Terry Gilliam presenta a Roma il suo Don Chisciotte, tra genio e autoironia

scritto da: Stefano Terracina

Terry Gilliam ha portato a Roma tutto il suo fascino, la sua autoironia e il suo “genio”. Il regista di Brazil, Paura e Delirio a Las Vegas e Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo è arrivato nella Capitale per presentare alla stampa italiana L’uomo che uccise Don Chisciotte (The Man Who Killed Don Chisciotte), dal 27 settembre al cinema grazie a M2 Pictures.

“Il motivo che mi ha spinto a non mollare il progetto su Don Chisciotte è proprio perché tutte le persone ragionevoli mi dicevano di lasciar perdere”, così Terry Gilliam ha commentato il travagliatissimo percorso della sua creatura, la cui pre-produzione iniziò per la prima volta nel lontano 1998. “Io non credo nelle cose ragionevoli: credo solo in quelle irragionevoli”, ha sottolineato il regista.

l'uomo che uccise don chisciotte

Terry Gilliam presenta alla stampa italiana L’uomo che uccise Don Chisciotte, dal 27 settembre al cinema

L’uomo che uccise Don Chisciotte (qui il trailer italiano ufficiale) è a tutti gli effetti uno degli esempi più significativi di development hell che la storia del cinema abbia mai conosciuto. Alla fine, dopo ben otto tentativi nell’arco di quasi vent’anni, Gilliam è finalmente riusciuto a portare sul grande schermo il suo personalissimo adattamento del “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes.

Ma come ha lavorato Terry Gilliam sul testo originale? A tal proposito, il regista ha spiegato: “Ho letto per la prima volta il libro nel 1989 e subito ho pensato che non sarebbe stato possibile farne un film. Era una materia davvero troppo ricca per riuscire adavvero a trasporla. All’inizio volevo raccontare gli ultimi istanti di vita di un anziano Don Chisciotte, fino alla sua morte. Poi, esattamente tre anni fa, mi è venuta in mente l’idea del personaggio di Toby Grisoni, questo regista affermato che agli inizi della sua carriera aveva realizzato un film la cui produzione era stata in un certo senso fatale per la vita delle persone che vi avevano preso parte. A quel punto la sceneggiatura è diventata più interessante. Nonostante ci sia voluto davvero tanto tempo per riscriverla, credo che alla fine sia positivo quando hai molto tempo per scrivere, perché ti annoi di quelle che erano le tue idee di partenza e quello che ti resta tra le mani sono soltanto le idee più originali, più creative, forse più belle. Io fondamentalmente sono un mistico, quindi credo che alla fine il film si sia scritto da solo.”

La versione del film che arriverà adesso nelle sale sarebbe potuta esistere nel 2000, anno in cui cominciarono per la prima volta le riprese? Gilliam risponde così: “No, assolutamente! Il film di oggi non sarebbe potuto esistere all’epoca. Anche perché sono fermamente convinto che i film vengono realizzati in un momento specifico della vita del regista. Un film è un insieme di vari elementi che coesistono in un determinato lasso di tempo. Quello che stavo cercando di fare nel 2000 era completamente diverso da quello che ho fatto poi tra il 2006 e il 2016.”

Terry Gilliam è da sempre abituato a mettere al centro del suo cinema la fantasia, mentre le storie che arrivano oggi sul grande schermo sembrano essere legate maggiormente alla realtà. Il regista britannico riflette così sulla questione: “Credo che un grande film debba necessariamente essere basato sulla fantasia. La cosa che a me interessa è proprio questo eterno conflitto tra ciò che è fantastico e ciò che è reale. Lo vediamo anche nel film: Don Chisciotte è il sognatore, il pazzo, il folle; Sancho Panza è il realista, la persona radicata nella realtà. Credo che la maggior parte dei film di oggi che aspirano a mescolare entrambe le componenti, siano soltanto dei film fantastici, e nulla più. Per quanto riguarda il mio film, abbiamo girato sempre in esterni, non abbiamo mai costruito i set negli studios. L’obiettivo è sempre stato quello di realizzare un mondo che fosse il più reale possibile.”

A proposito della scelta di Adam Driver come protagonista del film nei panni di Toby Grisoni, Terry Gilliam ha spiegato: “Ho conosciuto Adam a Londra, in un pub. Siccome il film era completamente da rifare ed io ero abbastanza stanco di quelle che erano le mie idee originali, ho pensato che Adam potesse essere perfetto. Di lui mi piace il fatto che non sembra assolutamente una star. Non si muove, non si comporta come una star del cinema, anzi… non si muove e non si comporta neanche come un attore. Questa cosa mi ha affascinato da subito e così ho deciso di affidargli la parte.”

Parlando invece del coinvolgimento di Jonathan Pryce, che nel film interpreta proprio Don Chisciotte, il regista ha dichiarato: “Jonathan merita davvero una menzione d’onore per il lavoro che ha fatto. Per circa 15 anni mi ha chiesto di poter prendere parte al film, ma io non l’ho mai ingaggiato. Alla fine, quando l’ho scelto, la sua performance è stata qualcosa di assolutamente sorprendente. Ha aggiunto tantissime cose al personaggio. È come se avesse inglobato in Don Chisciotte tutti i personaggi shakespeariani che aveva interpretato a teatro. È stato magico.”

In conferenza era presenta anche Nicola Pecorini, direttore della fotografia del film e storico collaboratore di Gilliam. A proposito del lavoro su Don Chisciotte, Pecorini ha spiegato: “Ho assistito a tutti i cambiamenti che questo progetto ha subito nel corso degli anni. All’inizio era qualcosa di molto più epico, romanzesco, grandioso. Poi, vuoi per motivi economici, vuoi per ciò che stava accadendo nella mente di Terry a livello di idee, è diventato qualcosa di molto più intimo e personale. Se non fosse stato per tutti questi avvenimenti che hanno impedito al film di vedere la luce fino ad ora, ma anche per tantissime altre cose… L’uomo che uccise Don Chisciotte sarebbe stato completamente diverso dal film che avete visto oggi.”

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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