Clooney e i Coen: 5 film per approfondire un sodalizio fra cinema e politica

scritto da: Carlotta Guido

In occasione dell’uscita di Suburbicon, il nuovo lungometraggio diretto da George Clooney e scritto da Joel e Ethan Coen (qui la nostra recensione), abbiamo provato ad approfondire lo stretto legame tra i fratelli più prolifici e originali del cinema americano, e uno degli attori più conosciuti dello star system. Tra commedie e spy story, si evince quanto l’interesse di questi tre artisti verta sulla politicità dell’essere umano e sulla sua capacità di stare al mondo e confrontarsi con la storia.

Clooney e i Coen: 5 film per approfondire un sodalizio fra cinema e politica

prima ti sposo e poi ti rovino

5. PRIMA TI SPOSO POI TI ROVINO  (Joel Coen, 2003)

In questa commedia sentimentale, tra un procedimento penale e l’altro, troviamo George Clooney nei panni dell’abile avvocato matrimonialista Miles Massey alle prese con Catherine Zeta-Jones, mentre i fratelli Coen si dividono tra la regia – firmata da Joel – e la sceneggiatura, cui però hanno lavorato entrambi, come da prassi.

Clooney si ritrova ancora una volta ad interpretare un personaggio molto fascinoso ma che non sa resistere al fascino femminile. Il film rappresenta per i Coen il campo perfetto per descrivere la noia alto-borghese americana, divisa tra accordi pre-matrimoniali e post-divorzio, dove l’unico interesse è quello di risultare vincitori e accaparrarsi più “felicità” – cioè soldi – possibile. La scrittura dei Coen si serve di questo ambiente patinato per diventare sempre più autorialmente aggressiva ed efficace.

ave cesare

4. AVE, CESARE!  (Joel e Ethan Coen, 2016)

Tra gli eventi fasti e nefasti della vecchia Hollywood anni ’50, George Clooney interpreta un attore alle prese con un peplum ad altissimo budget che però vede arrestare le sue riprese nel momento in cui l’attore scompare misteriosamente. I Coen, che in questi caso collaborano sia nella regia che nella scrittura e anche nella produzione, utilizzano un Clooney dallo spirito molto “technicolor” e molto “studio system” per costruire una satira su quel periodo cinematografico a stelle e strisce di cui tutti hanno sentito parlare: quello delle major e della “caccia alla streghe”.

Il personaggio di Clooney sembra quasi convinto dai suoi rapitori – tutti filocomunisti e tutti riuniti in un sommergibile, russo ovviamente – e, una volta rilasciato, riesce ad interpretare la difficile scena finale del peplum, pur sbagliando la battuta finale. Tutto sembra essere gioco in questo film: i moduli stilistici del cinema americano anni 50 vengono usati per esprimere qualcosa di nuovo, per focalizzarsi su dei dettagli storici a volte poco ricordati.

burn after reading

3. BURN AFTER READING  (Joel e Ethan Coen, 2008)

Anche in questo film i fratelli Coen firmano regia, soggetto e sceneggiatura e si appropriano di un cast stellare – oltre a George Clooney, ritroviamo anche John Malkovich, Frances McDormand, Tilda Swinton, Brad Pitt e J. K. Simmons – per mettere in scena la loro storia di spie un po’ fuori dal comune.

Anche in questo caso il fascino di Clooney è messo al servizio del film e si ritrova ad essere un duplice amante per i personaggi interpretati dalla Swinton e dalla McDormand. In questo caso i Coen giocano su un intreccio pieno di fraintendimenti, di parole non dette, di nascondigli e minacce telefoniche che sembrano far evolvere il vecchio stile da film di spionaggio in una sciarada contemporanea ricca di risate.

suburbicon

2. SUBURBICON  (George Clooney, 2017)

Per questo film i ruoli si scambiano e troviamo George Clooney a firmare la regia e i fratelli Coen co-autori della sceneggiatura assieme allo stesso Clooney e a Grant Heslov, giù autore per i precedenti film di Clooney Good Night and Good Luck, Le idi di Marzo e Monuments Men. La tattica che Clooney adotta per la scelta del suo reparto tecnico si basa sulla sicurezza dei precedenti successi e suoi legami stretti nella sua carriera nello scorrere del tempo, andando così a costituire una piccola squadra di lavoro di cui potersi fidare.

In Suburbicon coesistono le anime del “trinomio” Clooney/Coen, grazie a una storia dal risvolto politico e sociale molto forte e da una scrittura graffiante e persuasiva come quella dei Coen – che avevano messo nel cassetto il soggetto da cui è stato tratto il film già nel 1986. In questo lungometraggio Clooney decide di servirsi della faccia pulita e da bravo ragazzo di Matt Damon, già impegnato da Clooney in Monuments Men, che riesce perfettamente nella rappresentazione del tipico every man compiaciuto della sua esistenza, ignaro di quello che la vita sta per gettargli addosso.

fratello dove sei

1. FRATELLO, DOVE SEI?  (Joel Coen, 2000)

I fratelli Coen si affidano a George Clooney che, allontanato dalla sua aura di bello e tenebroso, presta il volto a nient’altro che Everett “Ulysses” McGill, nella loro versione totalmente americana dell’Odissea. Il film è un tripudio di riferimenti cinematografici e letterari, in primis nella figura interpretata da Clooney, un Ulisse appena scappato di galera che ha dalla sua parte se non il Fato quantomeno una grande dote oratoria.

Forse uno dei livelli più alti e interessanti raggiunti dal cinema dei Coen, Fratello, dove sei? vede la partecipazione di molti grandi attori “caratteristi” della scena americana come John Turturro, John Goodman e Timothy Blake Nelson che elevano il senso del film grazie alle loro interpretazioni. I tòpoi dell’epica omerica vengono citati e rispettati in un susseguirsi di cornici e incontri che si coniugano però nella storia americana – dalla musica folk, allo scontro con il Ku Klux Klan, ai grandi paesaggi rurali del Sud – che sugellano una riflessione in pieno stile Coen sulla condizione del loro paese d’origine.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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