L’Arte Viva di Julian Schnabel: Pappi Corsicato presenta il film evento

scritto da: Ludovica Ottaviani

L’Arte Viva di Julian Schnabel è il titolo del nuovo film evento diretto dall’italiano Pappi Corsicato e incentrato sulla figura, affascinante quanto contraddittoria, del celebre artista americano Julian Schnabel. Il film arriverà nelle sale soltanto il 12 e 13 dicembre.

Lo speciale punto di vista che si basa su un’amicizia decennale e il suo sguardo autoriale hanno permesso a Corsicato di realizzare una descrizione intima ed emozionale dell’approccio estroverso e anticonvenzionale dell’artista nei confronti del lavoro e della vita, passando dagli Stati Uniti, attraverso le sue esposizioni in giro per il mondo e i vari set dei suoi film.

Schnabel viene ritratto mentre è intento a dipingere, ad allestire una nuova mostra e in parallelo nella sua vita privata divisa tra mogli e figli, in vacanza con i familiari e insieme ai suoi amici più stretti, tra i quali figurano i contributi inediti di Al Pacino, Mary Boone, Jeff Koons, Bono e Laurie Anderson.

l'arte viva di julian schnabel

Elementi che permettono di restituire un ritratto affascinante e rivelatore di uno dei pittori più anticonformisti e irrequieti del panorama contemporaneo, assemblando così un documentario inedito che permette a Corsicato di affermare la propria idea dell’Artista, identificando L’Arte Viva di Julian Schnabel (qui il trailer) come la perfetta incarnazione di chi dedica la propria energia e vita all’Arte della Creatività.

E proprio a partire da questo punto il regista ha raccontato la propria esperienza sul set, a stretto contatto con l’eccentrico pittore:

«Conoscevo già Schnabel come arista a partire dagli anni ’80, ma confesso che non avevo ancora avuto – in quel periodo – la fortuna di conoscerlo come uomo. Poi successivamente ne ho avuta l’occasione, e ho così potuto ammirare un uomo tanto “cialtrone” quanto energico che mi ha sempre ricordato il Citizen Kane di Orson Wells. Quest’uomo ha l’energia di un ragazzino e non è capace di scindere il privato dal pubblico; è completamente fuso con la propria arte, dipinge H24…

..Volevo impostare il documentario proprio come un film alla Orson Wells, una storia di detection sulle tracce della memoria per ricostruire un crimine ma… dopo mi sono reso conto che era impossibile; all’inizio Julian era riluttante per quanto riguarda i documentari in generale, perché è molto attento alla sua immagine e alla percezione di quest’ultima; poi però ha ceduto e così sono andato a casa sua, a New York City, ma senza nessun tipo di crew. Le riprese sono durate diverse anni, fermate spesso da cause esterne – come la morte di Lou Reed – e da altri eventi: alla fine, dopo tutto questo tempo, Julian si è sentito a suo agio e si è lasciato andare. Abbiamo filmato in totale circa 80 ore di materiale che, dopo anni di post-produzione, sono drasticamente state ridotte a 80 minuti, cercato una linea emotiva specifica per descrivere il personaggio, utilizzando le emozioni come fil rouge, inseguendo sempre la mia, personalissima, idea di Julian Schnabel.»

l'arte viva di julian schnabel

Il film è stato presentato come evento speciale al Tribeca Film Festival: che tipo di accoglienza ha ricevuto?

«Al Tribeca la reazione è stata ottima. Dopo nove mesi montaggio abbiamo inviato un pre-montato a Julian ma temevano una sua reazione, come quando ha rifutato un documentario della BBC. Ore dopo,quando ci ha chiamato, era super emozionato. E’ bello vedere come il film stia riscuotendo ottimi successi in giro per svariati festival…

…Con L’Arte Viva di Julian Schnabel mi sono confrontato con qualcosa che non nasceva da me e con qualcuno al quale dovevo dare conto. Ne avevo già realizzati altri di documentari ma… questo era particolare, e l’ho considerato fin da subito proprio come un film nonostante l’assenza della parte “fictional”.»

Julian dice, durante il documentario, che “fare film è un po’ come dipingere”. Sei d’accordo anche tu?

«Confesso di aver capito di più la sua arte attraverso proprio attraverso la lente dei suoi film; non c’è differenza in effetti: ad esempio lo studio dei colori è lo stesso nel passaggio dalla tela al grande schermo, dimostrando come quindi la sua arte si spieghi bene proprio attraverso il cinema. C’è una conseguenza, una sorta di prolungamento di quello che fa tra pittura e cinema.»

l'arte viva di julian schnabel

Qual è il tuo rapporto con Julian e quanto vale, per te, il personaggio, l’eccentrica figura di pittore che incarna?

«Julian Schnabel è un personaggio controverso: conoscendolo sembra orgoglioso, borioso, scostante e aggressivo, e in effetti… lo è! Ma è anche dotato di grande profondità e sensibilità. Appartiene a quella categoria di persone talmente aperte che danno anima e corpo agli altri quando ci sono, dedicando tempo e pazienza. Se si supera questa coriacea barriera esterna e si entra nel loro mood ci si ritrova bene. Umanamente nei rapporti d’amicizia è molto presente…

…Come pittore, in effetti, non so cosa dire, ma non posso parlare d’arte perché non ne ho il diritto o i titoli. Lui in realtà non ha una vita così mondana, appartiene all’epoca legata alla fine degli anni ’70 e non ha dato di matto trasgredendo come invece hanno fatto molti altri artisti dello stesso periodo; Julian è proprio così, al naturale. Non ha avuto una vita facile perché è sempre stato anche criticato, soprattutto per la sua scelta di fare dei film al cinema. È una combinazione di fattori, credo che ormai il personaggio combaci alla perfezione con la propria arte, sono a tutti gli effetti un unicum. Di nuovo, rientra nella categoria degli artisti e personaggi eccentrici. Ha avuto contatti con gente del mondo del cinema perché ama da sempre la settima arte ed è un tipo logorroico. Ha una sensibilità molto europea per essere un americano, come ci si aspetterebbe da un personaggio così rude e diretto, scostante. E invece ha sotto sotto proprio quella sensibilità.»

Un film evento come L’Arte Viva di Julian Schnabel può, secondo te, convincere i detrattori del pittore facendo cambiare loro idea?

«Sinceramente non lo so, perché sono dell’idea che se non si vuole rompere quella corazza che separa due persone, quel muro, allora è davvero molto difficile cambiare opinione. Mi piacerebbe che L’Arte Viva di Julian Schnabel ponesse l’attenzione sul ruolo, il valore dell arte e dell artista nei confronti dell’approccio all’Arte stessa, dimostrando come si deve essere dei creativi: l’importante è avere tanta forza di volontà, sicurezza, energia e abbandonare le paure.»

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Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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