A Beautiful Day: il nostro incontro con Joaquin Phoenix e Lynne Ramsay

scritto da: Gabriele Landrini

A Beautiful Day (qui il trailer ufficiale italiano), lungometraggio proiettato allo scorso Festival di Cannes e in arrivo nelle sale italiane il 1 maggio, è stato presentato in anteprima a Roma (qui il resoconto della conferenza stampa). Per l’occasione, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con la regista Lynne Ramsay, nota ai più per il lungometraggio E Ora Parliamo di Kevin, e con l’attore protagonista Joaquin Phoenix, uno dei divi più celebri del panorama hollywoodiano.

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A Beautiful Day: il nostro incontro con Joaquin Phoenix e Lynne Ramsay

Durante la conferenza stampa hai affermato di scegliere i tuoi ruoli non in base al guadagno economico o al budget di produzione della pellicola, ma a seconda dei colleghi con cui avresti l’opportunità di lavorare. Cosa ti ha spinto a prender parte ad una produzione piccola come quella di A Beautiful Day?

Phoenix: “Non c’è stato un solo motivo che mi ha condotto ad accettare il ruolo. È stato un lungo processo decisionale che, per dirti la verità, non si è compiuto subito: paradossalmente non ho accettato completamente questo personaggio fino a quando non eravamo a metà delle riprese! Comunque la scelta è avvenuta principalmente per merito di Lynne. C’è infatti un direttore della fotografia che io ammiro molto, Darius Khondji, a cui una volta chiesi: ‘Tu con quale regista vorresti lavorare?’ e lui risposte ‘Lynne Ramsey e nessun altro’. Questo naturalmente mi incuriosì. Inizialmente non sapevo che lei stesse scrivendo la sceneggiatura di A Beautiful Day ma, una volta ultimata, me la mandò e devo dire che mi è piacque moltissimo perché l’idea era quella di esplorare un personaggio complesso in un film di genere. Il nostro intento era allontanarsi dai cliché: anche durante le riprese dicevamo sempre ‘Questo è già stato fatto, come possiamo raccontarlo in modo più spinto e realistico?’”

Il film è estremamente crudo e sotto certi punti di vista anche psicologicamente difficile. Cosa ti ha lasciato emotivamente un personaggio così complesso e sfaccettato?

Phoenix: “In realtà non lo so con precisione. Il fatto è che, in un certo senso, ogni cosa che fai ti colpisce, ti influenza e ti lascia un segno: ogni libro che leggi e ogni cosa che studi nella preparazione di un personaggio ti cambia. È ovvio che quando trascorri due o tre mesi a documentarti e a cercare di capire la psicologia di un uomo, questo ti lascia qualche segno. È tuttavia difficile capire concretamente che tipi di segni, infatti non saprei dirlo esplicitamente.”

Durante la conferenza stampa hai affermato di esserti distanziata dalla storia del racconto e dal personaggio che la vive. Come descriveresti quindi questo Joe cinematografico?

Ramsey: “In un certo senso questo è un personaggio borderline, ma è così perché la società lo porta ad essere tale. Noi viviamo infatti ogni giorno una condizione strana: apparentemente siamo più collegati ma in realtà siamo più sconnessi tra noi, e Joe è un riflesso di tutto questo. Detto questo, quello che ho tentato di raccontare nel momento in cui mi sono confrontata con una figura così complessa è stato il suo viaggio emotivo, il suo percorso: io ho cercato di dare al personaggio tridimensionalità ed empatia e credo di esserci riuscita. Amo molto lavorare in questo modo.”

Questo è il tuo secondo lungometraggio, dopo l’acclamatissimo E Ora Parliamo di Kevin. Come hai affrontato questo ritorno dietro la macchina da presa dopo sei anni dal precedente lavoro?

Ramsey: “In realtà è tutto partito dal personaggio, partendo da lui poi la storia si è evoluta e ampliata, i vari pezzi si sono messi insieme. Non saprei definire o ricostruire esattamente il processo, anche durante le riprese io non pensavo ad altri registi o ad altre pellicole, non avevo nemmeno il tempo di pensare ad altro! Ero concentrata solo su quello che stavo facendo.”

Joe è un personaggio contemporaneamente brutale ma tenero, spietato ma dolce. Come hai sviluppato una figura così complessa e come l’hai restituita sul grande schermo?

Phoenix: “Il mio personaggio viene raccontato tentando di far coesistere due rappresentazioni differenti: da un lato si mostra la sua mascolinità, la sua parte assetata di potere e viziosa che è sempre presente, mentre dall’altro lato si lascia intravedere anche la sua tenerezza, la tenerezza cioè di un uomo che vuole essere parte di un cambiamento. Noi eravamo interessati ad esplorare entrambe queste istanze. Per farlo, abbiamo quindi messo in scena una sorta di viaggio all’inferno, che però è anzitutto un viaggio soggettivo che porta Joe a non comprendere più cosa sia reale e cosa sia frutto della sua immaginazione. Poi abbiamo permesso anche al film di diventare quello che voleva esso stesso essere: abbiamo lasciato che fosse la storia raccontata a dettare la direzione verso la quale dovessimo andare, perché è molto importante secondo me anche allentare le redini del controllo, lasciando che siano gli eventi a guidarti. In tal senso, ogni volta noi ci chiedevamo cosa potesse essere questa scena, cosa potesse contenere e cosa potesse voler dire.

Per incarnare la figura di Joe hai seguito una particolare dieta che ti ha permesso di aumentare di peso. Perché hai deciso di sottoporti a questa preparazione fisica, oltre che emotiva?

Phoenix: “È una cosa di cui ho preso coscienza immediatamente: l’idea che dovessi mettere peso e che dovessi assumere una determinata stazza non era obbligatoria per il film, ma ho sentito che fosse una cosa che necessariamente andava fatta, perché pertinente al personaggio che si voleva ritrarre nel film. Era infatti interessante dipingere Joe come una persona che non fosse più all’apice della sua forma fisica, che si fosse quindi lasciato alle spalle ciò che era in passato.

Distribuito da EuroPictures in associazione con Dragon Production, A Beautiful Day esordirà in Italia in circa 100 copie il prossimo 1 maggio.

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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