Loro 2 recensione del film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo

scritto da: Gabriele Landrini

Un’attesa ripagata quella che ha anticipato Loro 2 (qui il trailer ufficiale), secondo capitolo del dittico diretto da Paolo Sorrentino e dedicato ad una delle personalità più complesse del nostro tempo: Silvio Berlusconi. Dopo un inaspettato ma non meno riuscito primo episodio (qui la nostra recensione), il celebre cineasta torna infatti in sala a concludere la propria opera, riprendendo e amplificando gli stilemi e i caratteri presentati in precedenza.

In un lungometraggio così sfaccettato e caleidoscopico, a colpire fin dalle prime sequenze è la natura umana dei protagonisti. Paolo Sorrentino, rifuggendo con sempre maggior destrezza qualsiasi sotto-testo esplicitamente politico, sfuma la superficiale patina di pura cronaca, regalando un ritratto nuovo e inedito non solo del celebre imprenditore, ma di tutte le figure che, con l’epiteto di loro, lo avvicinano e lo allontanano.

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Come in un tableau vivant di dannazione e timore, la cinepresa di Sorrentino si muove con acume, raccontando storie plurali che si intrecciano e si separano tra dissacrante umorismo e melodrammatico romanticismo. Più giovane e fresco rispetto a La Grande Bellezza e Youth – La Giovinezza, Loro 2 si pone come tappa forse conclusiva di un percorso di ripensamento stilistico già inaugurato da The Young Pope. Pur non venendo meno a quelle inquadrature straordinarie che l’hanno reso un maestro, egli gioca infatti con il cinema italiano e con quello americano, regalando sequenze paradossali ma nel contempo indispensabili.

Un’anima trasversale, quindi, quella di questo duplice Loro, che viene restituito come un racconto inaspettato e sfacciato, fatto di imprevedibili teatri dell’assurdo e intimistiche digressioni nell’oblio. Come un cantastorie errante e famelico di realtà, Sorrentino narra di un universo popolato da mostri sorprendente umani, che altro non sono che un riflesso tragicamente concreto dell’Italia.

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Loro 2 recensione del film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo

Svicolandosi dalle tradizionali logiche del biopic, il cineasta napoletano sembra infatti sempre meno desideroso di raccontare di Berlusconi, preferendo invece mostrare allo spettatore uno specchio distorto ma non meno realistico di un popolo in decadenza: se nel primo capitolo il lungo incipit era pertanto sommerso da arrivisti e aspiranti prostitute, in questo secondo atto l’epilogo permette un equilibrio, sfociando in un affresco opposto e doloroso.

Ad ogni modo, in questa coltre perversa di visi e di corpi, sono soprattutto le due prime donne a sorprendere per bravura ed eleganza. Elena Sofia Ricci, che non si esime nonostante l’età da una sofisticata e quasi lirica sequenza di nudo, ritrae una Veronica Lario ferita e frammentata, che travalica il mero personaggio, svelando una fragilità universale ed inevitabile, comune anche allo spettatore che affascinato la guarda.

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Kasia Smutniak, da tempo una dell’interpreti più sottovalutate del panorama italiano, rifugge e nel contempo completa la propria avversaria in amore, offrendo un secondo ritratto di tenerezza rifiutata. E se loro – ma forse sarebbe meglio dire noi – è il pronome che da il titolo all’intero progetto, non meno importante è naturalmente lui: Toni Servillo. Trasformista di voci e fisionomie, l’ex Andreotti e novello Berlusconi convince e colpisce, riuscendo a mantenersi in equilibrio sulla pericolosa linea che scinde il realismo e l’ineludibile parodia.

Tra una regia in costante evoluzione e un cast magistrale, un piccolo e conclusivo elogio deve essere mosso anche nei confronti di due figure nell’ombra: se Umberto Contarello è infatti il co-autore di una sceneggiatura a tratti sorprendente, il magistrale Luca Bigazzi permette alla fotografia di elevarsi, raggiungendo vette che in pochi sono stati capaci di eguagliare.

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Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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