Oscar 2018: breve guida per i bookmakers più intrepidi

scritto da: Ludovica Ottaviani

La notte delle stelle (di celluloide) si sta avvicinando a grandi passi: gli Oscar 2018 sono vicini e mai come prima d’ora il 4 marzo è stata una data così tanto attesa (e non solo per il legame con Lucio Dalla o con le imminenti elezioni politiche).

Nella cornice del Dolby Theatre saliranno sul palco i vincitori, mentre in platea “i vinti” non potranno far altro che attendere la loro prossima buona occasione, sorridendo davanti alle battute del conduttore “re per una notte” Jimmy Kimmel.

Questo 2018, inoltre, è un anno decisamente particolare per Hollywood: la vecchia fabbrica dei sogni che conoscevamo sta velocemente ridefinendo i suoi contorni, mutandoli secondo le necessità dei più recenti fatti di cronaca a base di scandali, molestie, bancarotte, imperi, moghul e personaggi pronti a crollare.

Oscar 2018: breve guida per i bookmakers più intrepidi

Con molta probabilità, quindi, questi Oscar 2018 – la 90esima edizione poi, un anniversario da celebrare – saranno influenzati dalla cronaca, con il risultato anacronistico di poter vedere sul palco (oltre ai vari presentatori che si asseconderanno nel corso della serata che potete leggere qui), magari premiato come Miglior Film o per la Miglior Regia, un piccolo film indipendente come Lady Bird o un horror del calibro di Scappa Get Out.

Ma andiamo per ordine, analizzando – categoria per categoria, passando in rassegna le più importanti – i film favoriti nella corsa agli Oscar 2018 per la gioia dell’intrepido, piccolo, bookmaker nascosto in ognuno di noi.

Miglior Film

Chi ruberà il posto conquistato lo scorso anno da Moonlight? Inutile ricordare che, nella lista dei nove film candidati in questa categoria, ci sono alcuni dei favoriti che hanno collezionato il maggior numero di nomination.

Capolista è The Shape of Water, la splendida fiaba moderna di Guillermo del Toro a base di mostri umani e creature marine, con ben 13 candidature; lo seguono poi Dunkirk e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, rispettivamente con 8 e 7 nomination, due film opposti ma accomunati dal medesimo leitmotiv: la capacità dei registi di valicare lo stretto confine del genere con due opere sorprendenti e atipiche.

Insieme a questi tre favoriti nella corsa agli Oscar 2018 troviamo anche L’Ora più Buia, Il Filo Nascosto, Scappa Get Out, The Post, Chiamami Col Tuo Nome e Lady Bird. Una corsa atipica quella per il Miglior Film, che vede scontrarsi da una parte la “fazione” degli autori, che ospita nomi del calibro di del Toro, Paul Thomas Anderson, Christopher Nolan, Steven Spielberg, Joe Wright e il “nostro” Luca Guadagnino, outsider – appunto – d’autore; dall’altra, si scontra una fazione nella quale confluiscono giovani autori spesso anche alle prime, grandi, manovre o registi provenienti da una lunga gavetta teatrale: Greta Gerwig, Jordan Peele e Martin McDonagh.

Nonostante i pronostici diano per favorito del Toro con The Shape of Water – finito di recente nell’occhio del ciclone di un’accusa di plagio – incalzato dal nuovo, insidioso, capolavoro di Anderson ma anche dal colossale e rivoluzionario Dunkirk, questa per il Miglior Film è decisamente la categoria che potrebbe regalarci maggiori sorprese fino all’ultimo respiro (e alle prime luci dell’alba): questi Oscar 2018 potrebbe vedere vincitrice, contro ogni pronostico, la “quota rosa” incarnata dal favorito Tre Manifesti a Ebbing, Missouri tallonata però dalla fresca leggerezza del racconto di formazione della Gerwig.

