Stephen King: l’universo del maestro dell’horror letterario al cinema

scritto da: Ludovica Ottaviani

Stephen King è di sicuro uno degli scrittori più influenti del XX° Secolo, soprattutto per l’impatto che ha avuto sull’immaginario pop globale: lo dimostra l’uscita in sala di IT, adattamento cinematografico firmato dall’argentino Andy Muschietti, già considerato il film horror che ha incassato di più nella storia del cinema (ha battuto addirittura L’Esorcista).

King ha saputo plagiare e plasmare l’immaginario di intere generazioni, da quelle cresciute in compagnia del suo universo – soprattutto quelle nate a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 – fino alle più giovani, tutte affascinate dalle capacità visive fortemente cinematografiche dimostrate già su carta dalle opere dello scrittore.

Un uomo che è stato capace di costruire un universo popolato di volti, luoghi e personaggi immortali talmente convincenti da diventare uno degli idoli d’oro delle major hollywoodiane, da sempre alla ricerca di titoli forti e bankable.

Stephen King è di sicuro uno degli scrittori più influenti del XX° Secolo, soprattutto per l’influsso che ha avuto sull’immaginario pop globale

Fin dalla fine degli anni ’70, molti dei suoi romanzi e dei racconti brevi sono stati prontamente adattati per il grande e piccolo schermo: corteggiato da autori come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Lawrence Kasdan (solo per citarne alcuni), desiderato dai produttori più influenti e dai nuovi network rampanti come Netflix, Stephen King ha involontariamente regalato agli spettatori prodotti audiovisivi più o meno riusciti, che sono diventati con il tempo intramontabili classici o esperimenti che hanno tradito l’essenza originale del “King-verso”.

Registi recidivi che sono tornati spesso a curiosare nel mondo dello scrittore del Maine; attori che, nello stesso identico modo, sono tornati sulle tracce di King come Pierce Brosnan o Timothy Hutton, per ben due volte presenti in lungometraggi tratti dai romanzi e dai racconti più famosi del letterato.

Tutti amano King, e lo dimostra il clamoroso successo che sta avendo il nuovo IT sulle giovani generazioni, che hanno già trovato nel primo film – il secondo capitolo arriverà nel 2019 – un proprio oggetto di culto, come era già accaduto alle generazioni legate a Stand By Me, a Shining o alla miniserie con protagonista Tim Curry.

Stephen King: l’universo del maestro dell’horror letterario al cinema

Questi sono solo tre titoli fra i tanti adattamenti trasformati da parole in immagini; dal primo Carrie – Lo Sguardo di Satana (1976) fino ai più recenti La Torre Nera, Il Gioco di Gerald o Mr. Mercedes (2017), proviamo a ripercorrere le tappe fondamentali della fenomenologia del “King-verso” al cinema attraverso i migliori lungometraggi adattati per il grande schermo che meglio rispecchiano la filosofia sottesa a molte opere dello scrittore: l’orrore è intorno a noi e spesso si annida nella realtà stessa, quel quotidiano che si trasforma in incubo come l’unheimlich freudiano.

misery non deve morire

5) Misery Non Deve Morire (1990, Rob Reiner)

Paul Sheldon (James Caan) è uno scrittore affascinante e di successo, uno dei tanti alias che popolano il “King-verso”. Il suo incubo inizia quando, dopo un incidente potenzialmente mortale, viene salvato dall’ex infermiera Annie Wilkes accanita fan della saga letteraria creata dall’uomo e incentrata sul personaggio di Misery Chastain. Quando la donna scopre che la sua eroina è destinata a perire nell’ultimo romanzo della serie, farà emergere l’istinto omicida nascosto dentro di lei pur di fermare la pubblicazione del romanzo, a qualunque costo.

Prendete uno dei sogni reconditi di ogni scrittore, un sogno a base di successo e fama; aggiungete il classico soggetto psicopatico, che questa volta ha però il volto e la presenza scenica low profile della rassicurante Kathy Bates; agitate, non mescolate, e gustatevi il risultato: un orrore talmente subdolo e claustrofobico da superare la realtà stessa!

carrie

4) Carrie – Lo Sguardo di Satana (1976, Brian De Palma)

Carrie (Sissy Spacek) è una ragazzina timida e introversa, plagiata dalla madre fervente integralista cattolica. Vittima di bullismo a scuola, sviluppa in modo parallelo rabbia represso e poteri telecinetici, scatenando un letale meccanismo a orologeria pronto a deflagrare in tutta la propria violenza.

