Nove Lune e Mezza recensione del film con Claudia Gerini

scritto da: Ludovica Ottaviani

Esistono infinite sfumature del femminile e dell’essere, semplicemente, donna. Lo dimostra Michela Andreozzi attraverso la sua opera prima Nove Lune e Mezza, che annovera tra i protagonisti Claudia Gerini, Giorgio Pasotti, Lillo (del duo Lillo e Greg), Stefano Fresi, Massimiliano Vado, Alessandro Tiberi, Claudia Potenza e Paola Tiziana Cruciani.

Livia (Gerini) e Tina (Andreozzi) sono due sorelle completamente diverse l’una dall’altra: tanto la prima – violoncellista – è libera, indipendente e priva di istinto materno, tanto la seconda desidera a tutti i costi avere un figlio dal marito Gianni (Lillo). Quest’ultimo condivide con la moglie anche il luogo di lavoro, mentre Livia condivide un appartamento con Fabio (Pasotti), osteopata seguace delle filosofie orientali e delle tisane allo zenzero.

A sconvolgere il fragile ed effimero equilibrio costruito da queste due coppie ci pensa Nicola (Fresi), ginecologo di entrambe, che propone all’indomita Livia di farsi impiantare un ovulo fecondato della sorella, portando così a termine la gravidanza al posto di quest’ultima. Contro ogni pronostico, le due accettano innescando una catena di gag, battute e situazioni paradossali al limite della legalità.

Con Nove Lune e Mezza la Andreozzi sperimenta le gioie e i dolori della regia così simili e affini alla maternità

Con Nove Lune e Mezza (qui il trailer italiano ufficiale) la Andreozzi segna il proprio debutto nel mondo del cinema in veste di autrice/attrice/regista, sperimentando le gioie e i dolori della regia così simili e affini alla maternità.

Prima ancora che essere un film incentrato su quest’ultimo argomento, la commedia piuttosto sceglie di “attraversare” questo medium tematico per raccontare un tema più universale: il mondo femminile, declinato in tutte le sue sfumature.

nove lune e mezza

Nove Lune e Mezza recensione del film con Claudia Gerini

Livia e Tina sono due facce della stessa medaglia, due ritratti che scindono perfettamente il valore e il ruolo sociale della donna moderna divisa costantemente tra ciò che desidera e ciò che viene suggerito dall’istinto e dall’orologio biologico.

Nelle intenzioni della Andreozzi c’era la voglia di raccontare la “sorellanza”, la solidarietà tutta femminile che passa tra sorelle (non necessariamente di sangue), pronte a tutto pur di aiutare l’altra, in un legame inscindibile che nemmeno il tempo, la Vita, le situazioni esterne o un ipotetico partner a fianco può recidere in alcun modo.

La domanda che viene posta, indirettamente, allo spettatore tra una gag e una risata è: a cosa si è disposti per Amore? Quali gesti estremi e condannabili siamo pronti a compiere in suo nome?

Nove Lune e Mezza si colloca nel solco tradizionale – e ormai usurato – della commedia italiana contemporanea

Lo stile visivo di Nove Lune e Mezza (qui il resoconto della conferenza stampa) si colloca nel solco tradizionale – e ormai usurato – della commedia italiana contemporanea, “pop”, piatto, bidimensionale e stilizzato per fotografia e respiro estetico. Uno stile che ingabbia una forma interessante, perché declinata al femminile e perché incentrata su argomenti caldi e d’attualità estrema.

Ma veicolare un messaggio importante nell’arco narrativo dei tradizionali 90’ della commedia rischia di sciuparlo, banalizzarlo, strumentalizzarlo per produrre la risata e intrattenere il pubblico. La Andreozzi, nonostante sia al debutto, è abile però a bilanciare leggerezza e qualità, senza trascendere nella banalità o nel becero umorismo.

Nove Lune e Mezza sembra però mancare di quello sguardo più introspettivo, leggero ma riflessivo, che l’avrebbe potuto avvicinare più alla commedia invece che al semplice frutto di una rielaborazione intelligente dei tradizionali canoni della comicità nostrana.

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Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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