C’era una volta a Hollywood: 10 curiosità che legano il film all’universo di Tarantino

scritto da: Ludovica Ottaviani

C’era una volta a Hollywood è sbarcato al cinema registrando un successo capace di soddisfare le aspettative e di destare curiosità verso alcuni dettagli; questo perché molto prima che il MCU sfruttasse l’idea dei film interconnessi tra loro da collocare in un contesto mainstream condiviso molto più ampio, registi come Quentin Tarantino avevano già cercato di disseminare di easter eggs i loro film creando una rete capace di connetterli tra loro per poi instaurare, inoltre, un gioco di continui rimandi con gli spettatori.

Attraverso il suo nono film il regista ha cercato di continuare la tradizione inserendo piuttosto dei collegamenti tematici, più che dei semplici rimandi visivi o dei riferimenti familiari e più lineari per il pubblico di appassionati o di semplici avventori della domenica. Ma non solo, perché l’ode di Tarantino alla Hollywood del 1969 finisce per essere più tarantiniana di qualsiasi film – dal gusto tarantiniano e pulp – mai realizzato finora dal cineasta americano: ricco di omaggi ai suoi quasi-sconosciuti film preferiti, ai generi e a molto altro, C’era una volta a Hollywood (qui la nostra recensione) è un rompicapo visivo, un “gioco” di lusso per adulti, destinato a tutti gli appassionati del celebrato regista.

Di seguito troverete quindi 10 modi – o 10 piccole curiosità – attraverso i quali Tarantino ha cercato di connettere quest’ultima fatica con le precedenti produzioni che hanno contrassegnato la sua filmografia e con l’universo condiviso che esse occupano.

c'era una volta a hollywood

10. La catena Big Kahuna e le sigarette Red Apple

Una caratteristica dei film di Tarantino sono i brand ricorrenti che ha creato e, nel caso specifico, gli hamburger Big Kahuna e le sigarette Red Apple. La marca di hamburger resa famosa da Pulp Fiction si vede su un cartellone pubblicitario durante una delle molte scene “al volante” di C’era una volta a Hollywood.

Allo stesso tempo, le sigarette Red Apple sono protagoniste di un grande lancio grazie a una campagna pubblicitaria completa: in una scena a metà dei titoli di coda, Rick dalton è il protagonista di una pubblicità per le sigarette, vendendole come le migliori in circolazione. Ma quando la macchina da presa smette di riprendere, Rick blasta apertamente il marchio e condanna le sigarette per il loro orrendo retrogusto.

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09. Camei tagliati

I film di Quentin Tarantino sono pieni di camei e C’era una volta a Hollywood non è un’eccezione. Michael Madsen (Mr. Blonde ne Le Iene) compare brevemente nei panni di un comprimario accanto a DiCaprio nel serial Bounty Law. Ma in verità il ruolo di Madsen è stato sforbiciato e ridotto, pur essendo più fortunato di Tim Roth (Mr. Orange sempre ne Le Iene), James Marsden e Danny Strong, i cui camei sono stati tagliati; rispettivamente, avrebbero dovuto interpretare l’assistente tuttofare di Jay Sebring, Burt Reynolds e Dean Dean Martin.

Inoltre, Burt Reynolds stesso avrebbe dovuto interpretare George Spahn ma è scomparso poco prima delle riprese; a quel punto il ruolo è stato ricoperto da Bruce Dern (il generale Smithers del western The Hateful Eight).

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08. Courtney Hoffman

Quando arriva sul set con un terribile post-sbronza, Rick Dalton incontra il regista Sam Wanamaker e la sua costumista Rebekka: il compito della donna è quello di mascherare i tratti distintivi da eroe di Rick Dalton per farlo somigliare più a un “cattivo ragazzo” che alla star del precedente successo Bounty Law.

Rebekka è interpretata dalla vera costumista Courtney Hoffman, che precedentemente ha lavorato con Tarantino sul set di Django Unchained come costumista personale di Christoph Waltz. La donna ha anche lavorato come costumista nei film Baby Driver, Captain Fantastic e nell’adattamento di Tekken che i fan hanno finito per ignorare.

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07. Cliff, Randy E Stuntman Mike

La terza collaborazione di Kurt Russel con Quentin Tarantino li riporta direttamente al loro primo film: ancora una volta, Russel è uno stuntman di nome Randy. Al contrario di Stuntman Mike – protagonista di Death Proof – A Prova di Morte – Randy è un bravo ragazzo che non uccide ragazze nella propria auto da controfigura prima di scappare.

Non c’è traccia di Stuntman Mike in C’era una volta a Hollywood, anche se alcuni ipotizzano che Randy possa essere il padre o addirittura il fratello di Mike, ovvero Stuntman Bob. A prescindere dalle varie supposizioni comunque, il personaggio di Cliff sembra avere alcuni punti di contatto con la figura di Mike incluso il suo misterioso passato che lo vede coinvolto nell’omicidio di sua moglie.

