Loveless recensione del film Premio della Giuria a Cannes 2017

scritto da: Joseph Crisafulli

Loveless, vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2017, è un film con una cifra stilistica ben riconoscibile, tecnicamente ineccepibile, ma molto duro a livello tematico. Per poter apprezzare pienamente questa pellicola, è consigliabile che lo spettatore si informi un po’ sul tipo di film che si appresta a vedere, in modo da evitare di rimanere delusi.

Come si può vivere in una casa in cui non c’è, o peggio ancora non c’è mai stato, l’amore? Purtroppo non sono poche le storie di coppia in cui due partner stanno insieme senza amarsi più. I rapporti di convenienza sono stati, e purtroppo sono ancora, molto diffusi. Questo capita quando due persone hanno bisogno di un qualsiasi tipo di sostegno per affrontare determinate difficoltà contingenti, ma terminata quella fase di reciproca assistenza, iniziano i problemi; fino a quando i membri della coppia capiscono che devono andare avanti l’uno senza l’altro. Le cose diventano notevolmente più complesse se da una relazione di convenienza nasce un figlio.

Loveless è asciutto e pulito. Sono presenti dialoghi molto naturali, soprattutto quando vengono descritte le scene più quotidiane, alternati ad altri quasi teatrali; il tutto senza però che ci siano passaggi bruschi da un registro all’altro

In Loveless accade proprio questo: Zhenya (Maryana Spivak) e Boris (Aleksey Rozin) sono sposati, ma stanno per divorziare. Dal loro matrimonio è nato Alyosha che, al momento della rottura, ha 12 anni. Sia Zhenya che Boris vogliono iniziare una nuova vita con i loro nuovi partner. Alyosha è quindi un peso per entrambi, che litigano quotidianamente per chi se lo debba prendere. Alyosha decide così di scappare da quella casa senza amore.

Il regista russo Andrey Zvyagintsev torna dietro la cinepresa dopo l’acclamatissimo Leviathan, premiato nel 2014 al 67° Festival di Cannes per la miglior sceneggiatura e ai Golden Globes per il miglior film straniero.

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Loveless recensione del film Premio della Giuria a Cannes 2017

Loveless è un ottimo film, sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico. Dobbiamo innanzitutto riconoscere l’incredibile bravura dei due protagonisti Aleksey Rozin e Maryana Spivak; soprattutto quest’ultima è in grado di dare corpo ad una madre esternamente spietata e fredda, ma che nei contesti più intimi rivela tutte le sue fragilità.

Dal punto di vista della scrittura, Loveless è asciutto e pulito. Sono presenti dialoghi molto naturali, soprattutto quando vengono descritte le scene più quotidiane, alternati ad altri quasi teatrali (che sfociano, in qualche passaggio, in un livello onirico); il tutto senza però che ci siano passaggi bruschi da un registro all’altro. I personaggi sono ben strutturati, soprattutto quello di Zhenya, che in qualche momento ci ricorda la Medea delle tragedie greche.

Loveless è un ottimo film, sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico. La regia è organica, caratterizzata da alcuni quasi impercettibili movimenti, che sembrano seguire il respiro dello spettatore

La regia è organica, caratterizzata da alcuni quasi impercettibili movimenti, che sembrano seguire il respiro dello spettatore. Imponente è anche la fotografia, che schiaccia ancora di più la pressione dello spettatore, soprattutto nell’ultima parte del film.

Loveless (qui il trailer italiano ufficiale) è un film che sulla carta è quasi perfetto. Chi conosce il regista sicuramente apprezzerà anche questo suo lavoro. Quasi sicuramente, però, la schiacciante drammaticità potrà non essere gradita da tutti.

Loveless

Joseph Crisafulli

Redattore | Parcheggiato davanti alla tv, ancora sto lì | Film del cuore: C'Eravamo Tanto Amati | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Jim Carrey | La citazione più bella: "A Baseball? Ecco, quello si che è uno sport. E dopo aver provato anche quello che altro vuoi fare... volare???" (Space Jam)

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