Shark – Il Primo Squalo recensione del film con Jason Statham

scritto da: Ludovica Ottaviani

Tremate, tremate: i brividi d’estate son tornati. Ma questa volta non parliamo di un horror, bensì del film Shark – Il Primo Squalo, diretto dal regista Jon Turteltaub e con protagonista il divo action Jason Statham.

Tratto da un romanzo – intitolato The Meg – di genere horror/fantascientifico pubblicato, nel 1997, dallo scrittore Steve Alten, il film ha una travagliata vicenda produttiva alle spalle (iniziata nel lontano 1996) che ha coinvolto majors come la Disney, la Hollywood Pictures e la New Line Cinema prima di approdare alla Warner Bros., che inizialmente scelse il regista Eli Roth per guidare il progetto, prima di sostituirlo – per divergenze creative – con Turteltaub.

Un sommergibile oceanico – parte di un programma internazionale di osservazione sottomarina – viene attaccato da un’imponente creatura che si riteneva estinta, il Megalodonte, che ora giace sul fondo dell’oceano insieme all’equipaggio intrappolato all’interno del veicolo.

Viene così contattato l’esperto di salvataggi subacquei Jonas Taylor (Jason Statham), l’unico in grado di salvare l’equipaggio – e l’oceano stesso – da questa inarrestabile minaccia. L’uomo, in squadra con Suyin (Li Bingbing), figlia dell’oceanografo a capo delle ricerche, dovrà trovare il coraggio di affrontare le proprie paure e di mettere a rischio la propria vita per salvare i superstiti.

Shark – Il Primo Squalo dal 9 agosto al cinema

Shark – Il Primo Squalo (qui il trailer italiano ufficiale) rispolvera un romanzo discretamente datato e un mito da prime time di Focus o DMAX per terrorizzare, divertire, intrattenere gli spettatori alla ricerca di emozioni estive. Nella stagione più calda dell’anno, infatti, il film di Turteltaub sortisce lo stesso effetto di una bibita gassata fredda: le bollicine rinfrancano lo spirito e sciolgono le tensioni, permettendo allo spettatore – attraverso la visione – di abbandonarsi a una visione disimpegnata.

Sfruttando alcuni piccoli accorgimenti tecnico-registici, Turteltaub centellina le apparizioni dell’enorme squalo preistorico, affidandosi a una “scrittura della suspense” erede della tradizione degli jumpscares orrorifici. I risultato è un fresco blockbuster estivo che gioca le proprie carte migliori, dall’inedita co-produzione cino-americana a un cast variegato ed internazionale, capeggiato dall’inglese Statham, passando per la cinese Bingbing e il connazionale Winston Chao, fino a Rainn Wilson, Ruby Rose, Cliff Curtis, Jessica McNamee, Masi Oka e Robert Taylor.

shark il primo squalo

Shark – Il Primo Squalo è un divertente “guazzabuglio” mainstream che riporta, chiunque, alle radici dell’immaginario della propria infanzia, tra mostri (anche marini) e squali giganti, giocando sull’effetto meraviglia comune – soprattutto – a tanto cinema degli anni ’90 (come non citare, ad esempio, Jurassic Park?). Il film di Turteltaub è un blockbuster intelligente capace di intrattenere sfruttando perfino l’arma dell’umorismo, dosato attentamente per stemperare ad arte tanto i momenti d’azione quanto quelli più gore.

Jason Statham riconferma il proprio ruolo di divo action esibendosi in assurde e coreografiche scene tete-a-tete con lo squalo preistorico: i toni potrebbero rasentare l’assurdo; ma è proprio la patina pop da fumettone o da attrazione di un parco acquatico – così irreale – e la concretezza delle premesse scientifiche (o para-scientifiche) scomodate all’inizio che trasformano Shark – Il Primo Squalo nella miglior risposta all’afa estiva, restituendo allo spettatore un intrattenimento libero, disimpegnato e leggero figlio di un decennio – gli anni ’90 – così lontano, eppure, mai come in questo caso così vicino.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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