Clint Eastwood: i suoi 10 migliori film da regista

scritto da: Lucia Lorenzini

Clint Eastwood è una figura speciale a Hollywood. Prima di passare dall’altra parte della macchina da presa, diventando uno dei più grandi registi americani della propria generazione, la sua stella di attore ha brillato per decenni, e continua a farlo ancora oggi. Riuscire a mantenere questi standard leggendari sarebbe quasi impossibile, ma non per lui, l’uomo che “ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza cappello” , come diceva Sergio Leone. In occasione dell’uscita al cinema della sua ultima fatica Il Corriere – The Mule, abbiamo stilato una Top 10 sulle migliori pellicole che ha diretto.

I 10 migliori film da regista di Clint Eastwood

10. Brivido nella notte (1971)

Per l’esordio da regista, Eastwood trae ispirazione da due cineasti molto influenti per la sua formazione: Sergio Leone e Don Siegel. Adatta le inquadrature di Leone, facendo grande attenzione sia al primo piano che alla profondità di campo, e imita l’approccio basato sull’efficienza di Siegel, concentrandosi solo sulle necessità di base di ogni scena, facendo al massimo due o tre riprese. Questo gli permette di offrire il tipo di intensità istantanea e imprevedibile di cui aveva bisogno questo fantastico thriller. Play Misty for Me (questo il titolo originale) racconta l’ossessione pericolosa di una donna per un dj della radio locale.

9. Un mondo perfetto (1993)

Sulla carta, non c’è nulla di sconvolgente nella sceneggiatura di John Lee Hancock su un criminale di nome Butch (Kevin Costner) che evade dalla prigione e rapisce Philip (T.J. Lowther), un ragazzino malinconico cresciuto in una rigida famiglia di Testimoni di Geova. Ciò che rende il film così avvincente è come Eastwood riesce a tratteggiare in maniera delicata e nostalgica la campagna texana, e come in maggior misura riesce a estrapolare due prestazioni molto naturali sia da Costner che dal bambino Lowther. In quel periodo Costner è all’apice della celebrità: vestire i panni di questo antieroe, un personaggio oscuro e violento che diventa una sorta di figura paterna anche se imperfetta, è una mossa rischiosa ma vincente.

8. Lo straniero senza nome (1973)

Eastwood sceglie con intelligenza di non giocare sul sicuro quando si tratta di dirigere il suo primo film nel genere che lo ha reso una grande star internazionale: il western thriller. La pellicola inizia come molti altri di Leone: uno sconosciuto si presenta in una città nel mezzo del nulla e sistematicamente la purifica dai criminali omicidi. Sembra piuttosto tagliato e asciutto, fino a quando alcuni elementi surreali cominciano a intrufolarsi nel quadro, accompagnati dal deliberato accumulo di suspense, trasformando questa semplice premessa in una vera e propria biblica storia di vendetta divina.

7. Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976)

Un superbo western classico alla ricerca di una combinazione soddisfacente della morbosa fantasia trovata nel lavoro di Leone e nello stile avventuroso di John Ford. Eastwood, stanco di vedere western statunitensi mediocri, decide di uscire allo scoperto e di proporsi come ideale successore di Leone, dirigendo quello che il Time definì uno dei migliori film dell’anno ed uno dei migliori western in circolazione.

6. Lettere da Iwo Jima (2006)

È il secondo film per Eastwood sul tema della battaglia di Iwo Jima, in cui racconta la storia dal punto di vista giapponese. Flags of Our Fathers è il primo film e narra la stessa tematica dal punto di vista dei marines statunitensi. In Lettere da Iwo Jima Eastwood collabora con un altro leggendario regista hollywoodiano, Steven Spielberg. Il film consegna una lettera d’amore agrodolce alle truppe della Seconda Guerra Mondiale con una storia sulle conseguenze della Battaglia di Iwo Jima. Tutte le ricerche effettuate per Flags of Our Fathers convincono Eastwood a raccontare la parte giapponese della storia, per dare al film americano una sorella più piccola, che sembra essere non solo una delle opere più importanti della sua carriera, ma uno dei più grandi film di guerra giapponesi mai fatto. Eastwood presenta uno sguardo rinfrescante e non politico sulla guerra, in cui il bilancio umano prende il centro della scena, coraggiosi patrioti si trasformano in inutili strumenti di distruzione e “cuori sanguinanti” incontrano arbitrariamente grazia e bellezza nel caos del conflitto.

