Addio Roger Moore: la carriera pop dell’attore attraverso cinque film

scritto da: Ludovica Ottaviani

Anche Roger Moore, il Bond più iconografico, l’erede legittimo del ben più famoso Connery, colui che ha stravolto l’immagine dell’integerrimo agente segreto di Sua Maestà trasformandolo in una versione sorniona, charmant e sofisticata, se n’è andato.

L’attore britannico si è spento in Svizzera, all’età di 89 anni. Indimenticabile icona del firmamento pop che ha attraversato gli anni e i decenni segnandoli con il suo fascino da Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico, contaminando con i suoi occhi chiari e il sorriso guascone il cinema e la tv, incarnando personaggi immortali come Simon Templar, Brett Sinclair e, ovviamente, James Bond, la spia con doppio zero e licenza di uccidere.

Roger Moore: addio al più longevo James Bond della storia del cinema

È possibile ripercorrere, attraverso cinque tappe fondamentali, la sterminata carriera di Moore attraverso quei ruoli che lo hanno consacrato sul grande – e piccolo – schermo, trasformandolo in un divo e in un’icona immortale, capace di sopravvivere anche alla sua stessa scomparsa.

I 4 dell’Oca Selvaggia

5) I 4 dell’Oca Selvaggia (Andrew V. McLaglen, 1978)

Decisamente più un western che un war movie, nonché un antesignano – sui generis – dei contemporanei mercenari assoldati da Stallone.

Nel film di McLaglen non solo Roger Moore spense cinquanta candeline sul set, ma insieme al resto del cast che compone i quattro del titolo (Richard Burton, Richard Harris e Hardy Krüger ai quali si unisce l’altro “storico” veterano Stewart Granger) poté rispolverare l’addestramento militare maturato durante gli anni di servizio presso le forze armate britanniche.

La struttura del film segue la classica struttura da western americano, inclusi i valori mostrati, il rapporto con i nemici (vera e propria dinamica da “indiani e cowboy”) e la tradizionale vendetta finale che si tramuta in un epico duello, solo spostando tutti questi topoi del genere nell’Africa degli anni ’70.

la prova

4) La Prova (Jean-Claude Van Damme, 1996)

Quando Roger Moore interpreta il ruolo del contrabbandiere ladro-gentiluomo Lord Edgar Dobbs nel film diretto e interpretato dall’attore Van Damme, in qualche modo sembra rievocare per un’ultima occasione il ruolo dell’inguaribile canaglia guascona che tanto gli aveva portato fortuna sul piccolo schermo.

Dobbs è un concentrato delle incarnazioni più famose dell’attore britannico, un incrocio tra Brett Sinclair e Simon Templar, un ladro cialtrone che conquista con i suoi impeccabili modi da gentiluomo dotato di occhio vispo e sorriso sornione.

Ne La Prova, Van Damme è un “infiltrato” in un famoso torneo chiamato ghan-gheng, nel quale si preparano a fronteggiarsi solo i più famosi esperti di arti marziali al mondo per vincere un’immensa statua d’oro a forma di dragone che Dobbs, immancabilmente, non vede l’ora di recuperare a qualunque costo. Uno degli ultimi ruoli dell’attore inglese sul grande schermo, al quale faranno seguito due apparizioni in Spice Girls – Il Film e Boat Trip.

il santo

3) Il Santo (serie tv, 1962-1969)

Sicuramente, nell’immaginario popolare, quasi tutti ricorderanno Val Kilmer nei panni dell’affascinante ladro trasformista Simon Templar, l’uomo pronto a “rubare” le identità dei Santi per poter compiere, indisturbato, le proprie missioni.

Era il 1997, ma Il Santo tornava solo a colpire sul grande schermo, dopo l’enorme successo riscosso quasi per un decennio (dal 1962 al 1969) sulla tv inglese (e non solo).

Partendo da un romanzo del 1928 scritto da Leslie Charteries, per interpretare questo ladro gentiluomo dai modi raffinati e signorili, una sorta di ibrido tra Arsenio Lupin e Robin Hood, un uomo ricercato da Scotland Yard (incarnato dall’ispettore Teal) e sempre pronto a muoversi nel sottile limbo tra legalità e illegalità, fu scelto proprio Roger Moore, che aveva già riscosso un ottimo successo televisivo interpretando Ivanhoe (1958-1959). Ancora oggi, questa serie tv in sei stagioni non solo non ha perso il suo fascino, ma continua ad attrarre gli spettatori più di qualunque remake/reboot in cantiere mai realizzato.

attenti a quei due

2) Attenti a Quei Due (serie tv, 1970-1971)

Nonostante ne siano state realizzate soltanto due stagioni (anche a causa degli impegni di Moore sul set del franchise di 007) The Persuaders! (meglio nota, da noi in Italia, come Attenti a Quei Due) ha assunto, di diritto, il titolo di vero e proprio cult televisivo.

Una sola stagione è bastata a consacrare la coppia Moore-Tony Curtis come i nuovi sex symbols del piccolo schermo, nonostante il secondo fosse ormai avviato verso la fase discendente della propria carriera.

Avventure sempre al limite dell’illegalità, azione ma soprattutto tanto humour britannico sono gli ingredienti che hanno decretato il successo di questa serie, che ha rischiato – nel corso degli anni – di avere dei remake dei reboot alquanto improbabili. Ironicamente, la sigla iniziale è composta da John Barry, già autore delle musiche di svariati Bond.

agente 007 vivi e lascia morire

1) Agente 007 – Vivi e Lascia Vivere (Guy Hamilton, 1973)

Paul McCartney alla colonna sonora. Roger Moore che veste per la prima volta i panni di Bond in un’intricata storia di spionaggio sospesa tra cartomanti, voodoo, spiriti dei morti, narcotrafficanti e letali nemici dalle braccia meccaniche.

Un mix innovativo che, nel 1973, portò un’inversione nella rotta seguita dall’agente più famoso di sua Maestà, risollevando le sorti della casa di produzione e rilanciando, nell’immaginario collettivo, la figura dello 007 più amato di sempre, che abbandonò il fascino rude e maschile dell’immortale Sean Connery in virtù dell’umorismo prettamente british, del fascino sornione e della battuta pronta dell’interprete inglese. Un Bond meno violento e più ironico, elegante e raffinato.

Moore attraverso questo ruolo si consacra icona laica del mondo pop, tornando ad interpretarlo per ben sette volte fino al 1985, infrangendo ogni record e trasformandosi, irrimediabilmente, nell’agente più longevo al servizio di sua Maestà.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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