Mission Impossible Fallout recensione del film con Tom Cruise e Henry Cavill

scritto da: Riccardo Tanco

A tre anni di distanza dall’ultimo film Mission Impossible Rogue Nation, torna al cinema la saga action con protagonista Ethan Hunt grazie al seguito Mission Impossible  Fallout, sesto film della serie (dopo Mission Impossible del 1996 di Brian De Palma, Mission Impossible II del 2000 di John Woo, Mission Impossible III del 2006 di J.J. Abrams e Mission Impossible Protocollo Fantasma del 2011 di Brad Bird), nuovamente scritto e diretto da Christopher McQuarrie, già autore e regista del quinto capitolo.

L’agente speciale dell’IMF Ethan Hunt (Tom Cruise) deve fermare un pericoloso gruppo di terroristi estremisti chiamato “Gli Apostoli” e comandati dal misterioso John Lark, intenzionato a usare delle testate nucleari e armi batteriologiche per sovvertire l’ordine mondiale. L’agente Hunt si trova costretto a collaborare con l’agente CIA August Walker (Henry Cavill) e, assieme ai suoi colleghi Luther (Ving Rhames) e Benji (Simon Pegg), scovare Solomon Lane (Sean Harris), ex spia britannica rinnegata, ora in combutta con gli Apostoli. A complicare i piani l’ex conoscenza di Hunt Ilsa Faust (Rebecca Ferguson), che deve portare a termine una missione segreta.

Mission Impossible Fallout dal 29 agosto al cinema

Ispirato all’omonima serie tv statunitense ideata da Bruce Geller e andata in onda dal1 1966 al 1973, Mission Impossible Fallout vede il ritorno di Tom Cruise per la sesta volta nei panni dell’agente Ethan Hunt assieme a Ving Rhames, Simon Pegg, Rebecca Ferguson, Michelle Monaghan, Sean Harris e Alec Baldwin (che riprendono i loro ruoli già interpretati nei precedenti film), a cui si aggiungono Henry Cavill, Vanessa Kriby e Angela Bassett in qualità di new entry.

Dopo il parzialmente riuscito quinto film Rogue Nation, Christopher McQuarrie ritorna dietro la macchina della presa della serie realizzando un appassionante e vibrante spy thriller d’azione, intingendo a Mission Impossible Fallout un’atmosfera dark inedita per la storicità della serie. Fallout è il Mission Impossible dal tono più funereo, una sorta di Skyfall della serie con protagonista Tom Cruise, di cui sembra essere una controparte del capitolo bondiano firmato da Sam Mendes nel 2012.

Ambientato tra Parigi, Londra e la regione del Kashmir in India, Mission Impossible Fallout è girato con grande maestria: McQuarrie orchestra con notevole abilità le vertiginose e pirotecniche scene action, su tutte la lunga sequenza dell’inseguimento di Parigi e la spettacolare e divertentissima scena – nell’atto finale – dello scontro tra elicotteri nei cieli. Ovviamente torna – come in Rogue Nation – il corpo plastico, ferito, mortale ma resistente di Cruise/Hunt: da questo punto di vista, Fallout si inserisce perfettamente nel discorso del new action hollywoodiano, dove il genere si spinge oltre ai limiti fisici e crea un proprio mondo al di fuori dalle regole, dove quasi tutto è possibile.

Supportato da una sceneggiatura da sotterfugio internazionale, ad incastro, Mission Impossible Fallout (qui il trailer italiano ufficiale) regge per rilevazioni e tematiche sul doppio e sulla frammentarietà contemporanea del concetto d’identità. Una riflessione sul volto indecifrabile, indistinguibile del nuovo terrorismo che non si può vedere; soprattutto, un film sulla fine di un mondo, sulla distruzione degli ideali e sulla messa in dubbio della propria moralità, combattuti con un ritorno alla base, al corpo a corpo e alla materialità e concretezza di un atto in un mondo liquido senza più certezze.

Riccardo Tanco

Redattore | Comincia ad appassionarsi seriamente al cinema dopo una mistica visione di Pulp Fiction, anche se consapevole che il cinema non è iniziato nel 1994 | Film del cuore: Apocalypse Now | Attore preferito: Al Pacino | La citazione più bella: "Accusare un uomo di omicidio quaggiù era come fare contravvenzioni per eccesso di velocità alla 500 miglia di Indianapolis." (Apocalypse Now)


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