Tito e gli Alieni: Valerio Mastandrea, la regista e il cast presentano il film

scritto da: Ludovica Ottaviani

Tito e gli Alieni è il titolo della nuova commedia scritta e diretta da Paola Randi, che torna al cinema otto anni dopo il suo ultimo film Into Paradiso. E ritorna sul grande schermo con un racconto dai toni onirici che sfrutta i codici del genere – la fantascienza – per riflettere su tematiche delicate come l’elaborazione del lutto e il dolore della perdita, affidando l’arduo compito al volto laconico del protagonista Valerio Mastandrea e alla loquacità debordante e ostinata delle giovani rivelazioni Luca Esposito e Chiara Stella Riccio, rispettivamente nei panni dei fratelli Tito e Anita, che si ritrovano loro malgrado catapultati nell’avventura di una vita.

Tito e gli Alieni (qui potete vedere il trailer) uscirà nelle sale il prossimo 7 giugno in oltre 100 copie, una vera sfida vinta dalla Bibi Film dopo i celebrati passaggi dell’opera presso il TFF Torino Film Festival e il BIF&ST, dove ha vinto il premio per la regia e per il miglior attore protagonista.

E proprio gli attori, insieme alla regista Randi e ai produttori Angelo e Matilde Barbagallo, hanno presentato la loro ultima fatica cinematografica alla stampa, parlando di alieni, piccole rivelazioni, difficoltà produttive e riflettendo in definitiva sullo stato di salute del cinema italiano.

tito e gli alieni

Tito e gli Alieni: Valerio Mastandrea, la regista e il cast presentano il film

In Tito e gli Alieni, il Professor Tito (Mastandrea) vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada, accanto alla celebre Area 51. Dovrebbe lavorare ad un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma da quando ha perso sua moglie sei anni prima è in attesa di un segnale dallo spazio, bivaccando tra un divano in mezzo al nulla e il suo laboratorio.

L’unico contatto che ha con la realtà è Stella (Clemence Poesy, già vita nella saga di Harry Potter), una strana ragazza che organizza matrimoni spaziali per turisti. Ma la sua esistenza viene completamente stravolta quando suo fratello Fidel (Gianfelice Imparato) muore lasciandogli “in eredità” i suoi figli, Tito (Esposito) e Anita (Riccio), i quali invece di ritrovarsi l’America caotica e rutilante di Las Vegas vengono catapultati nello stralunato mondo di un eccentrico zio scienziato a caccia di alieni.

Ad iniziare la conversazione è stato Angelo Barbagallo, che ha ribadito quanto la «Bibi Film sia fiera di aver prodotto un film simile nonché l’opera seconda di Paola Randi; un sogno che si è concretizzato, dopo ben sei anni di lavoro, grazie al sostegno concreto di Rai Cinema, di Tim Vision Production e del Ministero, con la distribuzione garantita dalla Lucky Red. Grazie alla promozione incalzante e alla curiosità sorta intorno al film le copie sono salite a più di 100 ed è perfino prevista una distribuzione internazionale affidata a True Colours». 

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Paola, da dove nasce la decisione di scrivere e girare un film come Tito e gli Alieni?

Paola Randi: «L’idea del film nasce da un’esperienza personale: come tutti, infatti, ho subito delle perdite importanti nel corso della mia vita. E l’idea mi è venuta osservando mio padre, nella parte finale della propria esistenza: cominciava a perdere la memoria, ma era un uomo dotato di positività, fantasia, creatività e intelligenza. Un giorno lo trovo in casa intento a fissare un ritratto fotografico di mia madre – scomparsa dieci anni prima – e lo guardava intensamente solo perché cercava di conservarne il ricordo, di fissarlo…

…Da questo episodio mi è venuta subito in mente l’immagine di un uomo sdraiato su un divano, in mezzo al deserto, con le cuffie in testa e un’antenna in mano che cercava disperatamente la voce della moglie tra suoni dell’universo. Da qui ho iniziato a lavorare chiedendomi come davvero si possa trovare un antidoto al dolore della perdita e ai problemi che ne conseguono, perché sono eventi che stravolgono le vite delle persone coinvolte che cercano di reinventarsi.»

