The Post e gli altri: i 10 migliori film sul giornalismo

scritto da: Lucia Lorenzini

È finalmente nelle sale italiane The Post, film drammatico di Steven Spielberg incentrato sullo scandalo dei Pentagon Papers, lo scontro pre-Watergate del Washington Post con l’amministrazione Nixon (qui la nostra recensione).

Nella professione del giornalista a volte si possono trovare i tratti essenziali del dramma di qualità: il piccolo uomo che si scaglia contro il potente di turno, l’eroe che deve scegliere tra ciò che è vero e ciò che è conveniente, il rischio della propria vita rincorrendo un ideale.

The Post e gli altri: i 10 migliori film sul giornalismo

Il giornalismo nel mondo del cinema ha prodotto nel corso degli anni film memorabili, e alcuni titoli hanno fatto la storia del cinema. Ecco secondo noi i migliori film sul giornalismo.

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10. La Signora del Venerdì (1940)

Il classico di Howard Hawks distorce la commedia romantica, con un editore di giornali che usa ogni mezzo per impedire alla sua ex moglie e reporter di risposarsi. Con una mossa coraggiosa per gli anni ’40, Hawks sceglie di affidare il ruolo principale del reporter Hildy Johnson a una donna, Rosalind Russell, al fianco di Cary Grant.

Anche se è spesso annunciata come una delle più grandi commedie americane, His Girl Friday (questo il titolo originale) funziona anche come film femminista precorrendo i tempi: Hildy è costretta a scegliere tra la vita tranquilla di una casalinga e l’eccitante mondo della redazione.

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9. Dentro la Notizia (1987)

Sullo sfondo di una rete televisiva, va in scena una delle figure tipiche della cinematografia: il triangolo amoroso. Ma piuttosto che rimanere solo sullo sfondo, la professione del giornalismo è la chiave delle identità dei nostri tre personaggi principali.

Jane (Holly Hunter) è un produttore estremamente motivato, noto per essere freddo sotto pressione ed eccellente nel suo lavoro; Aaron (Albert Brooks) è il suo risoluto collaboratore di lavoro, un intrepido reporter il cui dinamismo sul campo rimane trascurato; e poi c’è Tom (William Hurt), il nuovo bel ragazzo ancora più intelligente di quanto sembri.

La battaglia di Aaron e Tom per il riconoscimento della carriera, così come dell’amore di Jane, rispecchia la sfida costante dei giornalisti televisivi per mantenere alto lo share.

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8. L’Inventore di Favole (2003)

Mentre Hayden Christensen ottiene pessime critiche per la sua statica recitazione nei prequel di Star Wars, dà l’interpretazione della sua carriera con l’ascesa e la spettacolare caduta di Stephen Glass.

Il film di Billy Ray è incredibilmente avvincente, grazie soprattutto alle due forti interpretazioni centrali: Christensen, nei panni di Glass, racconta perfettamente la disperata ricerca di notorietà dei nostri tempi, mentre Peter Sarsgaard, che interpreta Chuck Lane, il nuovo redattore della rivista che silenziosamente ribolle di frustrazione, è l’unico a sospettare che ci sia qualcosa che non va.

Il film tratta il tema con la massima serietà, il tradimento totale di un giornalista verso la sua professione.

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7. The Insider – Dietro la Verità (1999)

The Insider è basato su una storia vera. Al Pacino interpreta il giornalista investigativo Lowell Bergman, mentre un Russell Crowe appena riconoscibile veste i panni di un informatore di un’industria del tabacco.

Un film di 160 minuti tentacolare che alza continuamente la posta in gioco, dagli incontri illeciti alle minacce di morte, fino all’ ostacolo più grande: la follia corporativa. E il giornalismo, sia nel suo funzionamento politico interno che nel suo potenziale come sfida al potere, è un canale per il cambiamento.

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6. Lo sciacallo – Nightcrawler (2014)

Il film esplora l’ambigua etica del mondo delle notizie locali attraverso un personaggio centrale, il cameraman freelance di Jake Gyllenhaal, Louis Bloom. Più che ambizioso megalomane, potrebbe essere considerato totalmente folle.

La bellezza di Nightcrawler sta nel suo strisciante senso del voyeurismo, la mancanza di etica di Bloom che lo spinge a superare i limiti del lecito. La sceneggiatura di Dan Gilroy dipinge Bloom come un uomo vuoto ossessionato dal successo e dalla voglia di arrivare ad ogni costo.

Nightcrawler riprende la famosa frase “If it bleeds, it leads” e la trascina a macabri nuovi massimi, e la prestazione agghiacciante di Gyllenhaal è straordinaria.