Miglior Attore Protagonista

Fino a prova contraria, c’è un solo nome che brillerà la prossima notte degli Oscar 2018: Gary Oldman, con il suo “redivivo” Winston Churchill, non dovrebbe avere rivali nella rosa dei candidati composta da Daniel Day-Lewis, Timothée Chalamet, Daniel Kaluuya e Denzel Washington.

Indubbiamente questa cinquina risente dell’assenza di uno dei nomi più attesi della stagione, quel James Franco perfettamente calato nei folli panni del “re dello scult” Tommy Wiseau; senza Franco – volontariamente escluso dopo il recente scandalo sessuale emerso durante la notte dei Golden Globes – compaiono nomi che sorprendono tutti, come quello di Washington o di Kaluuya, candidato per l’horror Scappa Get Out.

Rammaricati per Chalamet – che è ancora molto giovane e già con una lanciatissima carriera davanti – e per gli assenti, non possiamo fare a meno che tifare, tutti quanti, per il magistrale Oldman, finalmente notato dall’Accademy dopo anni di onorata – quanto folle – carriera cinematografica; ma è anche vero che, quando si viene candidati insieme a un attore come Day-Lewis – fresco dell’annuncio del ritiro dalle scene – le sorprese potrebbero essere dietro l’angolo.

Migliore Attrice Protagonista 

Anche in questa categoria, gli Oscar 2018 dovrebbero avere già la loro regina incontrastata: non la Tonya Harding pattinatrice ambiziosa incarnata da Margot Robbie e nemmeno la romantica – e “danzante” – Sally Hawkins protagonista di The Shape of Water; questa volta a vincere dovrebbe essere la Frances McDormand “madre coraggio” pronta a tutto pur di vendicare la scomparsa della figlia dello splendido Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.

Ma sì sa, non si possono dormire sonni tranquilli nemmeno quando si diventa regine, soprattutto se nella tua stessa cinquina compaiono la veterana Meryl Streep – candidata per The Post e anche lei insidiosa come Daniel Day-Lewis – e la giovanissima Saoirse Ronan: nonostante l’età, è la seconda volta che viene candidata agli Oscar. Mai come quest’anno le quote rosa sono state così pericolose…

Miglior Attore Non Protagonista

Nuova categoria che vai, disagi che trovi: quella per il Miglior Attore Non Protagonista è davvero una strana competizione quest’anno. Da una parte, i superfavoriti Sam Rockwell e Woody Harrelson, due outsider, due attori atipici e molto attivi che finalmente vengono notati dall’Accademy ed entrambi protagonisti nello stesso film, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.

Rockwell ha già vinto un Golden Globe e, in tal modo, la sua vittoria sembra già preannunciata: ma siccome le sorprese non sono mai abbastanza, ecco comparire nella cinquina nomi come Richard Jenkins, Willem Dafoe ma soprattutto Christopher Plummer, un “A-list actor” candidato dopo la marea delle rivoluzioni hollywoodiane degli ultimi mesi.

Tutti sanno che, nel film di Ridley Scott Tutti i Soldi del Mondo, a vestire i panni del petroliere Paul Getty avrebbe dovuto esserci Kevin Spacey: ma dopo essere rimasto coinvolto negli scandali sessuali celati dietro la patina della mecca del cinema, Scott e la produzione hanno deciso di sostituirlo in corsa rigirando il film con, appunto, Plummer. La guadagnata candidatura – e l’ipotetica quanto insidiosa vittoria della statuetta – l’avrebbe ottenuta lo stesso anche Spacey nello stesso ruolo? Non lo sapremo mai!

Migliore Attrice Non Protagonista

Cinquina atipica quella della candidate come Miglior Attrice Non Protagonista: tra Lesley Manville, Allison Janney, Laurie Metcalf, Mary J. Blige e Octavia Spencer è difficile trovare una favorita incontrastata. Tutte e cinque si sono calate in complesse, forti, indipendenti quanto fragili figure di madri – o semplicemente figure di donne – che le hanno portate all’attenzione dell’Accademy.

