Wonder Woman: dalle origini del mito alle storie più recenti

scritto da: Luca Buricchi

Il 1 giugno uscirà nelle nostre sale la pellicola diretta da Patty Jenkins (Monster) ed interpretata da Gal Gadot – quarta del DC Extended Universe – tutta dedicata al personaggio di Wonder Woman, figura considerata una delle tre icone fondamentali (e più conosciute) dell’universo immaginario della DC Comics insieme a Batman e Superman.

La sua storia e le sue origini sono però le più controverse e confuse nella vasta continuity della famosa casa editrice di fumetti. Nel corso degli anni, infatti, il personaggio di Diana Prince alias Wonder Woman, la guerriera principessa delle Amazzoni, è stato stravolto e riplasmato così tante volte al punto da risultare oggi complicato affermare quando questo sia effettivamente nato.

Creata da William Moulton Marston – saggista, psicologo, inventore e fumettista statunitense – Wonder Woman fa la sua prima apparizione nel 1941 sulle pagine dell’ottavo numero di All Star Comics (serie a fumetti della All-American Publications, una delle tre case editrici che formeranno in seguito la moderna DC Comics).

Il successo di Wonder Woman, che rendeva la figura dell’eroina ancora più unica ed incredibile, stava proprio nel suo essere donna

L’idea di Marston, teorico del femminismo, era quella di dare alle donne un simbolo forte e combattivo che servisse loro come emblema. Incoraggiato dalla moglie Elizabeth Holloway, con cui aveva una relazione aperta e un’amante condivisa (decisamente insolito e scandaloso per l’epoca), diede vita ad un personaggio e ad una narrazione in cui potessero coesistere storia, mitologia, amore e sessualità.

Il successo di Wonder Woman, che rendeva la figura dell’eroina ancora più unica ed incredibile, stava proprio nel suo essere donna. Fino a quel momento, infatti, la stragrande maggioranza degli eroi dei fumetti e dei pulp magazine erano principalmente di sesso maschile: belli, dotati di forza ed intelligenza molto al di sopra della media e pronti a salvare la fanciulla di turno in una delle tante rocambolesche avventure. Proprio per questo motivo il successo di Wonder Woman fu ancora più inaspettato.

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In breve tempo divenne la protagonista di ben quattro teste: la già citata All Star Comics, Wonder Woman (che esordì nel 1942), all’interno della Sensation Comics (testata che raccontava principalmente le avventure della Justice Society of America) e la Comics Cavalcade (uscita trimestrale della DC Comics pubblicata tra il 1942 e il 1954 dove era possibile leggere anche le avventure di altre due icone, Flash e Lanterna Verde). All’interno delle pagine di All Star Comics Wonder Woman è Diana, figlia della regina Hippolyta e nata sull’Isola Paradiso in una tribù di Amazzoni.

Quando Steve Trevor, un pilota americano, durante una battaglia della Seconda Guerra Mondiale si schianta con il suo aereo proprio sulle sponde dell’isola, una delle Amazzoni, tramite una gara di forza ed ingegno, deve essere scelta per riportarlo a casa nel “mondo degli umani”. Diana, che non può partecipare alla competizione, riesce comunque con l’astuzia a farne parte diventandone addirittura la campionessa.

Partita verso una realtà a lei ignota e sconosciuta nel tentativo di riportare a casa Trevor, diventa la supereroina Wonder Woman combattendo nella guerra contro i nazzisti e contro nemici ben più suggestivi spesso ispirati alla mitologia greca. Durante il periodo che viene comunemente definito come la Golden Age (1938-1951) del fumetto americano, la storia e le origini di Wonder Woman restano inalterate.

Riesce persino a superare la crisi che negli anni cinquanta colpisce l’industria dei comics. Nel 1954 con il saggio Seduction of the Innocent (La seduzione dell’Innocente), il dott. Fredric Wertham porta avanti la sua folle crociata contro i fumetti accusandoli di minare l’integrità morale dei giovani lettori. Facile intuire quanto in una visione così limitata e in una condizione di ostracismo, il personaggio di Wonder Woman, con i suoi vestiti provocanti, i modi disinibiti e la situazione sull’Isola Paradiso (abitata da sole donne) vista come manifesto all’omosessualità, fosse ritenuto da Wertham di cattivo esempio per le ragazzine.

