Il Bene Mio recensione del film di Pippo Mezzapesa con Sergio Rubini

scritto da: Ludovica Ottaviani

Il Bene Mio è il titolo emblematico del nuovo film diretto dal regista Pippo Mezzapesa, presentato come evento speciale – fuori concorso – durante le Giornate degli Autori di Venezia 75 e pronto, finalmente, ad approdare in sala il 4 pttobre grazie alla distribuzione Altre Storie.

Il film vede protagonista l’attore Sergio Rubini accanto a Sonya Mellah, Dino Abbrescia, Francesco De Vito, Michele Sinisi, Caterina Valente e Teresa Saponangelo; un cast pronto a lasciarsi guidare dal regista nell’accidentato spazio del ricordo e della memoria, tra struggente malinconia e vitalistico inno all’esistenza.

Elia (Rubini) è l’ultimo abitante di Provvidenza, un paese distrutto da un terremoto; mentre il resto della popolazione ha preferito dimenticare abbandonando quel luogo, l’uomo cerca di mantenerne costantemente vivo il ricordo. Quando il sindaco gli intima di lasciare Provvidenza, Elia sembra quasi convincersi finalmente a lasciare tutto per ricominciare, almeno finché degli strani rumori non gli suggeriscono la presenza di qualcun altro, tra i vicoli e le abitazioni abbandonate del paese. Ese questa fantomatica – e fantasmatica – presenza mettesse a dura prova le convinzioni dell’uomo, ultimo custode della memoria?

il bene mio

Il Bene Mio è un film atipico per il panorama italiano; è atipico proprio perché sceglie, scientemente, di trattare tematiche attuali dal forte impatto drammatico senza mai ricadere nella retorica. Memoria, perdita, lutto ed elaborazione di quest’ultimo, immigrazione e calamità naturali, vengono maneggiati da Mezzapesa con cura, guardandosi dalla più classica delle analisi e avventurandosi, invece, nel territorio sperimentale del realismo magico.

Mescolando i registri, Il Bene Mio è un multi-film che finisce per somigliare semplicemente a se stesso, lontano dagli stereotipi di genere dettati dall’industria dell’audiovisivo; con un incipit accattivante da ghost story, s’inoltra poi in strade non convenzionali, cercando di scavare in una ferita tragica – e quanto mai attuale – come quella del terremoto e delle sue conseguenze scegliendo, al contempo, un punto di vista atipico.

il bene mio

Il Bene Mio di Pippo Mezzapesa con Sergio Rubini dal 4 ottobre al cinema

Elia, il custode della memoria, non è semplicemente un malinconico eremita che si condanna alla solitudine e al lento sfiorire della vita: Elia è un uomo attivo, che cerca di preservare la memoria collettiva con la forza e il vigore di coloro che non si arrendono; come un moderno Don Chisciotte lotta contro i mulini a vento e i propri fantasmi, che sembrano quasi palesarsi dalle oscure crepe del passato più traumatico.

Elia ritrova lo slancio di lottare, con ancora più forza, nell’incontro casuale con Noor: due isole, due solitudini di rilkiana memoria che s’incontrano nell’ora più buia e finiscono per darsi, reciprocamente, coraggio e speranza. Come accade nel blues, presente nella colonna sonora che accompagna le avventure di Elia, l’uomo si rivolge a una divinità superiore affinché lo aiuti qui, hic et nunc, sulla terra: Elia capisce che scappare è inutile, voltare le spalle al passato non è la soluzione per elaborare il dolore, e ciò che rimane sono le ceneri del ricordo con le quali scendere a patti.

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Struggente e malinconico come una blues ballad, ma anche pieno di speranza e di fiducia nel futuro, rigorosamente illuminato dalla luce del passato, come accade per la regia di Mezzapesa che si muove delicatamente tra le macerie, lontana dalla speculazione tipica della “tv del dolore”, vicina, piuttosto, all’incanto meraviglioso del realismo magico, dell’eccezionale che irrompe nel reale, ridefinendone tanto i contorni, quanto gli spazi e i confini.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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