Wim Wenders presenta il film evento Papa Francesco – Un Uomo di Parola

scritto da: Ludovica Ottaviani

Papa Francesco – Un Uomo di Parola è il titolo del nuovo film diretto dal pluripremiato cineasta tedesco Wim Wenders: un prodotto insolito per un regista tanto famoso per il suo legame con l’America e la passione per il Road Movie quanto per i suoi documentari, incentrati su figure cardine del panorama, siano musicisti cubani, coreografe e danzatrici tedesche o fotografi brasiliani.

Nel nuovo film – presentato fuori concorso a Cannes 2018 – il regista tedesco compie un viaggio emozionale ed emotivo nel cuore – nel privato e nel pubblico – di Papa Francesco, il pontefice eletto al soglio pontificio nel 2013.

Prodotto da David Rosier, Wenders stesso (entrambi autore della sceneggiatura), Samanta Gandolfi Branca, Alessandro Lo Monaco, Andrea Gambetta e co-prodotto da Stefano D’Agostini, Massimiliano Di Liberto, Uwe Kiefer, Stefano Bugliosi e Lelio Fornabaio, Papa Francesco – Un Uomo di Parola uscirà nelle sale come evento speciale il 4, 5, 6 e 7 ottobre in 350 copie, distribuito dalla Universal Pictures Italia.

papa francesco – un uomo di parola

Wim Wenders presenta a Roma il film evento Papa Francesco – Un Uomo di Parola

Wenders mette al servizio di una causa ancor più nobile e spirituale il proprio talento narrativo: il risultato è un documentario apparentemente nella norma, capace di parlare alle coscienze degli spettatori attraverso la forza della semplicità e della parola. Papa Francesco, cuore pulsante del progetto, apre le porte della propria sfera privata, rispondendo alle domande poste da Wenders in ben quattro interviste tenute nell’arco di due anni.

Alle interviste immortalate attraverso la tecnologia del 4K e dell’INTERROTRON, una sorta di “teleprompter invertito” che ha permesso a Papa Francesco di vedere il regista su uno schermo, guardandolo al contempo negli occhi mentre parlavano, senza distogliere lo sguardo dall’obiettivo e finendo per scrutare, nel profondo, l’anima degli spettatori stessi, il regista tedesco affianca l’utilizzo di una vecchia macchina da presa a mano Debrie anni ’20 per girare un film nel film.

La pellicola che sceglie di rigirare è incentrata sulla vita di San Francesco, che in comune con il Papa non ha solo il nome ma anche una specifica visione e prospettiva della vita, incline alla coesione, alla collaborazione e all’amore verso tutte le forme di vita, uno slancio colto in un’ininterrotta ricerca della verità che accomuna il Francesco Santo e il Francesco Papa.

papa francesco – un uomo di parola

In occasione dell’arrivo nelle sale di Papa Francesco – Un Uomo di Parola, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il regista tedesco Wim Wenders, giunto in Italia per promuovere il film.

Wim, il film uscirà a breve nelle sale, proprio adesso che le fondamenta del Vaticano sono scosse nel profondo da scandali e polemiche – come non ricordare quello legato agli episodi di pedofilia? – un momento storico in cui, quindi, c’è molta confusione sul presente della Chiesa ma anche sul passato argentino del Papa. Come ti sei approcciato a tutto questo, tu che da ragazzo hai accarezzato l’idea di farti prete?

«Sì, sono cresciuto in una famiglia cattolica e a 16 anni volevo diventare seriamente un prete, perché vedevo degli esempi intorno a me; quindi, non potevo far altro che immaginarmi – in futuro – nei panni di un prete, un insegnante o un medico (come mio padre). Poi però è arrivato il rock’ n’ roll e il cinema, così a 23 anni – durante la rivoluzione del ’68 – mi sono allontanato definitivamente dalla Chiesa per riavvicinarmi solo negli anni ’80, ma da protestante, nonostante la mia educazione cattolica…

…Volevo seriamente che il Vaticano sapesse d’aver scelto un protestante, anzi, un cristiano ecumenico – come mi definisco io – per girare il documentario; non avevano riposto fiducia in un regista papista, bensì in un uomo colpito da un papa che si è scelto il nome Francesco. Quando l’ho visto, per la prima volta, nel 2013 – anno dell’elezione al soglio pontificio – come tutti voi del resto, sentire che si sarebbe chiamato Francesco nel XXI secolo ha avuto su di me un impatto enorme: era estremamente coraggioso come gesto, cercava di instaurare un nuovo rapporto con la natura, le questioni legate alla povertà, agli emarginati e al dialogo con le altre religioni; così facendo, anche solo attraverso una semplice scelta, prendeva di petto i problemi della modernità…

papa francesco – un uomo di parola

…Non pensavo che l’avrei mai incontrato nel 2016 e invece è successo. Così ho girato il film in modo tale che tutti possano guardarlo dritto negli occhi, proprio come è successo a me. Non sono stato assunto dal Vaticano per fare un semplice film, e quando ho parlato con il CTV Vaticano per avere del materiale d’archivio, loro sono stati così disponibili da mettere a disposizione tutto ciò che potevano darmi. Devo ringraziare per questo non solo tutti i produttori e i co-produttori – soprattutto Stefano D’Agostini che è qui presente – ma anche la figura di Don Dario Viganò: grazie all’aiuto di tutti è stato possibile realizzare un film indipendente non prodotto dal Vaticano stesso.