E tu Valerio? Da dove nasce la tua decisione di prendere parte al progetto?

Valerio Mastandrea: «Premetto il fatto che io sono stato coinvolto nel primo cortometraggio diretto da Paola, Giulietta nella Spazzatura, realizzato nel 2003; anche lì c’era sempre qualcosa di artistico molto forte, che valicava i classici canoni del cinema stravolgendoli. Come in Tito e gli Alieni, dove l’aspetto poetico del mio personaggio mi ha colpito moltissimo, facendomi dimenticare il genere. Non mi interessava come voleva arrivare a raccontare queste emozioni: mi ci sono ritrovato coinvolto fin da subito, nonostante la lavorazione travagliata e difficile. Paola non è definibile, considerarla semplicemente una regista è riduttivo: io la considero un’artista a tutto tondo.»

Luca e Chiara Stella, che esperienza avete vissuto sul set?

Luca Esposito: «Allora, già quando ho saputo di dover girare il film cercavo di capire la trama che già di suo è parecchio complessa. Poi quando l’ho capita, ho chiesto anche a Paola come andasse a finire, perché sul copione mancava proprio la parte finale. E più provavamo, più volevo sapere come andava a finire. Poi il fatto di lavorare a Las Vegas… chi l’avrebbe mai immaginato? Dalle stalle alle stelle. È stata davvero un’esperienza che non è per tutti – se no non si capisce niente – ma sono stato davvero fortunato. Adesso posso finalmente dire di aver fatto qualcosa di grande; lavorare con Paola, Valerio e Chiara Stella – con la quale ho stretto un bel rapporto – mi ha reso molto soddisfatto

Chiara Stella: «Anch’io mi lego alle parole di Luca, perché anche la mia esperienza è iniziata per caso, come un gioco, il tutto dovuto alla fortuna; chi avrebbe mai immaginato le conseguenze del progetto? Io consiglio a tutti, qualora dovesse capitare un’occasione simile, di coglierla al volo. Anche lavorare con una produzione come la Bibi Film che ci ha messo subito a nostro agio

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Che personaggio è il Professore, Valerio?

Valerio Mastandrea: «Mah, è un uomo che mantiene in vita un ricordo in modo acritico, impedendosi di vivere una nuova vita, elaborando e accettando la perdita. Perché in fondo le perdite, nel bene e nel male, permettono di vivere il presente in un’altra maniera, concentrandosi in modo diverso sul futuro. Come immagine, mi piace pensarlo come uno che dorme e che all’improvviso viene svegliato da due mosche – i bambini – e che prova subito a schiacciarle, prima di capire che sono importanti perché lo tengono sveglio infondendogli il coraggio di volere bene, amare e lasciarsi amare.»

Matilde Barbagallo: «Su suggerimento di Valerio, vorrei solo aggiungere due cose sul progetto Tito e gli Alieni. Sono davvero felice oggi, perché la prima volta che ho letto il soggetto era il 2012, e mi colpì subito perché rappresentava il classico film che, da spettatore, vorrei vedere al cinema; dopo ho incontrato Paola e abbiamo iniziato una collaborazione molto intensa e complessa, perché volevamo raccontare una storia simile senza fare il verso al cinema americano di un certo tipo. Mi sono ritrovata a fare da interprete del pensiero di Paola, traducendo quei momenti di complessità rendendoli fruibili per tutti.»

Paola Randi: «È vero! Perché io spesso non riesco a comunicare certi concetti complessi, mentre invece Matilde mi capiva al volo: gli altri mi guardavano con affetto, ma erano smarriti. Lei invece in due minuti traduceva per tutti e le cose prendevano il volo. Avere un rapporto così stretto con la produzione è una vera fortuna, soprattutto se ci si ritrova coinvolti in un progetto simile.»

