Tonya: storie sportive e personaggi femminili in 5 film (più 1)

scritto da: Gabriele Landrini

Con l’uscita di Tonya (qui la nostra recensione), il cinema americano torna a confrontarsi con una tematica da sempre discussa: lo sport. Fin dalle proprie origini, Hollywood ha infatti tentato di raccontare storie che parlassero di atleti, professionisti o amatoriali che fossero. Velatamente maschiliste, le produzioni a tema sportivo hanno tuttavia solo raramente rappresentato personaggi femminili forti ed emancipati, limitandosi a mostrare la donna come mera controparte di una mascolinità virilizzata e intoccabile.

Tonya: storie sportive e personaggi femminili in 5 film (più 1)

Questo elenco, ordinato in senso cronologico ma non esente da qualche appunto critico, mira al contrario a focalizzarsi proprio sul breve confronto che i lungometraggi – americani e non – hanno intrattenuto con la rappresentazione del femminile tout court prima di Tonya. Naturalmente, la scelta delle cinque pellicole (più una) qui operata vuole sottolineare di conseguenza anche la necessità di un ripensamento della rappresentazione dello sport sul grande schermo, spesso troppo legato ad una sfera quasi esclusivamente maschile.

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1. Ragazze Vincenti (Penny Marshall, 1992)

Vero e proprio ritratto di un girl power che a breve avrebbe invaso l’immaginario comune, Ragazze Vincenti è la prima pellicola che tenta di confrontare il mondo dello sport con l’intraprendenza e la dedizione femminile. Chiamando come protagoniste la vulcanica Geena Davis e la controversa cantante Madonna, Penny Marshall ha infatti tentato di raccontare – in modo innegabilmente romanzato – la nascita dell’All-American Girls Professional Baseball League (conosciuta anche con l’acronimo di AAGPBL), dando vita a quella che ancora oggi è considerata una pellicola cult.

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2. Sognando Beckham (Gurinder Chadha, 2002)

Facendo un salto di dieci anni, il cinema sportivo torna a confrontarsi con personaggi femminili forti nei primi anni Duemila, quando il genere si intreccia con il filone dei coming-of-age movies. In concomitanza con l’uscita di pellicole teen come Ragazze Nel Pallone e A Time For Dancing, è però la Gran Bretagna (in co-produzione con la Germania e gli Stati Uniti) ad offrire il piccolo gioiellino intitolato Sognando Beckham. Con un’ancora giovanissima Keira Knightley, il lungometraggio riesce di Chadha a puntellare una trama incentrata sul calcio con elementi fino a quel momento estranei al genere, come la sessualità femminile e lo scontro con la cultura indiana.

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3. Against the Ropes (Charles S. Dutton, 2004)

Forse il meno riuscito tra i film in elenco, Against The Ropes è fondamentale per la filmografia sportiva al femminile, perché racconta la difficile scalata di una donna nel misogino ambiente della boxe. Jackie Kallen, interpretata da una sorprendente Meg Ryan, non è un’atleta o una lottatrice, ma una manager disposta a combattere con le unghie e con i denti per ottenere un riconoscimento in un mondo che fino a quel momento – ma forse ancora oggi – tendeva ad escludere le donne. Nonostante problemi strutturali e narrativi, Against The Ropes ha quindi rappresentato una svolta per il modus operandi coevo, che sarà poi seguita dal più noto ma meno fondamentale The Blind Side con Sandra Bullock.

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4. Million Dollar Baby (Clint Eastwood, 2004)

Anche il cinema d’autore si è confrontato con il cinema sportivo al femminile: se Clint Eastwood già da tempo si era dimostrato un grande amante dello sport in tutte le sue forme, sono i primi anni Duemila a portarlo a realizzare ad uno dei risultati più interessanti di questo connubio. Million Dollar Baby, vincitore del premio Oscar come miglior film, riesce infatti a valicare le regole del genere fino a quel momento conosciuto, utilizzando la boxe come filtro per raccontare la storia di una ragazza (Hilary Swank, anche lei premiata con un Academy Award) forte, indipendente e incredibilmente coraggiosa.

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5. Cars 3 (Brian Fee, 2017)

Se da parecchi anni la Disney sta tentando di aggirare il prototipo di femminilità principesca che per decenni ha massicciamente promosso, il terzo capitolo della saga Pixar di Cars rappresenta un vero e proprio punto di svolta, grazie al personaggio di Cruz Ramirez. La giovane automobile gialla, con la sua allegria e dedizione, dimostra infatti anche ai più piccoli che non esistono sport per uomini o per donne ma che, con il giusto impegno, ogni sogno può trasformarsi in realtà. Opposto alla crudeltà di Tonya, Cars 3 (qui la nostra recensione) è quindi un manifesto di forza e intraprendenza femminile, ricolmo di ottimismo e buoni sentimenti.

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+1. Veloce Come il Vento (Matteo Rovere, 2016)

Escluso dalla cinquina perché non affine all’immaginario angolofono dei lungometraggi già citati, Veloce Come il Vento è forse l’unico film italiano che rappresenta in modo intelligente una sportiva di sesso femminile. Rompendo con gli stereotipi promossi negli anni Settanta dalla commedia sexy, l’atleta tricolore è infatti mostrata come caparbia e disposta a tutto per vincere i propri limiti, anche in uno sport pericoloso come l’automobilismo. Grazie all’aiuto di un non invasivo personaggio maschile (interpretato da Stefano Accorsi), la protagonista (Matilda De Angelis) si carica infatti di un’umanità sfaccettata e verosimile, libera da costrittive bidimensionalità.

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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