Ritorno al Bosco dei 100 Acri recensione del film Disney con Ewan McGregor

scritto da: Carlotta Guido

La Disney arriva nella stagione cinematografica italiana estiva con Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin), in uscita il prossimo 30 agosto, che vedrà protagonista l’amatissimo Ewan McGregor nei panni dell’oramai cresciuto Christopher Robin assieme ai compagni di mille avventure Winnie The Pooh (Jim Cunnings), Pimpi (Nick Mohammed), Tigro (Jim Cunnings), Tappo (Peter Capaldi), Kanga (Sophie Okonedo), Uffa (Toby Jones) e Ih-Oh (Brad Garrett).

Christopher  è cresciuto: ha una bella moglie, una bella figlia e un bel lavoro il quale, tuttavia, gli provoca numerose preoccupazioni che lo costringono spesso a non occuparsi della famiglia. La piccola Madeline (Bronte Carmichael) non riesce a sopportare l’assenza del padre e cerca in tutti i modi di fare breccia nel suo cuore per attirarne l’attenzione. Solo una nuova incursione nel Bosco dei 100 Acri, luogo d’infanzia e di formazione di Christopher, e dell’affamato Winnie The Pooh, sarà in grado di riportare ordine nella vita dell’uomo.

Ritorno al Bosco dei 100 Acri dal 30 agosto al cinema

In Ritorno al Bosco dei 100 Acri la Disney si cimenta ancora una volta con il genere live action, accostando personaggi in carne e ossa alle animazioni verosimili di quelli nati da carta e matita. I personaggi creati da A. A. Milne nel 1926 ritrovano una nuova linfa vitale accogliendo in se stessi anche un loro personalissimo “pensiero filosofico” – quel “a volte è meglio non fare niente” dell’orsacchiotto Pooh o il sano cinismo dell’asino parlante Ih-Oh -, capace di rendere questi personaggi tipici dell’immaginario infantile sotto un profilo innovativo e inconsueto.

A fare da trait d’union per tutta la durata del film è la figura di Ewan McGregor, perfettamente a suo agio nei panno di un padre giovane e dolcemente attempato, così desideroso di donare il meglio a sua figlia da dimenticare il valore più importante: quello del contatto umano e della condivisione. Accecato da quello che potrebbe possedere, Christopher sembra dimenticare quello che in realtà ha già e che risulta essere il dono più prezioso al mondo, la fortuna cioè di avere intorno a sé persone che ti appoggiano e che credono in te.

Il punto di vista portato avanti dal regista Marc Forster (Neverland: Un Sogno per la Vita, 2004 – World War Z, 2013) risulta maturo, poco propenso all’espressione smielata dei buoni sentimenti – l’unico honey addicted è per definizione Winnie The Pooh –, e in grado di costruire un legame molto umano tra l’orsetto e il nuovo Christopher, comunque riconducibile alle esperienze personali vissute anche dagli spettatori più piccoli.

Ritorno al Bosco dei 100 Acri (qui il trailer italiano ufficiale) sviluppa con una chiave briosa e accattivante il lato formativo dal legame tra l’universo fantastico rappresentato da Winnie The Pooh e quello umano incarnato da Christopher Robin, in una favola che rappresenta chiaramente le questioni della famiglia contemporanea.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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