The Greatest Showman: il resoconto della conferenza in esclusiva per l’Italia

scritto da: Stefano Terracina

Questa mattina, alla Casa del Cinema di Roma, è stato presentato in anteprima alla stampa italiana The Greatest Showman, l’esordio alla regia di Michael Gracey con un cast d’eccezione composto da Hugh Jackman, Zac Efron, Michelle Williams, Zendaya e Rebecca Ferguson.

La pellicola, in uscita nelle sale a partire dal prossimo 25 dicembre, è un musical ispirato alla vita di P.T. Barnum, imprenditore e circense statunitense, interpretato nel film proprio da Jackman. La sceneggiatura del film è firmata da Bill Condon, regista di Dreamgirls e de La Bella e la Bestia, in collaborazione con Jenny Bricks.

In esclusiva per l’Italia, la 20th Century Fox ha organizzato una conferenza stampa in diretta streaming da Londra, alla quale hanno partecipato il regista Michael Gracey e i protagonisti Hugh Jackman, Zac Efron e Zendaya.

The Greatest Showman: il resoconto della conferenza in esclusiva per l’Italia

Il regista Michael Gracey ha aperto la conferenza parlando della genesi di The Greatest Showman: “Avevo già lavorato con Hugh. Abbiamo girato insieme un spot alcuni anni fa. Ci siamo trovati benissimo ed entrambi ci siamo ripromessi che avremmo lavorato nuovamente insieme. Un giorno Hugh mi ha mandato la sceneggiatura di The Greatest Showman e mi ha detto: “Secondo me dovresti dirigerlo tu”. È così che sono stato coinvolto nel progetto, grazie a Hugh. La prima cosa che abbiamo fatto è stata rimaneggiare lo script. Poi abbiamo lavorato alle musiche. È stato un lavoro molto lungo e difficile. All’epoca non era ancora uscito La La Land e Justin Paul e Benj Pasek non erano così famosi. È stata dura convincere le persone a realizzare questo progetto. Ci sono voluti più di tre anni, tra scrittura e composizione delle canzoni. Alla fine, però, ce l’abbiamo fatta!”

La parola è passata poi a Hugh Jackman, che ha spiegato quale tipo di parallelismo il pubblico potrebbe cogliere tra la sua vita e quella di Barnum: “Barnum è un uomo nato povero. Per lui il successo non era soltanto un sogno. Era una necessità, una forma di sopravvivenza. Nel corso della sua vita ha dovuto superare tantissime avversità, uscendone sempre a testa alta. Se penso ad una figura contemporanea simile alla sua, mi viene in mente Steve Jobs: come Jobs ha trasformato per sempre la tecnologia e il nostro modo di comunicare, così ha fatto Barnum con l’intrattenimento. Dal mio punto di vista, non credo di aver contribuito ad alcun cambiamento. Semplicemente, amo il mio lavoro. Così come Barnum amava il suo. Recitare è sempre stato il mio sogno, ma se non ci fossi riuscito, avrei  tranquillamente fatto qualcos’altro. Per Banum, invece, era qualcosa di più di un semplice desiderio. Ha sempre avuto una spinta che io personalmente non ho mai avuto. Eppure mi ritengo comunque molto fortunato.”

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A Gracey viene poi chiesto se il film Freaks di Tod Browning del 1932 abbia in qualche modo influenzato la realizzazione di The Greatest Showman: “Assolutamente. The Greatest Showman è un chiaro riferimento a quel film e a quel tipo di cinema. La cosa fondamentale per me era non stigmatizzare queste figure. Il mio obiettivo era umanizzarle. Ci sono tantissimi film che hanno come protagonista i freaks, i cosiddetti “fenomeni da baraccone”. Anche nel nostro film ci sono, ma vengono presentati e tratteggiati in maniera un po’ diversa.”

A Jackman, invece, viene chiesto se c’è qualcosa a livello narrativo che avvicina i co-protagonisti del film a quelli della saga di X-Men: “I temi cardine della pellicola di Michael sono quelli della tolleranza nei confronti di ciò che viene percepito come diversità e dell’accettazione di se stessi. Se ci pensate, questi sono temi che percorrono anche tutta la mitologia degli X-Men, dai fumetti al cinema. Quindi sì, assolutamente. I freaks erano considerati degli esseri ai margini della società, erano coperti di vergogna, venivano nascosti. Erano considerati maledetti dalla famiglia e dal resto del mondo. È un tema veramente forte e sono davvero orgoglioso del modo in cui il film si riuscito a parlare di tutto ciò. Chi più chi meno, alla fine ci sentiamo tutti dei “freaks”. Diamo sempre troppa importanza a quello che la gente pensa di noi, quando l’unica cosa che dovremmo fare è impegnare le nostre energie per far capire agli altri quanto siamo speciali, anche nella nostra “diversità”.

