Bob e Marys: Laura Morante e Rocco Papaleo presentano il film

scritto da: Ludovica Ottaviani

Bob e Marys – Criminali a Domicilio (qui il trailer ufficiale) è la nuova commedia diretta da Francesco Prisco e basata su una sceneggiatura scritta a sei mani dallo stesso regista e da Marco Gianfreda e Annamaria Morelli (qui nella duplice veste di produttrice).

In occasione dell’uscita del film nelle sale italiane il prossimo 5 aprile in 200 copie, il regista Prisco, insieme alla Morelli, coadiuvati dal resto del cast composto dai protagonisti Laura Morante e Rocco Papaleo insieme ai “comprimari di lusso” Giovanni Esposito, Simona Tabasco, Andrea Di Maria e Francesco Di Leva, hanno presentato il film alla stampa, provando a riflettere sul ruolo forte dei due improbabili “criminali per caso” Roberto e Marisa, detti appunto Bob e Marys.

Francesco, puoi raccontarci come nasce l’idea alla base di Bob e Marys, e soprattutto la genesi di questo curioso termine “accùppatura”?

Francesco Prisco: «Certamente! Il termine “accùppatura” viene sì dal vocabolario napoletano, ma in realtà non esiste! Non c’è una partica illegale e malavitosa con questo nome; al contrario, però, la storia affonda le proprie radici nella realtà stessa, in un aneddoto legato allo zio di un mio amico: quando ho ascoltato la storia per la prima volta mi ha incuriosito a tal punto da decidere di approfondirla per poter ricavare del materiale utile per la realizzazione del mio film, che ho ovviamente declinato in una forma più vicina alla commedia rispetto alla realtà: volevamo attenerci di più ai dettami della commedia, nonostante numerosi momenti “neri” disseminati qua e là durante il film, inclusa forse la piega che assume nel finale».

E la coppia inedita dei due protagonisti, ovvero Rocco Papaleo e Laura Morante? Cosa ti ha spinto a sceglierli?

Francesco Prisco: «Devo ammetterlo, ci sono stati due aspetti determinanti che li hanno spinti ad accettare il progetto: da una parte l’aria da commedia nera che circondava il film, e poi il protagonismo assoluto di una Napoli insolita, soprattutto per due attori non del posto. Rocco, poi, avevo già avuto la fortuna di incontrarlo e di conoscerlo meglio, per cui ha accettato subito la commedia; al contrario, Laura l’ho amata nel film di Verdone L’Amore è Eterno… Finché Dura. Loro sono decisamente un valore aggiunto al film, e sono stati preziosi: avevo paura all’inizio, perché entrambi sono anche degli ottimi registi e autori, mentre invece il rapporto tra noi tre è andato benissimo».

Rocco Papaleo: «Francesco è diventato subito un nuovo amico a tutti gli effetti, perché è una persona speciale che ha fatto di tutto per contattarmi! Laura mi aveva già colpito a teatro, che è il luogo della verità per eccellenza. E poi l’idea di essere a Napoli, una città che mi corrisponde e alla quale spero di corrispondere in qualche modo, rendeva Bob e Marys un film imperdibile al quale non potevo non partecipare. E poi poter passare del tempo con alcuni grandi amici, come Giovanni Esposito, era un vero regalo».

Laura Morante: «Sono grata a Francesco per aver scelto me e Rocco, due attori non napoletani, per questo film; ha scelto noi che siamo fuori contesto perché forse voleva che sembrassimo un po’ spaesati, sullo sfondo di questa Napoli insolita. Alla fine ho accettato da far parte del progetto perché i personaggi erano divertenti già su carta e la commedia si delineava come un prodotto atipico, nel quale tutto funzionava alla perfezione e si incastrava anche alla perfezione, perché è davvero difficile trovare dei bravi caratteristi nel cinema; qui invece è andata proprio così, ci siamo ritrovati circondati da un ottimo cast. Non conoscevo il cinema di Francesco Prisco e mi sono semplicemente basata sulla sceneggiatura per selezionare il film; con Rocco, invece, ci eravamo già incrociati anni fa sul set di Ferie d’Agosto di Virzì, ma di sfuggita».

Bob e Marys: Laura Morante e Rocco Papaleo presentano il film

Laura, come ha disegnato, o per meglio dire delineato la figura di Marys, che tanto ricorda la Helen Mirren protagonista dell’ultimo film di Virzì – Ella e John – per via di alcune affinità?

Laura Morante: «Il personaggio di Marys era già su carta ben delineato e ritratto da Francesco; poi ne abbiamo parlato tutti insieme, precisandolo nel corso delle riprese, finendo per definirlo grazie a un lavoro collettivo. Mi è piaciuto fin da subito, perché lei è una bugiarda manipolatrice nel suo piccolo, una donna che ha un lato infantile e ludico molto marcato che io, Laura Morante, nella vita di tutti i giorni non ho: ad esempio, non so dire le bugie! C’è una buona dose di scervellata incoscienza in lei, in Marys, che vuole a tutti i costi innescare un cambiamento anche prima dell’avvento del cambiamento stesso».

Francesco, la musica ha un ruolo importante nell’economia narrativa di Bob e Marys: puoi spiegarci l’importanza del Rock’ n’ Roll in questo contesto?