Ora, per esempio, so molto più di prima riguardo alle resistenze che incontra, quotidianamente, il Papa all’interno della Chiesa stessa; ad esempio è lui stesso a chiedere “zero tolleranza” da parte di tutto il corpo della Chiesa per quanto riguarda lo spinoso tema della pedofila, e questo vuol dire mettersi nei guai. Papa Francesco ha ereditato questo problema mostruoso ed è il primo ad affrontarlo. Le persone che lo combattono sono proprio i conservatori ed è il Papa giusto che serve al nostro secolo ma non tutti lo accettano; molti cercano di combatterlo».

Daniele Luchetti aveva già diretto, poco tempo fa, un film incentrato sulla figura di Papa Bergoglio durante il periodo argentino: hai visto il film, e in caso lo consideri come una sorta di “integrazione” al tuo? E sei riuscito, durante le riprese, a raggiungerti gli obiettivi prefissati?

«No, nessuno mi ha imposto uno scopo o un obiettivo, quindi me lo sono posto da solo con un’unica consapevolezza: quella di realizzare un film per tutti che raggiungesse quante più persone nel mondo; questo perché Papa Francesco ha un’enorme capacità di connessione con gli altri; proprio in virtù di tale abilità sono stato contattato da Monsignor Viganò, perché questa caratteristica emerge meglio attraverso il linguaggio cinematografico che quello televisivo…

…Tutto dipendeva da me; anche per questa ragione ho sempre cercato di incalzare i produttori affinché indagassero più a fondo sulle aspettative e sulle esigenze del Vaticano; mi sentivo così abbandonato in certi momenti, così solo… nonostante tutto questo alla fine si è rivelato un bene, perché a parte mia moglie e la mia storica montatrice non avevo nessun altro su cui contare, ma non ci sono state interferenze sul mio lavoro da parte di esterni. Con maggiori responsabilità rispetto ai miei documentari precedenti e nessuna guida spirituale a vegliarmi, sono comunque alla fine riuscito ad esprimere al meglio il carattere e la personalità di Papa Francesco, capendo come muovermi ma soprattutto come mostrare al meglio, su grande schermo, la sua innata capacità di comunicare concetti importanti e profondi senza dar loro troppo peso, in modo semplice…

papa francesco – un uomo di parola

…In Papa Francesco – Un Uomo di Parola emerge con forza il ritratto di una delle poche autorità morale rimaste, per tale motivo ho pensato di mostrare proprio il coraggio di un uomo che ha avuto la forza sfrontata di scegliersi come nome Francesco. Quando Papa Francesco parla della povertà, della condizione della terra in realtà sta parlando sempre di Dio, perché è un uomo capace di vivere senza paura: quest’ultima corrisponde all’assenza di qualcosa, e quindi la spiritualità è alla base di tutto ciò che vive».

In Papa Francesco – Un Uomo di Parola assistiamo ad un film nel film: ci parli della realizzazione del film sulla vita di San Francesco, dotato di un’estetica retrò anni ’20 ma, allo stesso tempo, di una modernità dirompente?

«La mia intenzione non era quella di essere moderno e contemporaneo: l’ho capito mentre realizzavo il concept del film. Per me era importante far capire al pubblico cosa rappresentava San Francesco; così abbiamo cercato di orientarci su uno stile povero, lontano dall’appeal delle grandi produzioni – anche per un discorso di budget limitato – valutando perfino, in un primo momento, di recuperare delle immagini prese da altri film.  Ma queste non c’erano d’aiuto: il film di Rossellini, Francesco Giullare di Dio, era troppo lontano dalla sensibilità moderna, con un Francesco rappresentato come l’ultimo degli inguaribili romantici; e il più recente, il San Francesco diretto da Liliana Cavani, ha per protagonista un Mickey Rourke lontano dal mio immaginario. Ho così deciso di girarlo ex novo, potendomi permettere solo tre attori e tre costumi. Come protagonista, nei panni di San Francesco, ho scelto l’attore Ignazio Oliva: il suo volto intenso, insieme all’effetto della pellicola, restituisce un certo valore alla produzione».

Ignazio Oliva: «Si avverte sempre una grande responsabilità quando bisogna calarsi nei panni di qualcun altro e, come mi è già capitato in passato, anche in questa occasione non volevo limitarmi a fare la macchietta; preferisco piuttosto avvicinarmi ai personaggi reali, fino a sentirli e a trovarli, come abbiamo fatto insieme con Wim».

papa francesco – un uomo di parola

Wim, cosa ti porterai dietro dall’esperienza sul set di Papa Francesco – Un Uomo di Parola?

«Sicuramente le emozioni provate la prima volta che l’ho incontrato. Con Papa Francesco ci siamo incontrati per la prima volta nei cinque minuti precedenti la prima intervista; io, devo ammettere, ero nervoso e lui non conosceva né me né la mia filmografia per fortuna! Così mi ha rassicurato mettendomi una mano sulla spalla e poi siamo finiti per passare circa otto ore al giorno insieme; e ogni volta che mi fissava negli occhi, sentivo di conoscerlo bene, a fondo, e viceversa, pur non essendoci più sentiti dalla fine delle riprese…

…Ciò che ho appreso, dall’esperienza di Papa Francesco – Un Uomo di Parola, è che tutto può andare storto durante un film, ma serve sempre l’ottimismo per andare avanti e per dare una svolta alla propria vita. Io sono nato ottimista, ma fissando Papa Francesco negli occhi e ascoltandolo ho capito che era pieno di energia positiva, e speravo proprio che questo spirito arrivasse al cuore della gente attraverso il docufilm. Il nostro pianeta è in un momento critico, senza un capitano al timone della nave, e solo il Papa può parlare proprio come un vero capitano appellandosi direttamente allo spirito delle persone di buona volontà, e solo se ce ne sono abbastanza allora si può cambiare la rotta della nave».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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