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A prendere la parola è stato poi Zac Efron, che a proposito del suo personaggio ha rivelato: “Mi sono identificato tantissimo con il personaggio di Phillip Carlyle. Nonostante abbia raggiunto il successo e ottenuto tutto quello che un uomo potrebbe desiderare dalla vita, continua a sentirsi così profondamente infelice. Solo quando incontra Anne, il personaggio interpretato da Zendaya, e se ne innamora, capisce finalmente che la vita ha molto di più da offrire al di là del materialismo di cui si è circondato. Mi è piaciuto tantissimo questo aspetto.”

Chiamata giustamente in causa, Zendaya (vista quest’anno al cinema in Spider-Man Homecoming) ha aggiunto: “Anche io, come Zac, mi sono identificata moltissimo nel personaggio di Anne Wheeler. La cosa che più ha attratto è stata proprio la storia d’amore tra questi due personaggi. Nonostante il film sia ambientato nell’800, certi temi sono veramente molto attuali. Nessuno può dirti chi amare. L’unica cosa che conta è seguire il proprio cuore.”

Sempre a proposito delle forti tematiche affrontate da The Greatest Showman, Hugh Jackman ha aggiunto: “Questo film affronta tantissimi temi, tutti profondamente legati alla storia. Si parla della nascita dell’America moderna, del lavoro che ti definisce come essere umano. Sopra ogni cosa, però, si parla di accettazione. In questo senso, penso che This Is Me sia uno dei brani più potenti della colonna sonora. È un inno all’accettazione di se stessi e alla libertà. Ogni volta che l’ascolto mi viene un nodo alla gola. Penso sia la parte più potente dell’interno film.”

Zac Efron ha poi avuto modo di commentare brevemente il suo ritorno al musical, dal momento che la sua carriera è iniziata proprio con questo genere: “Io amo i musical. È una cosa con la quale sono cresciuto. Penso di averli visti tutti. C’è qualcosa in questo genere che fa parte del mio sangue. Lo sento scorrere dentro di me.”

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Hugh Jackman ha poi parlato dei motivi che lo hanno spinto a voler raccontare la storia di Barnum sul grande schermo: “In generale, mi hanno sempre affascinato le personalità dirompenti, gli uomini che si sono fatti strada da soli, che sono determinati e che sanno dove vogliono arrivare. Barnum aveva la capacità di riuscire a comprendere cosa la gente volesse vedere. È sempre stato ottimista, caparbio. A volte duro. Sicuramente aveva tantissimi difetti. Era molto arrabbiato nei confronti del mondo. Ciononostante, sapeva che avrebbe avuto successo. Io e Michael sapevamo che grazie a questa storia avremmo potuto realizzare un grande film. Sono stato io a coinvolgere Michael nel progetto, è vero. Ma senza di lui questo film non avrebbe mai visto la fine. Entrambi ci abbiamo creduto fino in fondo.”

Michael Gracey ha poi rivelato quali sono state le sequenze più difficili da girare: “Ce ne sono state due in particolare. La prima è la sequenza musicale con e Zendaya. La scena della corda è stata fantastica, ma anche molto difficile da girare. Spesso Zac e Zendaya si scontravano violentemente. C’è voluto veramente tanto lavoro per renderla una sequenza così aggraziata. Abbiamo fatto davvero tantissimi ciak. La seconda, invece, è la sequenza musicale con Hugh e Zac. È un numero incredibilmente complesso. È tutta una questione di secondi. È stato veramente difficile bere, cantare e ballare nello stesso momento. Hanno provato quella scena per circa due mesi. Sono state entrambe due sfida, ma alla fine anche una bellissima soddisfazione.”

In conclusione, il regista ha rivelato di aver pensato più volte a Federico Fellini durante la lavorazione del film: “Fellini è per me uno dei più grandi registi della storia. Il suo lavoro mi ha influenzato tantissimo e ha influenzato tantissimo anche questo film. In alcuni momenti, durante le riprese, ero sul set e mi ritrovavo a guardare il circo, gli spettatori avvolti nel fumo… e nella mia testa pensavo: “Questo potrebbe essere davvero un film di Fellini!”

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Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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