The Greatest Showman: la nostra intervista a Jonathan Redavid

scritto da: Gabriele Landrini

Un’eccellenza italiana all’estero: così può essere definito Jonathan Redavid, coreografo e ballerino di origine milanese, attualmente in sala con The Greatest Showman, musical a stelle e strisce nel quale veste i panni di Frank Lentini, uno dei freaks del circo di P.T. Barnum (Hugh Jackman).

Nonostante la giovane età, Jonathan Redavid (qui il suo sito ufficiale) ha infatti alle proprie spalle una lunga carriera nello show business musicale, che vanta collaborazioni con innumerevoli artisti italiani e internazionali come ad esempio Christina Aguilera, Selena Gomez, Nicki Minaj, Ricky Martin e Justin Bieber.

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Al suo esordio davanti alla macchina da presa, il novello attore ha risposto a qualche nostra domanda sulla sua vita, sul suo lavoro, sui suoi piani futuri e naturalmente sull’avventura vissuta sul set di The Greatest Showman.

Jonathan RedavidCiao Jonathan. La tua carriera è stata densa di soddisfazioni: italiano di nascita, hai raggiunto il successo non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, dove ti sei affermato come coreografo. Come ti senti ad essere considerato un’eccellenza italiana all’estero?

Intanto grazie per questa ‘nomina’ di eccellenza italiana! Mi fa molto piacere. Io sono convinto da sempre che volere è potere, quindi più che essere un’eccellenza a livello di talento credo sia necessario avere coraggio.

Ci sono tante persone in giro per il mondo che hanno talento ma che magari non trovano quel coraggio che permetta loro di fare quel passo in più. Sono molto contento di quello che sto facendo, non potrei mai dire il contrario, sono grato di ciò che ho raggiunto dopo tanti anni di sacrifici.

Dopo aver lavorato principalmente nel mondo della musica e aver presto parte a The Tourist nella veste di co-coreografo, The Greatest Showman rappresenta un momento di svolta rispetto alla sua precedente carriera. Perché hai deciso di avvicinarsi alla recitazione e cosa ha rappresentato per te questa esperienza?

Io credo che come performer, una persona debba essere disposta a fare di tutto, quindi a cantare, ballare e recitare. Ho iniziato recitazione a 4 anni per alcune pubblicità, ero molto piccolo e sono apparso in alcuni film tra i miei 5 e 8 anni e poi ho continuato la carriera come ballerino, ma la recitazione ha sempre fatto parte di me. Non sto cambiando molto della mia carriera perché ho chiaro in mente quello che voglio fare, come coreografo e magari in futuro anche come regista! Questo film mi ha fatto pensare a quanto sia bello ritrovarsi e stare davanti ad uno schermo invece che sempre ‘dietro’ come ho fatto negli ultimi anni.

Il tuo personaggio, l’uomo a tre gambe Frank Lentini, è uno degli innumerevoli freaks che appaiono nel film. In tal senso, come ti sei confrontato con il concetto di diversità, tema cardine della pellicola che si riflette direttamente nel ruolo che hai interpretato?

Il messaggio del film è un po’ quello che cerco sempre di trasmettere alle persone quando insegno danza durante gli workshop: siamo tanti al mondo, siamo anche tanti artisti e diversi l’uno dall’altro. Quello che possiamo esprimere è quindi proprio la diversità, come hanno fatto e dimostrato tanti grandi performers nel corso degli anni.

Jonathan RedavidParlando sempre di diversità, come ti sei preparato ad incarnare una figura così differente da quello che sei?

“In realtà Frank Lentini rispecchia molto il mio carattere. Durante la preparazione del ruolo ho lottato per avere una gamba in più: volevo riprodurre fedelmente la diversità di Frank, nonostante fosse un grande impegno fisico perché, una volta realizzata, la protesi con l’imbragatura aveva un peso di circa 8 kg.

Non sarebbe stato lo stesso interpretare il mio ruolo con una gamba aggiunta in post produzione, come inizialmente si pensava di fare… C’è stata una ‘lotta’ con il reparto visual design a riguardo! Infine Frank Lentini è un personaggio italiano: ho voluto portare anche la mia storia italiana ad Hollywood e potevo farlo solo con lui, ovvero un personaggio realmente esistito con questa eccellenza nel suo fisico.”

