete raffinata per film anche impegnati – come Il Colore Viola – la Winfrey ha tenuto un discorso durante la scorsa edizione dei Golden Globes, dopo aver ricevuto il premio alla carriera, inneggiando al femminismo, all’indipendenza femminile, all’azione e alla coesione auspicando, per se stessa, perfino un posto d’onore alla Casa Bianca in futuro.

Nelle Pieghe del Tempo: il volto al femminile della nuova Hollywood

Le parole della Winfrey non sono né le prime né le ultime ascoltate proprio da Hollywood, perché dopo lo scandalo Weinstein tante voci si sono levate per poi unirsi, inneggiando a ideali e motti comuni, sfruttando l’unione e la coesione tra donne come un’ulteriore forza per scardinare Il Sistema.

Tutto ha inizio nell’Ottobre 2017, quando il New York Times e il New Yorker aprono un’inchiesta sulle accuse di molestie, aggressioni e violenze sessuali inoltrate da circa una dozzina di donne nei confronti di Harvey Weinstein appunto: produttore, re Mida dell’industria del cinema, fautore indiscusso di innumerevoli successi maturati soprattutto negli anni ’90. L’uomo che ha lanciato numerosi volti tra divi, attrici, attori e registi consacrandoli al successo.

Già alla fine degli anni ’90 alcune attrici avevano però iniziato a far circolare delle strane voci sul suo conto: voci che riguardavano dei provini scomodi, delle richieste inappropriate, degli atteggiamenti che poco hanno a che fare con la professionalità. Le loro voci – quelle, ad esempio, di Mira Sorvino, Ashley Judd e Rose McGowan – vengono messe a tacere, incrinando le loro carriere.

Perfino i tentativi, nel corso degli anni, di realizzare un’inchiesta vengono insabbiati almeno fino al 2017, quando l’inviato della NBC News Ronan Farrow – figlio di Mia Farrow e Woody Allen – svela al The New Yorker le accuse di altre tredici donne a carico del produttore: donne, tra attrici e collaboratrici, che lo accusano di essere state aggredite sessualmente e perfino stuprate.

Da quest’inchiesta si apre un vaso di Pandora carico di orrori, minacce, pressioni e ricatti, che si conclude con il tracollo del gigante dai piedi d’argilla Weinstein, la fine del suo impero – la propria casa di produzione – divorata dalla bancarotta e tutti gli influenti appoggi del “moghul del cinema” che gli voltano, improvvisamente, le spalle.

Sull’onda del caso numerose attrici si fanno portavoce della polemica, incitando le donne – non solo del cinema – a denunciare pubblicamente qualunque comportamento inappropriato che hanno vissuto sulla propria pelle: nasce così, su un suggerimento dell’attrice Alyssa Milano, l’hashtag #MeToo (espressione coniata però da Tarana Burke nel 2006) che balza subito agli onori della cronaca inondando twitter e permettendo a molte donne di poter vuotare il sacco riguardo a episodi del loro passato

Il movimento #MeToo raccoglie subito un gran seguito, fino a sancire la nascita dell’organizzazione #TimesUp il 1 Gennaio 2018: una risposta forte agli ultimi eventi che hanno cambiato il volto storico di Hollywood con il desiderio di sostenere donne, uomini, persone di colore e membri della comunità LGBT che hanno meno accesso alle piattaforme social, instituendo dei fondi per sensibilizzare riguardo al tema delle violenze.

Weinstein non è però l’unico pilastro della vecchia industria del cinema, quella che ha dettato legge negli ultimi trenta e più anni, a crollare: a essere accusati di molestie e comportamenti inopportuni sono volti più o meno noti, addetti ai lavori e personaggi di spicco come gli attori Dustin Hoffman, Kevin Spacey, Jeremy Piven, Brett Ratner, Louis CK, James Franco, Woody Allen e tanti altri i cui comportamenti, sospesi tra passato e presente, vengono messi alla berlina, analizzati, additati e infine condannati.

Oggi Hollywood ha cambiato pelle e volto: lo dimostrano le interviste promozionali per un film come Nelle Pieghe del Tempo; lo dimostra il discorso tenuto dalla vincitrice del Premio Oscar come Miglior Attrice Frances McDormand durante l’ultima cerimonia, parole che inneggiavano alla solidarietà femminile e al diritto di replica.

In questo 2018 figlio delle scottanti rivelazioni del caso Weinstein la fabbrica dei sogni si avvia a grandi passi verso un sostanzioso restyling, la cui portata effettiva è ancora da valutare. Solo il tempo potrà dire se davvero, tra gli addetti ai lavori, c’è la volontà di sostenere questa causa senza trasformare un diritto essenziale in una “caccia alle streghe”, senza cambiare il volto di un ideale d’emancipazione e libertà in una mera campagna di marketing, combattuta a colpi di slogan e pubblicità progresso.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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