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Domanda un po’ polemica: si parla spesso – e tanto – di rinascita del cinema italiano. Ma allora com’è possibile che una regista come Paola, le cui abilità si intuiscono fin dai primi movimenti di macchina, rimanga ferma per otto anni prima di fare un nuovo film?

Angelo Barbagallo: «Credo che dobbiamo iniziare tutti a pensare in positivo. Ci abbiamo impiegato parecchio tempo per farlo questo film, il primo soggetto risale al 2011 e poi abbiamo lavorato molto sulla sceneggiatura, perché eravamo alla ricerca del protagonista giusto per questo film, ci abbiamo ragionato tanto. Ma tutto si è chiarito quando Valerio ha letto la sceneggiatura: tutto si è concretizzato, e a quel punto abbiamo impiegato solo il tempo giusto per realizzare un film che fosse allo stesso tempo leggero quanto commovente. Le animazioni, la musica, le ambientazioni… tutto ha richiesto tempo e riflessione».

Paola Randi: «Anche il fattore americano, legato alla location, era parecchio complicato. Per la scrittura abbiamo avuto bisogno di compiere dei sopralluoghi in quei posti che avevo visitato molti anni fa; poi, una volta avuti i protagonisti, soprattutto Luca e Chiara Stella, dovevamo adattare tutto alla loro portata. E abbiamo impiegato parecchio tempo anche per selezionare loro due: solo per il ruolo del piccolo Tito abbiamo selezionato più di 860 bambini. Tutte le fasi di lavorazione – inclusa la post produzione – si sono rivelate complesse: ad esempio gli effetti speciali sono un mix tra la ripresa dal vivo – cosa che sperimento da anni – ed effetti digitali. E per mescolare entrambe le cose pur non avendo i mezzi di Spielberg… è stato molto complicato, e ha richiesto molto impegno e pazienza da parte di tutti gli artisti coinvolti…

…C’è stata parecchia sperimentazione su Tito e gli Alieni, che ha avuto comunque tempi di riprese brevi nonostante tutto. Anche sul set abbiamo avuto una serie di problemi climatici: abbiamo girato in Spagna, sugli stessi luoghi di Sergio Leone e di Lost in La Mancha di Terry Gilliam, immersi nel deserto. E quelli sono luoghi spesso devastati dalle alluvioni, ed è successo anche a noi: lo stesso problema lo abbiamo incontrato sul set americano. Era un progetto ambizioso della quale mi sento responsabile, perché già in fase di scrittura avrei potuto scegliere qualcosa di più ragionevole, ma non lo abbiamo fatto e abbiamo scelto tutti insieme di rischiare».

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Valerio Mastandrea: «Proviamo a parlare di difficoltà in un’altra maniera. Questo film è stato possibile solo grazie al coraggio e all’audacia di Matilde Barbagallo, che ci ha permesso di terminare tutto in sole cinque settimane; ma questo è il tipico film all’italiana, perché gli americani avrebbero impiegato lo stesso tempo solo per girare una scena. È un valore aggiunto, non c’è dubbio, ma a lungo andare quest’etichetta comincia a stuccare: bisogna rispettare il lavoro e la voglia di fare. Volevamo Tito e gli Alieni ad ogni costo, e lo abbiamo realizzato con tre milioni di euro, che non sono né pochi né troppi…

…Le difficoltà di un film sono sempre legate al tempo: e noi che facciamo cinema da tanti anni, partecipando ad operazioni più comode e meno comode, più ricche e meno, ci portiamo dietro da sempre questa domanda “qual è lo stato di salute del cinema italiano?” io la sento da venticinque anni, Angelo da quaranta, e la nostra risposta è sempre la stessa. Ci sono dei risvegli artistici e creativi che ci interessano di più, e i soliti problemi che con il tempo non fanno che ingigantirsi. Queste sono le difficoltà di realizzare un film come Tito e gli Alieni, però senza un binomio folle come quello tra Matilde e Paola, declinato tutto al femminile, oggi non saremmo qui a parlarne. Solo grazie al coraggio e all’incoscienza di giovani produttori film del genere possono esistere.»

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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