Dopo aver collaborato con cantanti e performers del calibro di Jennifer Lopez, Pharrel Williams e Katy Perry, come è stato lavorare con attori di fama internazionale come Zac Efron e Hugh Jackman?

Nella mia carriera ho avuto modo di lavorare con molti grandi nomi, come quelli che citavi. Alcuni di loro li ho seguiti anche nella vita di tutti i giorni per instaurare un rapporto più personale e meno professionale, in modo da avere più spunti coreografici. In The Greatest Showman ho seguito Zac Efron come coach per la scena di ‘The Other Side’ (duetto con Hugh Jackman posto a metà del film, ndr.). Ci vedevamo di pomeriggio, andavamo in palestra, a cena: tutte situazioni per trasformarlo in quel Philip Carlyle dai modi eleganti invece del ‘California boy’ che lui è. Hugh Jackman è una persona umanamente sensibile e molto umile, è un grande maestro capace di mettere i rapporti interpersonali al primo posto. Ha un grande cuore, è stata una vera scoperta.

Jonathan RedavidOltre ad aver interpretato il ruolo di Lentini, in The Greatest Showman hai curato anche le due sequenze dedicate al brano “The Greatest Show”, poste come cornice all’inizio e alla fine del film. Come ha ideato e realizzato queste scene?

Le sequenze visive sono ‘un’anteprima’ di quello che poi avverrà nel film e si realizzano soprattutto quando ci sono attori, comparse, perfomers, animali, cioè tanti elementi da gestire e che bisogna organizzare.

Insieme ad un altro creativo e al team grafico abbiamo stabilito in motion capture tutti i movimenti, compresi quelli di camera, che poi sarebbero avvenuti sul set dell’opening e del closing number. Tutto è stato deciso a computer prima, poi è stata realizzata una scena in 3D ed è stata mandata alla produzione in attesa dell’approvazione e, dopo aver ottenuto l’ok, si è passati alla realizzazione finale.

Com’era l’atmosfera sul set? Puoi rivelarci la scena più divertente che hai girato e/o quella che hai amato di più realizzare?

Girare su un set hollywoodiano è stato un sogno ad occhi aperti. Si crea davvero una famiglia con tutti quanti, tutti i settori e le persone coinvolte. Si sta sempre insieme, dalla mattina alla sera. La scena più divertente (anche se a dirlo può essere strano) è stata quella dell’incendio del museo di Barnum, quando lui torna dentro per cercare di salvare Zac Efron ed esce fuori posizionando il corpo del ragazzo sulla barella. Durante le riprese, le persone addette a sollevare la barella facevano cadere Zac di continuo e quindi noi scoppiavamo a ridere. Cercavamo di fare i seri ma non ci riuscivamo, abbiamo dovuto stoppare la scena e prendere 10 minuti di pausa per calmarci. Un’altra sequenza molto bella è stata l’opening: l’abbiamo girata a camera unica (come deciso durante le sequenze visive) e quindi dovevamo essere sempre perfetti: è stata molto impegnativa ma anche divertente.”

Jonathan RedavidDopo questa fortunata esperienza, continuerai a dedicarti al cinema?

È una bella domanda. Io vorrei continuare nel cinema ma dal dietro le quinte, magari come apprendista regista: tutto quello che ho imparato in questi anni sul palcoscenico mi piacerebbe infatti poterlo tradurre a livello registico. Ci saranno altri sacrifici, tanto altro studio ma spero un giorno di riuscire a creare qualcosa.

È un progetto molto ambizioso, ci vuole tecnica, ma penso che alla base ci sia il gusto. Io sono sempre stato appassionato di film italiani e mi piacerebbe riportarli in America. Proprio così come sta facendo Giuseppe Tornatore, uno dei miei idoli nel campo. Chissà magari ci rincontreremo tra qualche anno e quello che stiamo dicendo sarà realtà. Ho visto molti sogni realizzarsi, ci vuole tempo… ma chi vivrà vedrà.

The Greatest Showman: la nostra intervista a Jonathan Redavid

Jonathan Redavid è attualmente al cinema con The Greatest Showman (qui la nostra recensione) accanto a Hugh Jackman, Zac Efron, Zendaya, Rebecca Ferguson e Michelle Williams. Distribuito dalla 20th Century Fox, il film racconta la storia di P.T. Barnum, artista visionario realmente esistito che riuscì a creare un circo di freaks e meraviglie di ogni tipo. Il lungometraggio è in sala dallo scorso 25 dicembre.

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Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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