Un Peuple et Son Roi recensione del film di Pierre Schoeller

scritto da: Gabriele Landrini

Il cinema e la televisione hanno più volte tentato di raccontare la Rivoluzione Francese, indagandola da punti di vista sempre nuovi e differenti: da Il Patto dei Lupi di Christophe Gans a Marie Antoinette di Sofia Coppola, da il celebre anime Lady Oscar fino alle diverse versione de Les Misérables, il Settecento francese non hai mai smesso di incantare lo schermo, arrivando anche alla questa Mostra del Cinema di Venezia grazie a Un Peuple et Son Roi.

Circoscritto al periodo immediatamente post-rivoluzionario compreso tra il 1789 e il 1793, il lungometraggio di Pierre Schoeller tenta di focalizzarsi sul difficile rapporto che il popolo francese ha instaurato con il re Luigi XVI, a seguito naturalmente della presa della Bastiglia e del suo ritorno a Parigi dopo aver vissuto a Versailles.

Come la storia insegna, inizialmente il sovrano non era infatti stato destituito, a causa di un legame ancora forte con i propri cittadini. A seguito di un tentativo di fuga, l’approvazione verso la sua figura è andata tuttavia scemando, dando inizio a quegli eventi diplomatici che in pochi anni avrebbero portato alla sua nota condanna.

La recensione di Un Peuple et Son Roi di Pierre Schoeller, presentato fuori concorso a Venezia 75

Presentato fuori concorso a Venezia 75, Un Peuple et Son Roi non restituisce sullo schermo quello che la trama – e il titolo – sembravano far presagire: nonostante il lungometraggio voglia mettere in scena le vicende che hanno portato alla morte del tirannico monarca, gran parte della storia si focalizza esclusivamente sul punto di vista della gente povera, senza indagare quello dei nobili, oltre che dei reali stessi.

Questo disequilibrio di fondo provoca anche una scarsa caratterizzazione di figure storiche chiave, prime fra tutte il sovrano deposto e il politico Roberspierre. Quest’ultimo, interpretato dal divo del cinema francese Louis Garrell, è infatti appena abbozzato, tanto da passare quasi inosservato, nonostante l’attore scelto per interpretarlo.

Meno superficiale è invece lo sguardo che il regista ha verso le figure più povere. Sebbene l’impianto corale del racconto non permetta rappresentazioni a tutto tondo, la figura di Gaspard Ulleil spicca sulle altre, grazie a una buona scrittura di partenza e a una funzionale interpretazione dell’attore che lo incarna.

Di stampo quasi didattico sono inoltre le scelte creative e stilistiche del cineasta. Seguendo pedissequamente l’ordine cronologico, scandito da una serie di didascalie chiarificatrici, il film si delinea come un manuale scolastico restituito in immagine, senza aggiungere nulla rispetto agli eventi propriamente concepiti.

Anche sondando le inquadrature e le scenografie, lo sguardo del regista appare anonimo, lontano dai fasti formali di pellicole come la già citata Marie Antoniette. Nonostante un buon ritmo, Un Peuple et Son Roi è dunque un lungometraggio non particolarmente illuminato che, pur presentando alcune soluzioni piacevoli, non è capace di rischiare, risultando di conseguenza estremamente dimenticabile.

Gabriele Landrini

Redattore | Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)


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