The End? L’Inferno Fuori: i Manetti Bros. presentano lo zombie movie

scritto da: Ludovica Ottaviani

The End? L’Inferno Fuori è il nuovo film del regista Daniele Misischia prodotto dai Manetti Bros., cinematograficamente reduci dal successo del loro Ammore e Malavita, che firmano come co-produttori un nuovo gioiellino di genere, questa volta riportando in auge lo zombie movie ma in una cornice del tutto inedita: la capitale.

Un giovane economista rampante, Claudio (Alessandro Roja), ha un’importante appuntamento di lavoro. Ma poco prima di arrivare al piano, grazie all’ascensore, quest’ultimo decide improvvisamente di bloccarsi, intrappolandolo. Claudio, claustrofobicamente vincolato lì dentro, capirà molto presto che una misteriosa epidemia ha appena colpito Roma e che, a breve, un’orda di zombie infetti e affamati scatenerà panico e distruzione in ogni angolo della città, compreso il suo ufficio.

The End? L’Inferno Fuori: i Manetti Bros. presentano lo zombie movie

Presentato alla stampa del settore, abbiamo avuto modo di conversare con i fratelli Antonio e Marco Manetti, con il regista Daniele Misischia e con uno dei membri del cast, l’attore Alessandro Roja, che dà vita a un vero e proprio one man show all’interno del film, che uscirà nelle sale il prossimo 14 agosto grazie a 01 Distribution (qui il trailer ufficiale).

Fratelli Manetti, come vi siete approcciati da co-produttori a questo progetto? Come avete gestito le varie scelte (cast, regista, sceneggiatura etc?)

Marco Manetti: «Appena è nata la nostra società – e già dal nome potete desumere le intenzioni: MOMPRACEM, perché siamo un’isola di pirati dentro al dominio straniero, collocati nel nostro mondo del cinema italiano. Abbiamo fondato questa società con l’intenzione di creare un marchio, producendo e realizzando un cinema “nostro”, personale, diverso. A partire da questo presupposto, quando abbiamo incontrato Daniele è stato la dimostrazione vivente che esistono delle realtà, nella cinematografia italiana, diverse. E ce ne siamo accorti proprio durante una rassegna di cortometraggi horror, mentre eravamo in giuria: lì, dopo aver visionato vari corti, abbiamo visto alla fine quello di Daniele e ci ha colpito notevolmente. Così non solo l’abbiamo premiato, ma abbiamo capito che poteva essere una buona occasione per conoscerci, e così sono andate le cose: una volta che ci siamo incontrati, abbiamo capito che dietro Daniele c’era un vero mondo! Non solo aveva realizzato dei cortometraggi, ma addirittura un lungometraggio! Daniele era uno di noi, lo abbiamo capito subito: uno che lavorava per passione e che non si fermava di fronte al fatto di non avere una realtà produttiva alle spalle. Così abbiamo iniziato insieme un percorso: prima è diventato il nostro regista della seconda unità e poi operatore di macchina per circa tre anni, durante i quali ci ha proposto varie cose inclusa poi l’idea di The End? L’Inferno Fuori che subito io, Antonio e Carlo – Macchitella, socio della MOMPRACEM, NdA – abbiamo apprezzato: un attore e un ascensore. Sono proprio queste le idee che ci piacciono! Ci siamo innamorati subito, l’abbiamo trovata perfetta ed era il momento giusto per farla. Il coraggio sì, è importante, ma senza trascendere nella retorica è importante anche la sensazione di sentirsi a posto con la coscienza perché si è fatta la cosa giusta».

Antonio Manetti: «A noi piace il cinema d’intrattenimento, di fantasia, avventura, zombie e molti altri: siamo innamorati del cinema a 360 gradi, quindi di conseguenza crediamo che le nostre scelte, da produttori, saranno molto simili a questo primo film, in linea con quest’ultimo: ma non per questo vogliamo essere orientati solo verso un cinema di nicchia. Speriamo vivamente che si tolga questa etichetta di genere dai film italiani e che si possa iniziare a ragionare di cinema e basta; continueremo, comunque, a produrre film di genere che è sempre cinema, purché sia ben fatto. E in quest’ottica rientra anche la data d’uscita del film, il 14 Agosto: per molti potrebbe rappresentare uno spauracchio, ma per noi – anche in virtù della filosofia della MOMPRACEM – The End? L’Inferno Fuori deve uscire in questo periodo estivo, con una strategia giusta, perché spesso tra produttori e distribuzioni avviene un braccio di ferro sbagliato, con i secondi che fiutano il momento giusto per un film ma sono i produttori ad osteggiare i loro stessi prodotti. Le uscite estive possono far bene al cinema italiano, e attirare soprattutto gli appassionati del genere horror».

Marco Manetti: «Ci hanno sempre associati al genere, ma in realtà vogliamo essere provocatori: ci chiediamo che cos’è il cinema d’autore, perché se anche questo è un genere allora si può scegliere di farlo, è pur sempre un genere! Si è persa di vista una cosa importante, che il cinema d’autore è – a parer mio – un cinema fatto per se stessi, con un regista che fa, scrive e dirige un film che gli piace e che risponde ai suoi canoni. Non è in fondo quello che ha fatto anche Daniele? La MOMPRACEM e Rai Cinema, con la quale stiamo costruendo un serio rapporto collaborativo, è per il cinema d’autore, e ci teniamo a fare questa affermazione controcorrente. Siamo per un cinema d’autore aperto dove fare – appunto – cinema d’autore non significa fare qualcosa da piazzare sul mercato del cinema italiano».

