Amori che Non Sanno Stare al Mondo: incontro con Francesca Comencini

scritto da: Ludovica Ottaviani

Amori che Non Sanno Stare al Mondo (qui il trailer ufficiale) è il titolo del nuovo film di Francesca Comenciniuna commedia amara e malinconica sull’amore declinato nelle sue varie forme.

Il film è tratto dal romanzo omonimo scritto dalla regista stessa – ed edito da Fandango Libri – e vede protagonisti gli attori Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli, Camilla Semino Favro, Valentina Bellè e Iaia Forte in una partecipazione straordinaria.

Proprio gli interpreti, la regista e le due sceneggiatrici Francesca Manieri e Laura Paolucci hanno presentato alla stampa il lungometraggio che è incentrato su Claudia e Flavio, due adulti che si sono amati a lungo e con grande passione. Poi tutto è finito e per lei non è stato facile. Dopo tanti anni il loro è un mondo alla deriva, come un’isola. Lui ha dentro la furia di andare avanti, tornando a terra; mentre lei non vorrebbe dimenticare mai. Il loro dialogo nasce proprio dallo scontro incessante tra questi due punti di vista così diversi.

amori che non sanno stare al mondo

Francesca, il film uscirà nelle sale dal 29 Novembre dopo il successo riscosso al festival di Locarno e la prossima presentazione durante il Torino Film Festival. Puoi spiegarci, nel dettaglio, l’essenza del titolo?

Francesca Comencini: «Amori che Non Sanno Stare al Mondo era in partenza il titolo del mio libro; quando è nata l’idea, prendevo semplicemente degli appunti per una sceneggiatura, che si sarebbe costruita intorno a ben quattro monologhi interiori. Solo dopo ho riflettuto sul titolo paradossale, sulla sua portata e sull’effetto che ha sul film stesso, visto che è incentrato su questi amori talmenti grandi che hanno difficoltà a trovare posto nella quotidianità. Insieme a Francesca e Laura siamo quindi passate dagli appunti sparsi per una sceneggiatura a un libro per poi tornare a maneggiare l’audiovisivo.

Il loro apporto è stato fondamentale perché hanno aperto il racconto cambiandone il respiro e conferendo un senso più ironico, pur mantenendo sempre l’aspetto frammentario; il film è infatti un flusso di coscienza ininterrotto, che va dalla fase in cui si raccattano i cocci dopo una separazione fino a quando ci si ritrova più forti, da soli, e con maggiori consapevolezze. Per tale motivo è un racconto costruito in maniera appositamente caotica.

Nel film è possibile, ad esempio, vedere dei filmati di repertorio, dei filmini privati, che intervallano la narrazione: questo aspetto era già inserito nella sceneggiatura stessa: con la montatrice Ilaria Fraioli abbiamo ragionato su ciò che il film cerca di raccontare proprio in modo frammentario, anche a livello politico, focalizzandoci quindi sull’impatto che l’amore ha sulle epoche e sui tempi, ragionando appunto sull’Amore in generale e non parlando, semplicemente, d’amore. Da femminista, non rimpiango un’epoca dove le cose erano più semplici ma più complesse, allo stesso tempo, per noi donne nello specifico: spesso si rimpiange qualcosa che forse non c’è mai stata, come dice Claudia nel film, una perduta Età dell’Oro.»

Per quanto riguarda i personaggi? 

Thomas Trabacchi: «Nel caso di Flavio dovevamo raccontare la storia di un uomo che… non sa stare al mondo – giocando con il titolo – anzi: è il suo mondo a non saper stare nell’amore, non c’è posto per lui. Un uomo come Flavio è di successo, un narcisista, che dovrebbe rinunciare al mondo che ha creato in nome dell’amore ma non lo fa.

Per noi interpreti credo sia molto importante cristallizzare la pagina scritta, adattare tutto nonostante le difficoltà, abbandonandoci anche ai rischi dell’improvvisazione: è un discorso di coraggio e fiducia che ci mette in una condizione privilegiata. L’amore, in tutte le sue forme, fa paura, destabilizza e toglie certezze e sicurezze. È più facile voltare le spalle e vivere una piatta quotidianità che affrontarlo di petto. Bisogna avere coraggio nell’affrontare ogni giorno, gurdandosi riflessi nello specchio, la propria immagine scomposta.»

Francesca Comencini: «Vorrei aggiungere, a proposito dell’unica figura maschile presente nel film, che il mio punto di vista non è inquisitorio, è totalmente senza giudizio: ognuno lo interpreta a modo proprio. Il tempo determina l’amore: quello storico, ma anche quello legato alle diverse età. I due protagonisti si incontrano nel secondo atto delle loro vite. Non volevo raccontare una donna vittima, mai; matta sì, disperata, magari fastidiosa ma mai vittima. E lui è inquieto e turbato davanti a questa figura, spaventato di fronte a queste libertà.»

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Amori che Non Sanno Stare al Mondo: incontro con Francesca Comencini

Lucia Mascino: «Leggendo la sceneggiatura ho sentito immediatamente una folgorazione per questo storia che era raccontata, narrata, anche se in modo frammentario, dall’interno: ci si inseriva nella storia senza preoccuparsi di come rendere le emozioni ma semplicemente preoccupandosi di interpretarle. Volevo assottigliate la distanza tra me e il personaggio, condividere il suo punto di vista senza però recitarlo. Lo confesso: sono innamorata di questo personaggio, di Claudia. Il messaggio è che anche il dolore è prezioso come unico modo per raggiungere l’autodeterminazione, ed è importante l’equilibrio tra tragedia e commedia. Sono rimasto letteralmente trafitta da questo film.»

Carlotta Natoli: «In tutte le storie dei film italiani in media c’è sempre un amico/un’amica di supporto come la “mia” Diana nel film; ritengo che Amori che Non Sanno Stare al Mondo sia molto jazz, perché ogni personaggio ha il proprio spazio vitale. Lei è il controtempo del dramma, è colei che sdrammatizza la “malinconia sentimentale” di Claudia e le fa da spalla. Questo lungometraggio ha la grandissima capacità di sollevare domande e riflettere sui punti amari.»

Valentina Bellè: «Nina, il personaggio che interpreto, è interessante e rappresenta un altro tipo di donna rispetto a Claudia, a Diana e le altre che si vedono anche solo sullo sfondo: i protagonisti di Amori che Non Sanno Stare al Mondo sono tutti così veri, e io mi sono ritrovata riflessa in tutti nonostante la giovane età. Nina sembra, nonostante la sua giovinezza, così sicura di ciò che vuole: le sue convinzioni e quelle opposte di Claudia rappresentano i mille volti di ogni donna, le infinite sfaccettature pazze e ridicole con le quali dipingere tante donne diverse.»

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Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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