Il Crimine Non Va In Pensione recensione del film di Fabio Fulco

scritto da: Gabriele Landrini

Cosa succede se si prende la criminalità farsesca de I soliti ignoti, la si mischia con il ritmo pop di Ocean’s Eleven e la si farcisce con un cast (quasi) interamente composto da arzilli vecchetti? Si ottiene naturalmente Il Crimine Non Va In Pensione, opera prima dell’attore e regista Fabio Fulco.

Orchestrato attraverso una coralità che non elegge un vero protagonista, il film ruota attorno ad un variopinto gruppo di settantenni che, ospiti del medesimo centro anziani, decidono di aiutare la compagna Edda (Silvana Bosi), bisognosa di un aiuto economico. La combriccola, guidata dall’ex generale di brigata Alfio (Orso Maria Guerrini) e dal portantino Salvatore (interpretato dallo stesso regista), pensa quindi di rapinare il Bingo di quartiere, coinvolgendo nell’affare anche il ladro-carrozziere Barabba (Maurizio Mattioli).

Il Crimine Non Va In Pensione tenta di fare propria la lezione del cinema di Totò e di Sergio Corbucci

Adottando appieno le regole della commedia ma non disdegnando spesso dei toni drammatici, Il Crimine Non Va In Pensione tenta di fare propria la lezione del cinema di Totò e di Sergio Corbucci. La maschere esagerate e tragicomiche di Gassman e co. vengono infatti reinventate e ripensate dai personaggi, che danno vita ad una banda di improbabili criminali che, proprio come nella citata pellicola di Mario Monicelli, si incontrano su grandi terrazzi e pianificano improbabili missioni. Anche Franco Nero, qui presente in un breve cameo, rievoca il proprio passato da spaghetti western, vestendo però i panni di un affascinante primario di medicina.

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Il Crimine Non Va In Pensione: presentato alla stampa il film di Fabio Fulco

Nonostante a tratti appaia rodata, la comicità è bonaria ed edulcorata, risultando adattata anche per i più piccoli. Rispettando la tradizione, l’umorismo non può però dirsi veramente innocente, in quanto rovesciamento di un’amarezza quotidiana che a volte ricompare: l’irriverente spirito di Maurizio Mattioli e Gianfranco d’Angelo si alterna infatti a passaggi attenti all’umanità di una società opinabile, restituita grazie all’ottima interpretazione di Silvana Bosi e al buon affiatamento della coppia formata da Stefania Sandrelli e Ivano Marescotti.

Non mancano inoltre scelte registiche dal sapore internazionale, aggiornate seguendo le moderne direttive dei blockbusters d’oltreoceano. La radicata italianità si scontra infatti con sequenze e parentesi musicali che ricordano le Charlie’s Angels, 21 o la trilogia di Ocean firmata da Steven Soderbergh. Attenta a questa duplice anima filmica, la regia riesce tuttavia a muoversi in modo pulito, prendendosi libertà eccessive in alcuni frangenti ma riuscendo a convincere nel proprio insieme.

Il Crimine Non Va In Pensione colpisce per la malinconica pacatezza che rievoca almeno un poco un cinema che non c’è più

Lontana dalla bellezza compositiva e tematica della commedia all’italiana propriamente detta, l’opera prima di Fabio Fulco rilegge a proprio piacimento ciò che è stato, ricorrendo ad immagini oggi imprescindibili. Delineandosi come un lungometraggio per famiglie piacevole e senza pretese, Il Crimine Non Va In Pensione non colpisce tanto per la storia o per gli interpreti, ma per la malinconica pacatezza che rievoca almeno un poco un cinema che non c’è più.

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Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Humphrey Bogart | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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