Daniele, il cinema di nicchia è facile – ad occhi esterni – forse solo perché non si fa abbastanza: servono attori veramente bravi per calarsi in quei ruoli, com’è stato Alessandro Roja in The End? L’Inferno Fuori. A proposito di modelli e ispirazioni, in parte ti sei lasciato suggestionare dal film Piano 17, opera dei tuoi co-produttori?

Daniele Misischia: «Inconsciamente penso di sì, anche se quando abbiamo scritto avevamo in mente altri film come Buried di Cortes o In Linea con L’Assassino di Schumacher. Piano 17 l’ho visto anni fa ed apprezzato, e c’è stata di sicuro un’ispirazione del tutto inconsapevole. C’è da dire che nel momento in cui si sceglie di ambientare un film all’interno di una piccola location come un ascensore c’è poco da inventare o improvvisare, e quindi per forza di torna a lasciarsi ispirare da film – e modelli – già visti.

Manetti Bros.: «Daniele si autoproduceva, quindi per mancanza di budget ha dovuto mettere da parte questo film limitandosi soltanto a scrivere la sceneggiatura di The End? L’Inferno Fuori poi, ovviamente, ci siamo incontrati e noi ci siamo innamorati del film, nonostante avessimo già realizzato Piano 17».

Alessandro, tu hai una carriera particolare alle spalle, divisa tra serie tv e cinema, intrattenimento e impegno, pop e indie: scegliere una sfida del genere non dev’essere facile per un attore, è una scelta “scomoda” per certi versi.

Alessandro Roja: «Sì, è vero, ma poi si perde tutto il divertimento! (Ride) Non ho mai cercato un ruolo che ammiccasse al pubblico, che mi rendesse simpatico ai loro occhi; provo a fare un percorso attoriale “schizofrenico” soprattutto per divertirmi. Poi, quando non riuscirò più a saltare da un argomento all’altro o da un prodotto audiovisivo all’altro allora forse avrò finito le mie qualità, e forse mi sarò esaurito del tutto! Recitare in un progetto come The End? L’Inferno Fuori mi ha fatto sentire comodissimo, fin dall’inizio da quando mi ha contattato Antonio e me ne ha parlato: poi ho letto la sceneggiatura tre volte, e per ben tre volte mi sono emozionato nello stesso punto. Più che un one man show è un film con un cast corale – cito, per esempio, la presenza di Euridice Axen tra i tanti – ma anche – e soprattutto – il contributo dei ragazzi che si sono calati nei panni degli infetti, perché non è facile giocare seriamente, e loro hanno davvero faticato a livello fisico molto più di me! Abbiamo deciso di girare in sequenza, e io non sapevo quale situazioni stavano capitando perché non erano ben specificate nemmeno nel copione: e questa, da attore, è stata davvero un’esperienza e un’opportunità unica».

Vedendo The End? L’Inferno Fuori rimangono soprattutto impressi i dettagli e la cura maniacale per questi: ce ne potete parlare, da attore e da regista?

Alessandro Roja: «Inizio io, perché è una cosa alla quale tengo molto: sempre in virtù di quel discorso di prima sulla piaggeria nei confronti del pubblico, non volevamo prenderlo in giro bensì creare delle situazioni reali e plausibili quanto verosimili, senza creare una situazione “comoda”. Non volevamo creare un eroe, bello, simpatico, affabile, ma un essere umano qualunque che finisce – per empatia – per trasformarsi in “uno di noi” senza diventare un supereroe alla fine. Tutto doveva essere onesto nei confronti dello spettatore, rispettando la coerenza, una costante sia di Daniele che del percorso dei Manetti Bros.»

Daniele Misischia: «Quando metti in scena una storia come quella di The End? L’Inferno Fuori così minimalista e con pochi elementi, bisogna stare molto attenti ai dettagli e a tutti quelli che servono per caratterizzare il personaggio. Il nostro protagonista non è un eroe, è un uomo comune, un personaggio anche negativo che impara dalla disumanità che si diffonde intorno a lui a recuperare i suoi tratti umani. Sono tutti dettagli studiati prima ma dei quali ci si rende conto pian piano, durante l’allestimento».

Avrai dovuto curare la scenografia in maniera maniacale.

Daniele Misischia: «Anche nella regia, con film del genere, uno sa inconsciamente come muoversi e come raccontare determinate cose, sempre su un piano del tutto inconsapevole».

Come mai nel film gli zombie non sono mai chiamati… zombie appunto?

Daniele Misischia: «Ci siamo abbandonati alla sospensione dell’incredulità: partiamo dal presupposto che lo zombie movie non esista, e soprattutto – sempre nell’ambito del plausibile o meno – non sarebbe credibile parlare di zombie qualora accadesse veramente una situazione simile: sono degli infetti, persone contagiate da un morbo misterioso che li rende dei non morti».

Quant’è importante la città di Roma come co-protagonista di The End? L’Inferno Fuori?

Daniele Misischia: «C’è in effetti un sottotesto politico e sociale anche qui, come in molti horror: la Città Eterna che si vede sullo sfondo è la Capitale che davvero, al momento, soffre e forse non attraversa il proprio periodo migliore. Il film inizia al centro di Roma, sul Lungotevere, prima di spostarsi verso la Tiburtina: il nostro intento era quello di mostrare la classica Roma da cartolina invasa dai cadaveri; ma a parte questo non ci abbiamo poi ragionato molto sopra».

Marco Manetti: «Per noi l’importante era geolocalizzare The End? L’Inferno Fuori a Roma, era questo il nostro scopo».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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