IT recensione del film basato sul romanzo di Stephen King

scritto da: Stefano Terracina

La paura è vera solo se condivisa. È questo il più grande insegnamento che apprendiamo da IT, uno dei più celebri romanzi del maestro dell’horror della letteratura Stephen King, che arriva finalmente sul grande schermo a 31 anni dalla sua pubblicazione e a 27 dalla miniserie tv con protagonista Tim Curry.

L’arduo compito di portare al cinema il classico della letteratura, da sempre considerato uno dei lavori più autorevoli di King, è stato affidato a Andy Muschietti (La Madre) che, dopo innumerevoli difficoltà produttive, è riuscito finalmente a trasporre un’opera di fatto non trasferibile dalla carta allo schermo.

Per farlo c’era un solo modo: realizzare un film spaventoso che riuscisse a mescolare la rappresentazione di un orrore assoluto, indefinibile e mutevole, con l’esperienza della crescita, quindi con il tenero racconto generazionale che rappresenta il vero cuore pulsante del romanzo originale.

IT riesce a mantenersi in ragionevole equilibrio tra horror pietrificante, esperienza blockbuster e racconto di formazione

Il risultato finale è mix che riesce a mantenersi in ragionevole equilibrio tra horror pietrificante, esperienza blockbuster e racconto di formazione, riflettendo i diversi toni della materia originaria, pur alterandone alcune caratteristiche strutturali e narrative.

Il film si concentra esclusivamente sui protagonisti bambini (con una seconda parte già annunciata per il 2019 in cui li ritroveremo adulti), mentre viene totalmente ignorato l’aspetto cosmogonico del romanzo (elemento che quasi sicuramente verrà introdotto nel sequel).

Muschietti si conferma esperto conoscitore del genere horror, dimostrandosi abile non solo nella costruzione dei numerosissimi jump scare, ma anche e soprattutto nella rappresentazione di una cittadina – quella di Derry – pittoresca e insieme inquietante.

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Il regista argentino non affida esclusivamente alla figura di Pennywise il compito di turbare l’animo dello spettatore, ma anche ai singoli luoghi del film (la cittadina, la casa abbandonata, le fognature, la tana sotterranea di IT), capaci da soli di evocare un dilagante senso di terrore.

Da questo punto di vista, è davvero lodevole anche il lavoro del direttore della fotografia Chung-Hoon Chung che, divertendosi a giocare con i continui cambi di illuminazione, riesce a dare vita a un ambiente visivo ricco di dettagli.

A definire ulteriormente la tensione e l’emozione ci pensa un comparto sonoro eccezionale, che aiuta lo spettatore ad immergersi totalmente nelle straordinarie atmosfere del film.

Inoltre, le musiche di Benjamin Wallfisch risultano perfette non solo per accompagnare la storia di un’entità maligna di crudeltà inimmaginabile, ma anche la magia e il mistero che caratterizzano l’estate dei piccoli protagonisti del film.

La sceneggiatura cattura gli aspetti più toccanti della bellissima amicizia fra i Perdenti, facendoci perdutamente affezionare ad ogni singolo membro della banda

I “Perdenti” rappresentano la vera anima di IT. La sceneggiatura cattura gli aspetti più toccanti di questa bellissima amicizia, facendoci perdutamente affezionare ad ogni singolo membro del club.

Un gruppo di ragazzini indifesi che proprio nella loro amicizia scoprono la loro forza e il loro coraggio; un gruppo di piccoli investigatori senza arte né parte che tanto ricordano la banda di Gordie, Chris, Teddy e Vern in Stand by Me di Rob Reiner, ma anche quella di Mikey ne I Goonies di Richard Donner.

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È quindi nelle dinamiche che si instaurano tra i Perdenti che il film di Muschietti strizza maggiormente l’occhio al cinema degli anni ’80, al punto da stravolgerne persino le coordinate temporali (a differenza del romanzo, la cui prima parte è ambientata negli anni ’50, nella pellicola l’azione si svolge interamente durante “gli indimenticabili”).

Un aspetto, questo, che farà sicuramente la gioia dei nostalgici e di tutti gli assuefatti alle estetiche di prodotti come Stranger Things, e che ha indiscutibilmente influenzato anche la concezione della figura di Pennywise.

È nelle dinamiche che si instaurano tra i Perdenti che il film di Muschietti strizza maggiormente l’occhio al cinema degli anni ’80

L’entità dalle origini ignote – interpretata da un magnifico Bill Skarsgård – è nella prima parte del film il terrificante clown ballerino la cui rappresentazione agisce sullo spettatore soprattutto a livello inconscio; nella seconda parte, invece, agisce a livello conscio, quando il clown lascia il posto al terrificante mostro, avvicinandosi ad un modello di creatura dall’aspetto orrorifico decisamente più mainstream.

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IT recensione del film basato sul romanzo di Stephen King

IT è un adattamento più che riuscito del famosissimo romanzo, in grado di far rivivere a chi è cresciuto attraverso le pagine di Stephen King le forti emozioni provate da bambino. Tutti gli altri godranno di un ottimo film horror che mescola al suo interno i temi dell’amicizia, dell’amore e della fiducia in se stessi. Un’avventura spaventosa ed emotiva degna di essere vissuta.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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