In base ai pronostici da Golden Globe, ad ottenere l’ambita statuetta in questa edizione degli Oscar 2018 potrebbe essere la Janney, co-protagonista della Robbie in I, Tonya nei panni di un’ingombrante – quanto determinante – madre, pronta a tutto per lanciare la figlia nell’empireo del successo.

Miglior Sceneggiatura Originale

Anche se vengono trattate come due categorie separate, proveremo a riassumere i pronostici sulla Miglior Sceneggiatura – Originale e non – in un unico fronte compatto.

Nel primo caso, tra The Shape of Water, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, Scappa Get Out, The Big Sick e Lady Bird la battaglia è accesa e i pronostici vari, visto che potrebbe vincere l’ambita statuetta un film dall’impeccabile sceneggiatura drammaticamente teatrale – come Tre Manifesti – come pure uno dei due film favoriti del 2017 secondo il parere del pubblico americano e i siti specializzati, uno a scelta tra Scappa Get Out o The Big Sick.

Allo stesso modo, potrebbe spiazzare il pubblico una vittoria inaspettata da parte della Gerwig che, con tutte le candidature ricevute per il suo Lady Bird, dovrà necessariamente portare a casa qualche premio significativo; tutto questo ovviamente tenendo escluso il super favorito della vigilia, ovvero l’immancabile The Shape of Water.

Miglior Sceneggiatura Non Originale

Per il discorso legato alla Sceneggiatura Non Originale, sorprende la presenza della commedia The Disaster Artist nell’unica candidatura ricevuta; completano la cinquina Mudbound, Molly’s Game, Logan-The Wolverine e Chiamami Col Tuo Nome, tra i super favoriti grazie a una sceneggiatura scritta da James Ivory, che potrebbe vincere stracciando, in tal modo, la concorrenza del primo cinecomic candidato in questa categoria o della consolidata fama del consolidato Aaron Sorkin.

Miglior Regia

Una delle cinquine più importanti di sempre, quella che per una notte incorona il re del dietro le quinte, il maestro della diplomazia nel trattare con i produttori, l’esperto delle trattative e l’habitué delle crisi diplomatiche: il regista è questo e molto altro su un set, è il “capocomico” che deve mettere in relazione due ingranaggi importanti del sistema produttivo, seguendo tutto il processo lavorativo dalla pre alla post produzione.

In questi Oscar 2018 la sfida è tra cinque voci, cinque personalità diverse e complesse specchio dei mutati tempi ma soprattutto delle condizioni che già avevamo accennato per la categoria Miglior Film: c’è un autore che non è nordamericano e che torna ad essere baciato dai fasti del successo a distanza di ben undici anni dal suo capolavoro (Guillermo del Toro); un outsider che ha scritto, diretto e prodotto uno degli horror più moderni degli anni 2000, capace di mettere a nudo le crudeltà dell’America interraziale (Jordan Peele)

Ancora: c’è una donna, precisamente la quinta candida alla statuetta come regista, colei che quest’anno sembra aver ridefinito i contorni della femminilità moderna inserendola in un racconto di formazione (Greta Gerwig); e infine ci sono due autori – con la A maiuscola – talmente diversi tra loro da avere solo, in comune, il genio e la perizia tecnica: da una parte il Paul Thomas Anderson cavallo di razza non domato (perché non ha mai studiato cinema in qualche prestigiosa scuola) e il tecnicismo mozzafiato e sperimentale dimostrando da Christopher Nolan con le sue rivoluzioni su pellicola IMAX 65mm e a grande formato 65mm.

Chi è capolista? Questa volta, ne hanno diritto tutti e cinque i protagonisti, ma possiamo azzardare – e scommettere, smuovendo la coscienza del piccolo bookmaker che è, appunto, annidato nel nostro subconscio remoto – che la battaglia fino all’ultimo Oscar 2018 sarà tra Del Toro, Anderson e Nolan.

Una volta terminata la breve guida alle categorie più importanti di questa 90esima edizione degli Accademy Awards, la domanda nasce spontanea: avete scelto il vostro preferito? Siete pronti a fare il vostro gioco?

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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