Paolo Villaggio: l’Italia piange il “megaragioniere galattico”

scritto da: Lucia Lorenzini

“Fantozzi rispecchia una certa realtà italiana, ma soprattutto la deforma alla grande, la ridisegna con genio surrealista, e sostanzialmente la restituisce inservibile, quindi preziosissima: una visione. Lo fa con una tecnica che adesso sembra banale, tanto è penetrata nel senso dell’umorismo degli italiani, ma che non c’era prima di Paolo Villaggio.”

Alessandro Baricco

Paolo Villaggio, per tutti gli italiani il megaragioniere galattico Ugo Fantozzi, l’emblema dell’uomo mediocre, sopraffatto dalla sfortuna della vita, vessato dai colleghi e dominato da un costante sentimento di rivalsa, si è spento oggi, 3 luglio, all’età di 84 anni.

Era il 27 marzo del 1975 quando usciva nelle sale cinematografiche Fantozzi, primo capitolo della fortunata saga che, narrando le disavventure dell’omonimo ragioniere, ha dipinto e catturato lo spirito di un’epoca. Il personaggio del ragionier Ugo Fantozzi nasce dalla fantasia dello stesso Paolo Villaggio, dopo un periodo lavorativo da impiegato nell’azienda Italsider.

L’esordio nel 1968 alla trasmissione televisiva “Quelli della domenica”, poi il salto letterario nel 1971 con “Fantozzi” e nel 1974 con “Il secondo tragico libro di Fantozzi“. Paolo Villaggio scrisse il libro usando un italiano completamente diverso da quello che conosciamo. La grammatica in più parti è scorretta e gran parte delle composizioni di parole sono grossolane e surreali. Villaggio, creando il mondo surreale e grottesco di Fantozzi, volle infatti aggiungerci anche una lingua propria, una storpiatura dell’italiano corretto.

Ugo Fantozzi, l’emblema dell’uomo mediocre, sopraffatto dalla sfortuna della vita, vessato dai colleghi e dominato da un costante sentimento di rivalsa

Elemento che spicca tra i periodi contorti è l’uso errato del congiuntivo come batti, dichi, facci, vadi, venghi. E poi merdaccia, coglionazzo, fogna di Calcutta, puccettone, salivazione azzerata, mani due spugne, fronte imperlata di sudore, la poltrona in pelle umana, la nuvola da impiegato, il direttore galattico, il megadirettore naturale, il Dir. Gen. Lup. Mann. Gran Farabut: tutto questo lessico della disperazione e del sopruso, il lessico usato e subito da chi sopravvive non solo ai piani bassi dell’organigramma aziendale ma ai piani bassi della vita, è diventato ormai lessico familiare degli italiani, quasi senza distinzioni di ceto, istruzione, provenienza geografica.

Può piacere o non piacere sia il linguaggio, sia il mondo del ragioniere, ma dobbiamo riconoscere che pochissimi prodotti sia della tv che del cinema hanno avuto la stessa efficacia. Che cos’è una situazione fantozziana o alla Fantozzi? Sappiamo tutti, ora, cosa significa: sono situazioni, esperienze e atteggiamenti tragicomiche tipiche del personaggio. Ma prima degli anni 70, come veniva chiamata? La situazione fantozziana c’era già, solo che mancava la parola per definirla, e dunque nessuno l’aveva ancora messa bene a fuoco.

paolo villaggio 1

Il primo film sbancò il botteghino incassando più di 6 miliardi di lire, rimanendo in cartellone per più di otto mesi. Il pubblico si innamorò perdutamente del personaggio: l’italiano medio, incollato al suo ruolo di impiegato pigro e sfortunato, sgrammaticato nel linguaggio, aspirante traditore della moglie per rimarcare una virilità inesistente, che rigetta la cultura in favore del calcio, che ama i piaceri semplici come il frittatone di cipolle, la Peroni gelata e il rutto libero in poltrona davanti alla TV.

Villaggio, da allora, si trovò a interpretare la parte del misero impiegato altre nove volte, creando una sorta di compagnia “teatrale” costellata di personaggi surreali, grotteschi ed esilaranti: dalla moglie Pina (prima Liù Bosisio, poi Milena Vukotic), definita “una specie di curioso animale domestico”, all’orrenda figlia Mariangela (Plinio Fernando), il ragionier Filini (Gigi Reder), organizzatore di improbabili appuntamenti come la tradizionale partita a calcio “scapoli-ammogliati”, la signorina Silvani (Anna Mazzamauro) di cui Fantozzi è infatuato, al Geometra Calboni (prima Giuseppe Anatrelli, poi Riccardo Garrone) definito come uno che “sparava balle così mostruose che a quota 1600 Fantozzi fu colto da allucinazioni competitive”.

Il ragionier Ugo, la divinità degli impiegati del sottoscala, mani due spugne, salivazione azzerata, è un antieroe sfortunato

Tra le tematiche che il film anticipò, sia pur con profonda ironia, troviamo il mobbing, la crisi economica, il divario sociale, l’apatia politica. Il ragionier Ugo, la divinità degli impiegati del sottoscala, mani due spugne, salivazione azzerata, è un antieroe sfortunato: nel suo mondo trucido fatto di butterati panettieri, latin lover di provincia, tragiche gite aziendali e capi rigidissimi, austeri e aristocratici, Fantozzi riesce sempre a far spuntare un sorriso, perché le sue sciagure sono quelle di tutti.

Nel calderone fantozziano, prende corpo, forma e spirito un bestiario perfetto realmente esistente in tanti altrove possibili. Il nostro altrove. Ammettiamolo, almeno una volta nella vita ci siamo sentiti lui. In una delle sue ultime interviste, Paolo Villaggio definì così l’amore del pubblico verso la sua creatura: «All’inizio la gente rideva e basta, ma si sentiva anche aggredita, poi subentrò la gratitudine. Fantozzi è un “subitore” perfetto, ha liberato tutti dalla spiacevole sensazione di  sentirsi unici nel proprio essere sfigati. Era come una seduta terapeutica, gli spettatori seguivano le sue avventure e pensavano “forse è vero, siamo tutti così”». Lo sfigato impiegato nel frattempo è entrato nella Treccani e il suo creatore del personaggio ha lavorato con Federico Fellini, Ermanno Olmi, Giorgio Strehler e Lina Wertmüller. Più sfigato di così….

Lucia Lorenzini

Dipendente da cinema e serie tv fin da quando ha iniziato a usare il telecomando | Film del cuore: Casablanca | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Luke, sono tuo padre" (Star Wars Episodio V - L'Impero Colpisce Ancora)


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