Richard Jewell e il nuovo cinema “eroico” di Clint Eastwood

scritto da: Diego Battistini

È nei cinema il film Richard Jewell, l’ultima fatica dell’instancabile Clint Eastwood, che a maggio compirà la bellezza di 90 anni. Il film racconta una storia poco nota in Italia: quella di Richard (interpretato dall’attore Paul Walter Hauser), guardia di sicurezza che, nell’estate del 1996 ad Atlanta durante le Olimpiadi, rinviene una bomba nel centro della città, segnalandone la presenza ed evitando così una strage. Balzato subito agli onori della cronaca per aver salvato, con la sua scoperta, centinaia di persone, durante le indagini dell’FBI Richard viene inspiegabilmente declassato (anche dalla stampa) da eroe nazionale a mitomane coinvolto nel potenziale attentato.

Già raccontando la storia (vera) da cui prende spunto il film, si può ben intuire per quale motivo Eastwood abbia deciso di realizzarne una trasposizione cinematografica. In fin dei conti, Richard Jewell non è altro che l’ultimo capitolo di una trilogia ideale dedicata ai “nuovi eroi d’America”, a cui appartengono anche i precedenti Sully (2016) e Ore 15:17 Attacco al treno (2018).

Fin dagli esordi, il cinema di Eastwood ha sempre posto al centro la figura dell’eroe, o meglio dell’anti-eroe. Lo stesso Eastwood ha costruito la sua carriera d’attore su due “archetipi cinematografici”, quali l’ispettore Harry Callahan e il il pistolero senza nome, defluiti poi in quella magistrale caratterizzazione che rappresenta un po’ la summa del personaggio-Eastwood: il Walt Kowalski di Gran Torino. Anche discostandosi dalle sue maschere, la maggior parte dei personaggi raccontati dal cinema del regista di Carmel convivono con luci (spesso poche) e ombre (quasi sempre molte). Si pensi, ad esempio, al compositore Charlie Parker protagonista del sottovalutato Bird, all’inquietante padre della Nazione Hoover in J. Edgar, oppure al ladro (ed assassino) Butch di Un mondo perfetto, e ancora al soldato Chris Kyle di American Sniper, per Eastwood un eroe nazionale, certo, eppure al contempo un uomo lacerato dai sensi di colpa.

Eppure, negli ultimi anni il cinema di Eastwood si è fatto meno problematico nei confronti dei suoi eroi. Come se, giunto a una veneranda età, il regista avesse deciso di non osservare più criticamente i suoi personaggi, ma bensì di esaltarne il comportamento, in questo caso puramente eroico. Non che si sia limitato solo a questa visione “edulcorata” dell’eroe cinematografico, come testimonia anche il recente The Mule – Il Corriere, ma è innegabile che la tendenza del regista negli ultimi anni sia stata quella di raccontare storie (vere) con protagonisti americani eroici senza macchia e senza paura. Degli esempi da seguire, insomma, la cui integrità molto spesso è messa in dubbio in un primo momento dall’opinione pubblica, nonostante le loro nobili azioni.

Il protagonista di Richard Jewell, così come il pilota Chesley Sullenberger, devono vedersela con i propri detrattori che non vogliono riconoscere loro lo status di eroi, e cercano in tutti i modi di mettere in discussione (ingiustamente) l’immagine edulcorata dell’uomo giusto ed etico che appartiene loro. Ma, nonostante ciò, alla fine le loro qualità umane riescono sempre ad emergere e ad avere la meglio su tutto. Questo non solo perché i nuovi eroi che contraddistinguono il cinema di Eastwood non hanno macchie, ma perché hanno quell’onesta forza che appartiene solo alla gente comune. Questi nuovi eroi, infatti, non recitano un ruolo, non rappresentano un cliché, ma nel compiere i loro atti di eroismo rimangono sempre loro stessi.

Sono ragazzi che durante un viaggio scanzonato in Europa si ritrovano a salvare le vite di decine di persone su un treno diretto a Parigi, fermando un terrorista pronto a fare una strage (Ore 17.15 Assalto al treno); è un pilota vissuto nell’anonimato finché non salva, grazie ad intuito ed esperienza (non certo a fortuna!), i passeggeri di un aereo in avaria, facendolo atterrare (non precipitare!) sul fiume Hudson (Sully); ed è anche una guardia di sicurezza diligente che mette a repentaglio la propria vita pur di salvarne altre (Richard Jewell, naturalmente).

Ma questi nuovi personaggi eastwoodiani sono molto di più che eroi: sono un esempio. Generano, attraverso le loro azioni, una reazione a catena capace infondere coraggio e senso di appartenenza a una comunità intera che, proprio grazie al loro esempio, si compatta dimenticando i conflitti (anche sociali) che la logorano. Così, come lo slancio eroico dei giovani soldati americani che fermano il terrorista è seguito dalla ribellione degli altri passeggeri del treno, che contribuiscono a fermare il malvivente, allo stesso tempo il gesto eroico del pilota Sullenberger spinge i proprietari delle imbarcazioni sull’Hudson ad entrare in azione, soccorrendo i sopravvissuti.

Proprio questo trasferimento di eroismo dal singolo alla comunità, evidenzia come in Richard Jewell e la trilogia ideale di cui fa parte, Eastwood non si limiti a raccontare vicende individuali, ma alimenti quella riflessione sull’homo americanus e, più in generale, sugli Stati Uniti che da sempre contraddistingue il suo cinema, e che ne fa un vero e proprio cantore (nel bene e nel male) della propria nazione, come già aveva intravisto lo scrittore Norman Mailer alla fine degli anni ’80.

Una nazione, gli States (ma la riflessione potrebbe anche essere allargata all’intera società contemporanea), che Eastwood descrive come una realtà sfiduciata e divorata da una depressione morale che ha bisogna di figure di riferimento, di esempi capaci di infondere fiducia e sopratutto un rinnovato sentimento di coesione umana. Lo fa naturalmente anche con un pizzico di retorica, e talvolta infondendo una (senile?) fiducia, o comunque speranza, nei confronti del popolo americano e, sempre in generale, dell’umanità tutta.

Eppure, nonostante questo messaggio edulcorato ed ottimista, su questa trilogia dedicata ai “nuovi eroi d’America” aleggia, un po’ come se fosse l’altra faccia (naturalmente oscura) della medaglia, quanto il drammaturgo Bertolt Brecht fa dire in Vita di Galileo al fisico ed astronomo pisano: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


Siti Web Roma