A Modern Family recensione della commedia con Steve Coogan e Paul Rudd

scritto da: Gabriele Landrini

Il cinema e la televisione stanno sempre più regalando spazio alla cosiddetta famiglia allargata, ovvero un nucleo famigliare che non comprendere solo la canonica coppia eterosessuale con relativi figli. A Modern Family (qui il trailer ufficiale italiano) – il cui titolo americano Ideal Home è forse più calzante e meno inflazionato – è infatti solo l’ultima variazione di questo tema, sebbene ciò non la renda meno riuscita o interessante.

Il lungometraggio racconta di Erasmus Dickie Brumble (l’inglese Steve Coogan), un noto chef televisivo che vive una vita agiata ed eccentrica con il compagno americano Paul (l’Ant-Man Paul Rudd). Le cose cambiano quando suo nipote di dieci anni (Jack Gore) si presenta improvvisamente alla porta della loro enorme villa, chiedendo di essere ospitato fintanto che il padre è rinchiuso in prigione.

Commedia inter-generazionale intrisa di venature romantiche, A Modern Family colpisce non tanto per la storia, ormai canonica nelle nuove narrazioni a tema LGBT+, ma per i toni con i quali viene raccontata. Non rifuggendo un umorismo a volte spigliato e quasi farsesco, l’operazione diretta da Andrew Fleming si distingue per la dolcezza con la quale vengono dipinte le relazioni umane.

In tal senso, i personaggi di Dickie e Paul appaiono come figure a tutto tondo, lontane dagli stereotipi nonostante qualche riflesso macchiettistico. La loro rappresentazione, così come la messa in scena degli eventi, si puntella perfettamente di accenti drammatici, pur mantenendo saldo un tradizionale registro da commedia.

A Modern Family recensione della commedia con Steve Coogan e Paul Rudd

Anche la storia d’amore, distante da una rappresentazione eccessivamente patinata e smielata, non rifugge il racconto della complessità della vita di coppia, anche se edulcorata da una ricchezza che non riesce comunque a comprare la felicità. Il cineasta si dimostra pertanto abile nel creare un interessante equilibrio tra realtà differenti, dipingendo un affresco di personalità anche antitetiche.

L’ottima raffigurazione delle complesse relazioni umane e conseguentemente la raffinata riuscita effettiva della pellicola sono naturalmente merito di due attori convincenti, capaci cioè di costruire dei personaggi sfaccettati e complessi in un contesto di genere – quello appunto della commedia – spesso di difficile malleabilità.

A colpire più di tutti è sicuramente Paul Rudd. In questi anni sulla cresta dell’onda grazie al già citato cinecomic Marvel dedicato all’uomo formica, Rudd in realtà sa essere un attore trasformista, abile ad offrire interpretazioni spesso opposte ma ugualmente riuscite. Ottima controparte, seppur oscurata, è Steve Coogan che, con la sua comicità a volte esagerata, offre un campionario di sketch divertenti.

Sull’onda di lungometraggi gay friendly come Tuo, Simon, A Modern Family conferma la capacità del cinema a stelle e strisce di raccontare storie arcobaleno senza cadere nello stereotipo, giocando con una comicità comunque macchiettistica ma non meno sfaccettata e poliedrica.

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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