Anche qui, King fa tesoro della lezione sul perturbante freudiano e trasforma il disagio adolescenziale in un pericoloso e ingestibile mix di furore, violenza e sangue, potenziati nel passaggio dalle parole alle immagini grazie al talento visivo di De Palma, capace di far diventare la Spacek un’icona della complessa banalità del male.

it

3) IT (1990, Tommy Lee Wallace / 2017, Andy Muschietti)

Terza posizione condivisa: IT, sia nella versione televisiva in due puntate degli anni ’90 che nell’atteso adattamento cinematografico, incarna la trasposizione più complessa di uno dei romanzi più completi e sfaccettati mai scritti da Stephen King.

Nella cittadina di Derry, all’apparenza tranquilla e pacifica, qualcosa ribolle sotto la patina inoffensiva: una strana creatura che ha assunto le fattezze del clown ballerino Pennywise sembra perseguitare i bambini della cittadina, facendoli scomparire uno dopo l’altro. Quando tra le vittime compare anche Georgie, il fratellino di Bill, spetterà a quest’ultimo e alla propria banda di “perdenti” sgominare la terribile minaccia che si nutre delle proprie paure più recondite.

Nel romanzo, King ha scavato fino ad arrivare all’origine e all’essenza delle paure infantili, svelandole in tutte le loro infinite declinazioni. Una premessa fondamentale e propedeutica soprattutto per la seconda parte, quando i bambini diventati ormai adulti sono costretti a confrontarsi ancora una volta con gli incubi della propria infanzia, e l’orrore tradizionale si mescola con la fantascienza, grazie ad una presenza aliena disturbante.

La miniserie viene ricordata soprattutto per l’ineccepibile performance di Tim Curry nei panni di Pennywise, inquietante personificazione di una delle più rassicuranti maschere per bambini, e per la comparsa di un tremendo ragno, incarnazione di IT nelle battute finali. La versione di Muschietti, al contrario, si avvia ad infrangere ogni record.

stand by me

2) Stand By Me – Ricordo di un’estate (1986, Rob Reiner)

Reiner è uno di quei registi recidivi, tornati due volte sul “luogo del delitto” pur di adattare un romanzo o un racconto di King, come accaduto in questo caso. Prendendo spunto da un racconto breve contenuto nella raccolta Stagioni Diverse, la vicenda ruota intorno a Gordon “Gordie” Lachance, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio, quattro dodicenni che, in una calda Estate del 1959, cercano il proprio riscatto agli occhi della comunità di Castle Rock mettendosi sulle tracce del cadavere di un loro coetaneo sfidando i binari della ferrovia e una banda di ragazzi più grandi che li ostacolerà.

Di nuovo, Stephen King sceglie di porre al centro della propria produzione letteraria i più giovani, immortalati sempre al crepuscolo di quel labile passaggio dalla giovinezza all’età adulta: il risultato cinematografico è uno dei film cult per eccellenza, uno dei manifesti della generazione nata negli ‘80s insieme a I Goonies. Un film che ha segnato un imaginario e riscritto un’epica dell’amicizia, segnando anche la percezione contemporanea dell’universo pop, come hanno dimostrato le prime due stagioni di Stranger Things.

shining

1) Shining (1980, Stanley Kubrick)

È l’adattamento più famoso di sempre, il più forte, il più strutturato dal punto di vista dell’immaginario e, allo stesso tempo, il più lontano dal “King-verso”. Del romanzo originale recupera le atmosfere e la realtà che lentamente si trasforma in incubo, con un orrore questa volta annidato nel profondo della famiglia, il rassicurante nucleo che dovrebbe proteggere ognuno di noi dai pericoli esterni; ma l’estetica e l’impatto visionario appartengono a Kubrick e al suo personalissimo genio.

Jack Torrance, la moglie Wendy e il figlioletto Danny si trasferiscono presso l’Overlook Hotel, dove l’uomo ha ottenuto un impiego come guardiano durante la stagione invernale. Per Jack, scrittore, vivere diversi mesi immerso nel paesaggio innevato e lontano dalle tentazioni esterne rappresenta una speranza per superare i propri problemi d’alcolismo: questo almeno finché non comincia a essere succube di strane – e malvage – forse ectoplasmatiche che animano la struttura, mentre le capacità extrasensoriali mostrate dal figlioletto crescono di pari passo con la follia mostrata dal padre.

Uno degli horror più iconografici di tutti i tempi non poteva trovare la propria maschera ideale nel ghigno mefistofelico di Jack Nicholson, incarnazione ideale della famosa frase “il sonno della ragione genera mostri”.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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