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Wonder Woman recensione del film di Patty Jenkins con Gal Gadot

A causa delle severe regole messe su dalla Comics Code Authority, la serie dedicata alla supereroina più famosa al mondo subì una notevole involuzione in termini di qualità, con l’abbandono del femminismo convinto e l’inserimento di situazioni assurde che si allontanarono dallo spirito originale del personaggio.

I primi cambiamenti nelle origini di Wonder Woman, uniti anche alla sua rinascita artistica, si ebbero nel corso della Silver Age (1956-1971), più precisamente nel 1959 quando vennero inizialmente eliminati alcuni episodi avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale. In seguito il personaggio subì cambiamenti ben più significativi.

A partire dal 1968, gli autori Mike Sekowsky, Dennis O’Neil e Dick Giordano, trasformano radicalmente lo status del personaggio

A partire dal 1968, gli autori Mike Sekowsky, Dennis O’Neil e Dick Giordano, trasformano radicalmente lo status del personaggio: Wonder Woman perde tutti i suoi poteri, abbandona il costume tradizionale ammantato dei colori della bandiera statunitense e assume l’identità di Diana Price. Addestrata nell’uso delle arti marziali si trova ad affrontare avventure che, pur se in uno stile completamente diverso, ritrovano lo spirito del passato.

Nel 1973 c’è un nuovo stravolgimento: il costume viene ripristinato e viene rivelato che Diana ha ricevuto i suoi poteri dagli dèi greci e che ognuna delle sue abilità è direttamente collegata ad una divinità. In questo periodo fa il suo ingresso anche una nuova figura, Nubia (creata da Robert Kanigher e Don Heck e che debutta in Wonder Woman vol. 1 n. 204 del gennaio 1973), plasmata da Hippolyta direttamente dalla creta come gemella di Diana.

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Ma Wonder Women in questo periodo è destinata ad invadere anche altri media: un anno dopo, infatti, fa il suo ingresso la serie tv prodotta dalla Warner Bros. dedicata al personaggio ed interpretata dall’attrice Lynda Carter che ne diventerà l’incarnazione più nota, almeno fino ad oggi. Trasmessa dal network ABC dal 1974 al 1976 e dalla CBS dal 1977 al 1979.

Sarà nel 1985 che arriveranno altri drastici cambiamenti quando con la serie Crisi sulle Terre Infinite (Crisis on Infinite Earths, nota semplicemente come Crisis o anche Crisi) lo sceneggiatore Marv Wolfman e il disegnatore George Pérez cercheranno di mettere ordine nella confusa continuity azzerandola quasi completamente, dando così a Perez la possibilità di riscrivere le origini di Wonder Woman proprio dalla sua nascita: si chiude l’era di Diana Prince e si apre quella della principessa Diana. Il personaggio pare sempre più legato alla sua tradizione greca durante queste pubblicazioni (circa una sessantina) considerate oltretutto da molti le migliori mai realizzate.

Nella più recente serie di Wonder Woman, il nuovo team creativo composto da Greg Rucka, Liam Sharp e Nicola Scott, sta concentrando principalmente la propria storia sulle sue origini, tra passato e futuro, cercando di mettere mano su quelli che erano i punti deboli nel vasto arco narrativo del personaggio, allo scopo di portare alla luce la verità sul proprio conto in modo da fornire ai lettori un’origine più solida e finalmente definitiva.

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Luca Buricchi

Redattore | A sette anni l'incontro con Star Wars gli cambia la vita | Film del cuore: Star Wars | Il più grande regista: David Cronenberg | Attore Preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Have a drink, mate? Have a fight, mate? Have a taste of dust and sweat, mate? There's nothing else out here." (Wake in Fright)

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