I Fantasmi d’Ismael recensione del film con Marion Cotillard

scritto da: Gabriele Landrini

Storie intrecciate, personaggi imprevedibili, eventi soffusi tra realtà e sogno: questi sono gli elementi chiave de I Fantasmi d’Ismael (qui il trailer italiano ufficiale), lungometraggio diretto da Arnaud Desplechin e interpretato da divi del cinema francese del calibro di Mathiue Amalric, Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg e Louis Garrel, oltre che dall’attrice italiana Alba Rohrwacher.

Ismael Vullard (Amalric) è un noto cineasta francese che, mentre sta girando un lungometraggio su un’improbabile spia (Garrel), scopre che la moglie scomparsa anni prima (Cotillard) è ancora viva, nonché desiderosa di riconquistarlo. Ormai sentimentalmente legato all’astrofisica Sylvia (Gainsbourg), Ismael si trova improvvisamente travolto dagli eventi, incapace di gestire un triangolo amoroso in cui suo malgrado si trova coinvolto.

Scelto come film di apertura alla scorsa edizione del Festival di Cannes, I Fantasmi d’Ismael si delinea fin dalle prime sequenze come un complesso affresco di volti e personalità che, in modo caotico ma non confusionario, si intrecciano in una vorticosa danza densa di omaggi letterari e meta-cinematografici.

Tra paesaggi da sogno (o da incubo?) debitori di Ingmar Bergman e girandole ideologiche dal sapore proustiano, il nuovo lungometraggio di Desplechin riflette infatti la cultura ad esso contemporanea ed antecedente, diventando una piccola perla visiva capace di attingere dall’immaginario cinefilo, riflettendolo velatamente tutta la sua mitologia.

I Fantasmi d’Ismael recensione del film con Marion Cotillard

In un costante omaggio per nulla malinconico (siamo ben lontani dalla recente operazione nostalgia di Steven Spielberg), il travolgente ritratto di Ismael è quindi prima di tutto un film sul cinema, inteso come immagine ma soprattutto come visione che ciclicamente ritorna. La stessa Carlotta, interpretata da una sempre impeccabile Marion Cotillard, si prefigura come una versione aggiornata della Madelaine di Kim Novak, eroina tragica de La Donna Che Visse Due Volte di Alfred Hitchcock.

In un micro-cosmo di entità presenti e passate, la narrazione non sembra tuttavia accontentarsi: come in un meccanismo ad incastri ben calibrato, il cinema tout court lascia spazio anche ad un film nel film, atto a complicare ma allo stesso tempo arricchire una visione perennemente protesa verso qualcosa d’altro.

Naturalmente tutto questo è possibile grazie ad un regista come Arnaud Desplechin (qui la conferenza stampa in sua presenza) il quale, conscio del proprio mestiere e del portato culturale di una tradizione capillarmente influenzata dalla Nouvelle Vague, si mette in gioco con coraggio e sensibilità, creando un universo complesso ma innegabilmente coerente nei più piccoli dettagli.

Con impeccabile maestria, Desplechin è infatti capace non solo di far convergere cinque storie individuali e due piani narrativi differenti in un unico lungometraggio, ma sa anche guidare degli interpreti assolutamente convincenti: se già si è sottolineata la bravura della Cotillard, non meno encomiabili risultano Mathiue Amalric e Charlotte Gainsbourg, perfetti spigoli di questo travolgente triangolo amoroso.

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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