Stan Lee: il papà dei supereroi con “superproblemi”

scritto da: Ludovica Ottaviani

Con la scomparsa di Stan Lee ci sentiamo tutti un po’ più orfani dei sogni e delle utopie d’intere generazioni cresciute a pane e fumetto, e che sembrano essersi fermate all’improvviso per commemorare uno dei padri della pop culture.

Stan Lee, il cui vero nome era Stanley Martin Lieber, era nato a New York nel 1922, da Jack e Celia Lieber, immigrati ebrei di origine romena. Da ragazzo iniziò a lavorare come addetto alle copie per Martin Goodman presso la Timely Comics, azienda che, solo in un secondo momento, sarebbe diventata la Marvel Comics: il suo primo lavoro, una pagina di testo firmata con lo pseudonimo di Stan Lee, fu pubblicato come riempitivo su un numero di Capitan America del 1941.

La carriera di Lee iniziò molto presto e fu subito repentina: fu subito promosso dal ruolo di scrittore di riempitivi a quello di sceneggiatore di fumetti completi, diventando così il più giovane editor nel campo, all’età di 17 anni. Solo dopo la seconda guerra mondiale ritornò alla sua occupazione presso quella che poi sarebbe diventata la Marvel Comics.

stan lee

Nei suoi lunghissimi 95 anni Stan Lee aveva visto una guerra mondiale con i propri occhi, rispondendo a quell’orrore e al dolore della ricostruzione con il linguaggio che conosceva meglio: quello del fumetto.

Il fumetto, un mondo apparentemente bidimensionale che riesce sempre però a varcare i confini della “gabbia” nella quale si consumano le avventure dei personaggi; e se fino a quel momento i supereroi americani avevano rappresentato l’incarnazione all’ennesima potenza dell’archetipo dell’eroe americano – affascinante, rassicurante, buono, ricco, perfetto – è proprio Stan Lee a cambiare le carte in tavola del circuito.

Il fumetto cambiò infatti faccia e sensibilità grazie al lavoro di Lee, capace di intercettare i mutamenti del proprio tempo: i supereroi Marvel diventarono così quelli con “i grandi poteri dai quali derivano grandi responsabilità”; quelli rubati al nostro quotidiano ma costretti, loro malgrado, a gestire super problemi, fronteggiando super cattivi e salvando il mondo senza mai rinunciare a loro stessi, forti soprattutto della loro diversità.

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Addio a Stan Lee: il papà dei supereroi con superproblemi

Oltre ad aver rilanciato supereroi protagonisti delle strisce degli anni ’30 come Capitan America e Namor, sono I Fantastici 4 (nati nel 1961); Hulk (1962); Thor (1962); Iron Man (1963); X-Men (1963); Daredevil (1964); Dottor Strange (1963) e L’Uomo Ragno (1962) ad essere nati direttamente della mente di Lee, che a dispetto del pensiero comune ha creato su carta – e scritto – le avventure dei suoi supereroi, senza mai disegnarle; per questo vanno menzionate le sue collaborazioni con disegnatori come Jack Kirby, Bill Everett e Steve Ditko.

Il pregio di Stan Lee, in vita, fu quello di infondere lo straordinario nell’ordinario, rassicurandoci che i supereroi non esistono solo sulle pagine inchiostrate dei fumetti; nella vita di tutti i giorni il supereroe è chiunque si renda capace di imprese straordinarie.

E Lee lo era in prima persona, perché nei suoi 95 anni non ha mai mancato, ad esempio, un appuntamento con uno dei film Marvel adattati da un suo fumetto; quasi un rituale scaramantico.

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Prima ancora che un curioso cameo, le sue apparizioni erano la gioia dei fan, nonché il segnale che quel mondo che Lee aveva creato su carta, a partire dal 1961, era finalmente approdato sul grande schermo, colonizzando in via definitiva l’immaginario della pop culture.

Dalla sua prima apparizione nel 1989 sul set del film Processo all’Incredibile Hulk ne seguirono poi molte altre: X-Men, Spider-Man, I Fantastici 4, Daredevil, Hulk, Iron Man, Thor, Avengers, Captain America, Guardiani della Galassia, Deadpool, Ant-Man, Black Panther e perfino Venom, Lee non ha mai perso l’appuntamento con un film o con uno dei molteplici sequel del MCU.

Gli spettatori lo vedranno ancora un’ultima volta in Avengers 4, dove comparirà – anche se postumo – per allietare quei True Believers (come chiamava i lettori affezionati) che sono cresciuti, hanno riso, pianto e guardato con occhi pieni di meraviglia le avventure nate dalla sua penna.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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