Promised Land recensione del documentario su Elvis e gli USA

scritto da: Ludovica Ottaviani

Promised Land è titolo del documentario diretto da Eugene Jarecki e presentato nella sezione Tutti ne Parlano di RomaFF12.

L’America e il mito immortale quanto duraturo di Elvis Presley: da New York City a Las Vegas, tutti gli Stati Uniti vengono raccontati attraverso un viaggio condotto a bordo di una Rolls Royce del 1963. Il ritratto del re del rock’n’roll, partito dalla provincia munito solo di pochi mezzi e tante speranze, trasformatosi poi in poco tempo nel sovrano incontrastato di una rivoluzione, è la metafora migliore di un mondo diventato repubblica e poi impero.

Un destino amaro e crudele è stato, ovviamente, destinato a entrambi: Elvis se n’è andato troppo presto e in circostanze mai chiarite senza lasciare suoi eredi nel Gotha del Rock; gli USA invece affrontano in questi ultimi tempi un futuro politico nebuloso, mentre sono governati da un presidente molto più simile a un monarca.

Con Promised Land, Jarecki crea un mix inedito perfino per un documentario: il regista mescola la realtà, i contributi “live” dei viaggiatori che salgono sulla Rolls Royce e la storia di Elvis “The King” Presley

Sì, perché nonostante la morte troppo repentina del Re e l’annunciata fine di un’epoca (per fortuna, poi scongiurata), il racconto di Jarecki non si interrompe nel 1977, ma rintraccia le conseguenze di quelle azioni fino a oggi, tracciando una parabola travagliata degli USA, ripercorrendo le loro scelte – politiche, sociali, economiche, di costume discutibili o meno – in un’ultima cavalcata selvaggia nel cuore di un sogno infranto, sulle note dell’unico e incontrastato Re.

Promised Land non è solo la “Terra Promessa” o un omaggio a uno dei suoi celebri album: è un modo atipico per compiere un’analisi lucida e spietata di un sistema che, su carta, “nasce come la migliore delle democrazie moderne” (parafrasando le parole del filosofo Alexis de Tocqueville) ma con il tempo si svela in tutte le sue molteplici luci e ombre, avvolta in contraddizioni insanabili che ne minano la condizione storica di “porto franco” per tutti coloro che sono approdati, nel corso del tempo, scappando da guerre, povertà e miseria.

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Promised Land recensione del documentario su Elvis e gli USA

La Promised Land del titolo è scomparsa, sconfitta dagli errori politici, dalle logiche di potere e dalla supremazia dei più ricchi; a pagarne le conseguenze sono state le classi meno abbienti, tutti coloro che sono stati confinati ai margini della società. Elvis, da sempre simbolo e incarnazione dell’animo americano, con la sua storia diventa ancora una volta un’icona laica dell’ascesa, della caduta, della rinascita dalle proprie ceneri – proprio come la fenice – prima del definitivo tracollo, avvenuto sotto i colpi di quelli che sono i simboli propri del capitalismo: i mass media, il cibo, i soldi, il successo, la celebrità.

La Promised Land del titolo è scomparsa, sconfitta dagli errori politici, dalle logiche di potere e dalla supremazia dei più ricchi

Con i contributi live di inediti compagni di viaggio come cantanti, muscisti folk, attori del calibro di Alec Baldwin ed Ethan HawkeJarecki conduce lo spettatore per mano in un on the road atipico, un viaggio nel cuore della vicenda umana di Elvis, un viaggio nel cuore ferito degli USA in cerca di un proprio riscatto che possa farli uscire dalla situazione di stallo nella quale sono ricaduti.

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Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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