Parliamo Delle Mie Donne recensione del film di Claude Lelouch

scritto da: Gabriele Landrini

Primavera, Estate, Autunno, Inverno: questi sono i nomi delle quattro sorelle protagoniste di Parliamo Delle Mie Donne, ultimo film scritto e diretto da Claude Lelouch. Primavera (Irène Jacob) è la più grande e, almeno all’apparenza, la più forte e responsabile.

Estate (Pauline Lefèvre) è la secondogenita che, con la sua anima d’artista, maggiormente ha ereditato l’essenza creativa del padre. Autunno (Sarah Kezemy) è la più solitaria: incapace di perdonare i genitori per le loro imperfezioni, li evita finché ne ha la possibilità. Inverno (Jenna Thiam) è l’ultima arrivata che, poco più che diciottenne, esprime l’amore e la fiducia per la vita girando la nazione in autostop.

L’opera di Lelouch è un film sulle donne e per le donne, un gentile omaggio alla diversità e alla forza che esse posseggono

Accanto a loro, ci sono anche Nathalie (Sandrine Bonnaire), madre di famiglia rimasta vedova, e Francia (Valérie Kaprisky), figura misteriosa che compare nella seconda metà della storia. E non è giusto dimenticare Isabelle (Isabelle de Hertogh), Bianca (Agnès Soral) e le altre, tutte accomunate da un unico uomo, padre, marito o amante: il celebre fotografo di guerra Jacques Kaminsky (Johnny Hallyday).

Nonostante la sapiente regia segua proprio quest’ultimo, l’opera di Lelouch è un film sulle donne e per le donne, un gentile omaggio alla diversità e alla forza che esse posseggono. Abbracciando una coralità costantemente in divenire, la storia scompare in una lunga sfilata di volti e personalità femminili, che trovano la propria forza centripeta in una delle poche figure maschili presenti.

parliamo delle mie donne

Parliamo Delle Mie Donne: trailer italiano del film di Claude Lelouch

Con uno sguardo tipicamente francese, l’animo umano delle protagoniste viene sondato e restituito, non giocando sulle caratterizzazioni narrative ma enfatizzando con eleganza le politiche dei loro corpi: l’austerità inconscia di Primavera si riflette ad esempio nei suoi sguardi e nelle sue movenze, mentre la gioia di vivere di Inverno esplode nei lunghi sorrisi che le illuminano il volto. Perfettamente calibrate appaiono quindi le singole interpretazioni che, votandosi ad un paritario confronto, non spiccano le une sulle altre, dando vita ad un ensemble artistico di raro equilibrio.

Una pellicola dal sapore esistenziale, radicata in un idealismo filmico tipicamente francese ma aperta ad un micro-mondo comune

Non meno significativi sono inoltre gli ambienti e i luoghi deputati alla narrazione. In concomitanza con il desiderio di fuga dalla città del protagonista, la montagna diventa uno spazio paradisiaco dai tratti quesi onirici. Se la neve funge da cornice nel pacato incipit e nel sorprendente finale, la stagione estiva accompagna il corpus centrale della storia che, grazie ad una luminosità trasognante, si connota in tutto il suo vitale omaggio.

Votandosi ad una dimensione universale tipica di molte produzioni d’oltralpe, Parliamo Delle Mie Donne è dunque una pellicola dal sapore esistenziale, radicata in un idealismo filmico tipicamente francese ma aperta ad un micro-mondo comune. I principi latentemente medio/alto-borghesi che accomunano questo modo di pensare il cinema appaiano pervasivi nella messinscena, ma cedono spesso il passo ad una quotidianità di ampio respiro.

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Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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