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5. La Dolce Vita (1960)

Un classico del cinema mondiale. Federico Fellini dipinge un affresco sul giornalismo scandalistico. Un film in sette episodi, sette notti e sette albe che narrano la «dolce vita» in Via Veneto, dei locali notturni e dei caffè all’aperto.

Il film è un’allegoria, una storia ammonitrice di un uomo senza un centro. Fellini si trova qui nella zona di passaggio tra il neorealismo dei suoi film precedenti (La Strada) e le immagini carnevalesche delle sue stravaganti versioni successive (Giulietta degli spiriti, Amarcord).

Il suo autobiografico (8 ½), realizzato tre anni dopo La Dolce Vita, è un complemento, ma più sapiente: lì l’eroe è già un regista, ma trova sulla sua strada un giovane giornalista in ascesa.

Il termine paparazzo è una parola creata e diffusasi grazie al film, nel quale un personaggio, che esercita questa professione, fa di cognome Paparazzo.

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4. Quinto Potere (1976)

Uno dei film sul giornalismo più noti degli ultimi 50 anni. Il film di Sidney Lumet è una satira viziosa del mondo della televisione, in cui il cinismo e i dollari pubblicitari sono tutto, con una totale mancanza di sensibilità e morale.

I personaggi sono memorabili, dallo sfortunato Howard Beale di Peter Finch, a Faye Dunaway, l’ambiziosa, senz’anima executive producer Diana Christensen.

La battuta “Sono incazzato nero, e tutto questo non lo accetterò più!” (in originale “I’m as mad as hell, and I’m not going to take this anymore!”), con la quale Howard Beale compie il suo primo “exploit” e fa breccia nel grande pubblico, è stata inserita al 19º posto nell’elenco dell’American Film Institute tra le 100 battute più memorabili della storia del cinema.

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3. Il caso Spotlight (2015)

Racconta la vera storia dell’indagine del Boston Globe sulle accuse di abusi sessuali all’interno della Boston Catholic Church.

Seguendo un piccolo gruppo di giornalisti che stanno lentamente svelando un enorme insabbiamento nonostante gli sforzi della chiesa per fermarli, Il caso Spotlight è un’entrata quasi perfetta nella nicchia dell’American Journalism Film, una specie di sotto-genere che raramente non riesce a vincere i premi acclamati dalla critica.

Il caso Spotlight è, come il genere migliore, nobile senza esagerare, e intento a difendere l’integrità, l’importanza del lavoro al di sopra di tutto il resto.

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2. Quarto Potere (1941)

Scritto, diretto, prodotto e interpretato da Orson Welles. Un capolavoro del cinema mondiale. Ciò che rende apparentemente questo film il “più grande di tutti i tempi” è il modo in cui utilizza il giornalismo per creare uno stile e una struttura di narrazione che sono totalmente unici ai tempi della sua uscita nelle sale.

Vediamo gran parte del film attraverso gli occhi di un reporter (Joseph Cotten) che tenta di comprendere la vita e la morte del magnate dei giornali Charles Foster Kane (Welles): analizza la vita di Kane in flashback, cinegiornali e interviste da fonti non sempre affidabili.

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1. Tutti gli Uomini del Presidente (1976)

Quando si guarda un film contemporaneo sul giornalismo, si nota l’influenza di Tutti gli Uomini del Presidente, il film tratto dalla storia vera di Bob Woodward e Carl Bernstein che nel 1974 fecero scoppiare lo scandalo Watergate.

È il giornalismo più avvincente, con sequenze che da allora si sono radicate nel nostro linguaggio cinematografico: Woodward che incontra Gola Profonda in un garage a malapena illuminato, fumo di sigaretta che si arriccia intorno a loro mentre sussurrano, e la feroce sequenza finale del film, in cui lo sguardo passa dall’inaugurazione di Nixon trasmessa da una televisione della redazione a una telescrivente, che consegna impietosamente le notizie di ogni successivo processo, fino alle dimissioni finali.

Alan J. Pakula dirige con mano leggera e precisa, permettendo alla sceneggiatura (aiutata dalle straordinarie performance di Dustin Hoffman e Robert Redford), con la sua serie crescente di incontri tesi, piccole vittorie e battute d’arresto, di fare un balzo in avanti.

Il risultato è uno sguardo avvincente rispetto a un periodo molto cinico della storia americana, ma eroico per il giornalismo investigativo.

Lucia Lorenzini

Redattrice | Dipendente da cinema e serie tv fin da quando ha iniziato a usare il telecomando | Film del cuore: Casablanca | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Luke, sono tuo padre" (Star Wars Episodio V - L'Impero Colpisce Ancora)


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