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06. Zoe Bell

Restando in tema stuntmen (e dintorni), la collaboratrice abituale di Tarantino – nonché controfigura a sua volta – Zoe Bell ha un cameo nel film nei panni di Janet, la moglie proprio di Randy. È proprio lei la donna che interrompe il combattimento tra Bruce Lee e Cliff, impazzendo dopo aver scoperto che le hanno danneggiato l’auto nel momento in cui Cliff ha lanciato la leggenda delle arti marziali contro la fiancata.

Questo non è il primo ruolo “parlante” della Bell in un film di Tarantino, visto che era una delle protagoniste di Death Proof – A Prova di Morte nei panni di se stessa. Nel film la donna capitanava il nuovo gruppo di ragazze protagoniste della seconda metà, realizzando da sola le proprie scene pericolose, come legarsi sul cofano di una Dodge Challenger.

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05. L’eredità di Bruce Lee

Qualora non fosse bastata la tutina gialla indossata da Uma Thurman in Kill Bill Vol.1, Tarantino è un amante dei film con protagonista Bruce Lee. I lavori e le parole dell’attore hanno grandemente influenzato il lavoro in due capitoli del regista del Tennessee, ispirato ai vecchi film di Kung Fu e Wuxiapian e adesso, finalmente, Lee stesso torna in vita grazie al corpo e alla mimica dell’attore Mike Moh.

Il vero problema è legato a come Tarantino ha scelto di dipingere Lee, in un modo contraddittorio che ha fatto storcere il naso tanto alla sorella dell’attore quanto ai fan, che non hanno apprezzato il modo in cui è ritratto in C’era una volta Hollywood come uno sbruffone attaccabrighe; e di certo non ha aiutato il fatto che il regista lo abbia descritto come “un uomo arrogante”, dettaglio che ha fatto arrabbiare Shannon Lee più che mai.

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04. Cowboy e film western

Attraverso film come Django Unchained e The Hateful Eight non è poi così sorprendente che Tarantino sia un fan dei film Western, in particolare degli Spaghetti Western tutti italiani dal sapore revisionista.

Il genere torna prepotentemente in C’era una volta Hollywood e lo fa in senso letterale, perché interpretato da DiCaprio. Rick Dalton è infatti un cowboy sul viale del tramonto la cui carriera viene rivitalizzata grazie ai Western Made in Italy. Attraverso Dalton, Tarantino è così in grado di esplorare, mai come prima d’ora – soprattutto a livello tematico –, una leggenda di questo genere che sta invecchiando, cosa abbastanza comune negli Spaghetti Western dell’epoca.

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03. Uccidere i nazisti

Uno dei film interpretati da Rick Dalton – I 14 Colpi di McCluskey – vede protagonista l’attore nei panni di un uomo che uccide dei nazisti con un lanciafiamme. Un episodio plausibile nell’universo di Quentin Tarantino fin dai tempi di Bastardi Senza Gloria; è quindi possibile che la figura di McCluskey che incenerisce i nazisti sia basata su eventi reali e non si tratti soltanto di un’idea da B-Movie degna di un film di Roger Corman.

Inoltre, la presenza con un solo occhio – e l’altro bendato – di McCluskey potrebbe essere un omaggio alla primissima comparsa di Nick Fury nel mondo Marvel: un personaggio che, per una strana coincidenza, veniva già menzionato da Clarence in Una Vita al Massimo (True Romance, scritto da Tarantino stesso) dove potrebbe essere servito come anticipazione del suo aspetto alla fine del film, dopo che è riuscito ad uscire (quasi) incolume da una sparatoria fatale.

02. Cambiare la storia

L’elemento che ha sicuramente colto di sorpresa molti spettatori – dopo la visione di C’era una volta a Hollywood – è che il film non si può ridurre semplicemente a una lettera d’amore nei confronti della Hollywood del 1969; piuttosto, è una versione alternativa della Storia nella quale i seguaci della setta di Charles Manson vengono uccisi e le vittime reali invece sopravvivono.

Facendo questo, Tarantino ha usato ancora una volta la finzione per liberarsi, con violenza, di alcuni dei capitoli più oscuri della Storia americana, garantendo un piacere catartico mentre procede nell’opera di revisione. Precedentemente il regista aveva già fatto esplodere la schiavitù (o una sua incarnazione) in Django Unchained e messo fine alla Seconda Guerra Mondiale sparando ad Adolf Hitler e all’Alto Commando Nazista prima di far saltare in aria il cinema dove si trovavano.

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01. Tarantino e la violenza al cinema

Prima di uscire dalla loro auto, Sadie convince i suoi compagni di setta ad uccidere Rick e Cliff perché le hanno insegnato il significato della violenza attraverso il mezzo televisivo. Sadie ricalca pedissequamente le convinzioni di Nancy Pitman, una fanatica di Manson che incolpava gli show televisivi sulla falsariga di Bounty Law per averli ispirati.

Tarantino ha sempre difeso l’uso palesemente iperbolico che fa dell’estrema violenza, mettendo a tacere con rabbia tutti coloro che accusano i suoi film di violenza iper-realistica. Finora C’era una volta a Hollywood è la replica più diretta che ha mai concesso attraverso un film, nel quale c’è una seguace di Manson che cita la (fallace) connessione tra la violenza del mondo reale e il cinema… solo per poi finire bruciata viva da un lanciafiamme per mano di un attore che interpreta un cowboy.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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