5. Gran Torino (2008)

Eastwood non ha mai avuto paura di esprimere le sue opinioni repubblicane, inserendo nei suoi film ideali conservatori: responsabilità personale, tolleranza zero contro il crimine violento, protezione della proprietà privata. Gran Torino è un dramma severo ma compassionevole su un vecchio razzista di Detroit che fa amicizia con una famiglia di asiatici. È uno dei film di Eastwood che mira verso il lato “buono” del suo spettro ideologico. In molti modi si può guardare il personaggio di Eastwood in Gran Torino, ma sembra impossibile non leggerlo come un’estensione di Harry Callaghan: un solitario scontroso con l’anima del vigilantismo del selvaggio West.

4. I ponti di Madison County (1995)

Eastwood si cimenta su un terreno non troppo consono per lui, il dramma romantico. È l’adattamento del romanzo best seller di Robert James Waller, la storia di una donna sposata solitaria (Meryl Streep) che si innamora di un fotografo (Eastwood), un’avventura di quattro giorni che si trasforma in una vicenda turbinante. Concentrandosi sui sentimenti universali basati sulle scelte spinte da sentimenti molto forti, Eastwood trascende i confini del melodramma strappalacrime, con la grandissima interpretazione, a volte tumultuosa, a volte malinconica, dei suoi protagonisti.

3. Mystic River (2003)

Mystic River è, a prima vista, un thriller ambientato a Boston sul mistero che circonda l’omicidio della figlia di un boss della mafia locale (Sean Penn). Tuttavia, le macchinazioni di genere sono solo la ciliegina sulla torta di questo dramma cupo e sobrio, su come il tempo alla fine cambia ogni persona e su come la disperazione e la paranoia possano trasformarci in mostri. Il legame spezzato tra i tre amici d’infanzia (Penn, Tim Robbins e Kevin Bacon) è spinto al limite quando il personaggio di Penn inizia a sospettare di uno dei suoi amici, un sospetto complicato da una scelta traumatica fatta da bambini. Mentre la narrazione si espande, Eastwood mantiene un tono coerente, senza mai intralciare le prestazioni dei suoi tre protagonisti.

2. Million Dollar Baby (2004)

La pellicola è dedicata al mondo della boxe e il soggetto è tratto da un racconto della raccolta “Rope Burns” di F.X. Toole. Il film vede come protagonisti, accanto a Clint Eastwood, Hilary Swank e Morgan Freeman. Con quattro Oscar vinti (miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista alla Swank e miglior attore non protagonista a Freeman), la pellicola ha riscosso un grande successo in Europa e all’estero. I posti oscuri e scomodi della storia, una pugile (Swank) che si afferma attraverso un allenatore irritabile (Eastwood), sono supportati dal forte legame che si instaura tra i due protagonisti. Con questo film Eastwood fa un grande balzo in avanti e consegna al pubblico un lavoro ineccepibile, un pugno allo stomaco devastante.

1. Gli Spietati (1992)

Probabilmente uno dei due western più grandi di sempre, insieme a Il Buono Il Brutto e Il Cattivo di Leone, che incorona Eastwood come star del cinema. Il rovescio della medaglia, Gli spietati è il coronamento di Eastwood come regista e il suo epilogo rivoluzionario a una carriera affermata nel genere. Un western realistico e cinico in cui Eastwood ritaglia per sé la parte di un vecchio ex-pistolero, e costruisce un ritratto crudo e brutale che spiega come una vita guidata dalla violenza possa finire solo in un’esistenza vuota e infernale. Il film vinse quattro premi Oscar, tra i quali miglior film e Miglior regia. È il terzo western della storia del cinema ad aver vinto l’Oscar come miglior film, dopo I pionieri del West (1931) e Balla coi lupi (1990). Nei titoli di coda Eastwood inserisce una dedica particolare: «a Sergio e Don», per ricordare i due maestri che lanciarono la sua carriera e che gli insegnarono ad amare il cinema.

Lucia Lorenzini

Redattrice | Dipendente da cinema e serie tv fin da quando ha iniziato a usare il telecomando | Film del cuore: Casablanca | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Luke, sono tuo padre" (Star Wars Episodio V - L'Impero Colpisce Ancora)


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