Francesco Prisco: «Credo che, per spiegare il ruolo della musica rock all’interno della commedia, sia importante partire da un presupposto fondamentale: ovvero che il mio intento era quello di raccontare una Napoli diversa, lontana dagli stereotipi neomelodici e a quelli legati al “target” Gomorra. Ho cercato di allontanarmi da questo modello mentre tratteggiavo i personaggi, avvicinandomi piuttosto al modello americano dell’umorismo nero di Fargo. In Bob & Marys il rock è la musica che li accompagna nella riscossa, nella voglia di riscatto e riscossa per non soccombere al sopruso della criminalità: è l’elemento che li riporta indietro nel loro passato».

Annamaria Morelli: «Devo ammettere che per me è un privilegio ritrovarmi qui a parlare di Bob e Marys, perché ho visto Francesco debuttare, un po’ come accadde con Paolo Sorrentino quando realizzammo insieme il suo primo film L’Uomo in Più. Con Laura e Rocco abbiamo lavorato molto buttando giù tante idee e il rock si adeguava perfettamente a quello spirito, a quella cultura rock’ n’ roll degli anni ’60-’70: ripescando quella musica, ritrovano le loro radici ribelli e capiscono come reagire. Ancora una volta il rock riconferma il proprio legame con l’insensatezza, la ribellione, con quella voglia di on the road».

Francesco Di Leva: «Bob e Marys è un film rock’ n’ roll, non neomelodico, e da spettatore mi fa ben sperare sulla condizione della commedia nera all’italiana; va apprezzato il coraggio produttivo di Annamaria, perché fare un film simile soprattutto nella Napoli di oggi, lontano dal cliché ormai consolidato di Gomorra, chiamando addirittura un cast atipico costituito in particolare da attori bravi in piccoli ruoli, quei caratteristi che segnano la riuscita al 60% di un film, rappresenta una vera sfida».

Come diceva Francesco appunto, il rock’ n’ roll in Bob e Marys sostituisce la musica neomelodica, mentre i personaggi malavitosi descritti sono lontani da Gomorra: quella che si vede sullo schermo è una Napoli che si riconosce ma che è, allo stesso tempo, diversa, che c’è ma non si vede: è un effetto voluto?

Francesco Prisco: «Confesso che è stata una scelta voluta: abbiamo cercato posti più “all’americana” che tradizionali. Ad esempio, il quartiere residenziale con le vilette a schiera dove vanno ad abitare i due protagonisti sembra un sobborgo americano che però esiste, è lì a Napoli a ridosso della periferia ed è proprio così. Non volevamo far riconoscere la periferia di Napoli; volevo piuttosto raccontare quel mondo ma lontano dal cliché di Gomorra, mostrando quei posti meno controllati dove circolano anche meno chiacchiere rispetto alla periferia metropolitana vera e propria, quei quartieri più tranquilli e residenziali appunto».

Secondo voi qual è lo stato di salute della commedia italiana al cinema oggi?

Laura Morante: «Penso che la commedia sia uno dei generi più incompresi perché ha successo presso il pubblico, ma spesso non quello della critica; non partecipa ai festival più importanti e si pensa non possa trattare altro se non con estrema leggerezza. Non si capisce spesso come invece sia proprio questo il punto di forza della commedia in quanto genere, ovvero la capacità di affrontare qualunque argomento analizzando qualunque tema, anche i più struggenti e complessi, senza mai perdere l’umorismo, che per me è importante. Credo sia una forma di pudore a suo modo, confessare o analizzare qualcosa in modo più pudico creando una dissonanza tra il tema stesso e come poi viene trattato».

Rocco Papaleo: «Condivido completamente il pensiero di Laura sulla commedia: ho un punto di vista molto personale sull’entertainment e confido in qualcosa che ho ribattezzato “il verosimilismo”: credo che sia l’unico modo attraverso il quale affrontare qualunque cosa. Non vedo quindi un confine definito tra le cose, una linea di demarcazione troppo definita che le separa: dev’esserci sempre un approccio credibile e musicale nel senso di avvolgente, che avvolge lo spettatore. Spesso si fanno troppe commedie e troppe simili ma sta anche a noi che le facciamo trovare il modo giusto per calarci in quest’ambito; alle volte non ci è consentito o non si trova nemmeno l’occasione giusta per farlo. Inoltre Bob e Marys, grazie a Francesco, ha un altro valore aggiunto: quello di parlare di una Napoli diversa, unica e inedita».

Francesco Di Leva: «Vivo in un quartiere di periferia abbastanza difficile; di solito quest’ultima viene raccontata sempre come in Gomorra, ma questo film racconta anche l’altra parte di chi le abita. Francesco è riuscito a porre una lente d’ingrandimento su una Napoli che c’è, esiste, ed è soprattutto la maggioranza; una maggioranza silenziosa di persone per bene che subiscono soprusi tutti i giorni. Ciò che ha catturato la mia attenzione in Bob e Marys è stata la possibilità di capire chi è che li subisce e come possono reagire ai soprusi le persone. E poi si tratta di una commedia, dove c’è un dramma che trova però una crepa, un proprio punto di forza che ribalta la situazione».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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