Star Wars, il potere della Forza: dalle origini al mito

scritto da: Redazione

Articolo a cura di Luca Buricchi

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Per tutte quelle generazioni di spettatori nati dopo il 1977 è difficile pensare o anche solo immaginare un mondo senza Star Wars. Oggi sentir parlare della saga o individuare le sue influenze più o meno dirette ci sembra normale e naturale, ma per capire le origini di questo fenomenale imprinting di massa si deve fare qualche passo indietro nel tempo ed arrivare a cavallo tra i ’60 e i ’70.

In quegli anni Hollywood versava in uno stato che necessitava rinnovo a causa della vistosa crisi dello studio system che portava come biglietto da visita il colossale fallimento di Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz del 1963. Gli studios non tardarono a capire che si doveva ricercare nuova linfa vitale tra i giovani studenti delle scuole di cinema statunitensi. Giovani nerd oggi consacrati a grandi registi tra i quali Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Brian De Palma e Steven Spielberg.

Questi però non sembravano interessati alle lusinghe delle majors che li avrebbero incanalati in lavori già confezionati privandoli così della loro creatività. Il loro intento piuttosto era quello di creare una vera e propria industria cinematografica indipendente che non dovesse rispondere alla esigenze commerciali. Nel 1969 nacque così lo studio di produzione indipendente American Zoetrope fondato dallo sceneggiatore e regista Francis Ford Coppola. In breve tempo divenne un faro importante nel mare tempestoso delle grandi produzioni per tutti quei registi che volevano lavorare in maniera autonoma, tra i quali anche un giovanissimo George Lucas.

La realtà che lentamente andava concretizzandosi era che nuovi nomi, ispirati alla Nouvelle Vague del cinema francese, si stavano affermando come registi indipendenti dal talento visionario. La Paramount Pictures si rivolse così proprio a Coppola per l’adattamento cinematografico de Il Padrino nel 1972. Ed è proprio in quel clima di rivoluzione che George Lucas segnò il suo debutto alla regia con un lungometraggio fortemente indipendente, THX 1138 (1971), film distopico fantascientifico che all’epoca non riscosse molto successo di pubblico ma che col tempo si è trasformato in un cult imprescindibile.

Fu solo nel 1973 con American Graffiti che Lucas ebbe il primo assaggio di fama e successo ma niente in confronto a quello che sarebbe accaduto con il suo film successivo, capace di rivoluzionare l’intero sistema hollywoodiano creando di fatto un nuovo modello di cinema d’intrattenimento. Già nel 1975 con Lo Squalo, dell’amico e collega Steven Spielberg, si ebbero i primi segni del cambiamento esplosi poi due anni dopo con l’arrivo di Star Wars.

Hollywood trasformava così le produzioni più importanti in eventi imperdibili: i “blockbuster” capaci di riportare nelle sale un pubblico vastissimo. Il 25 maggio del 1977 Star Wars debuttò in sole trentadue sale (la media di sale per la programmazione di una pellicola simile per mole produttiva era di circa 400, ancora la fantascienza era sinonimo di scarso guadagno per le majors che non volevano rischiare). Nonostante questo però il film incassò in un solo giorno 255 mila dollari con una media di 8 mila dollari per sala (a quell’epoca era praticamente l’incasso che molti cinema guadagnavano in un’intera settimana).

Anche se con una certa lentezza, i media cominciarono a dare importanza alla cosa: nei giornali si parlava di incassi record e di file interminabili davanti alle sale cinematografiche, file che tra l’altro andarono avanti per mesi. Capitava sempre più spesso che persone riguardassero una seconda, una terza e perfino una quarta volta il film. Nel 1977 questa pratica però non andava a beneficio dell’incasso; in molti cinema si poteva infatti aspettare l’intervallo tra una programmazione e l’altra e così rivedere il film. Una tendenza che gli spettatori non avevano mai mostrato fino ad allora e fu proprio a causa di Star Wars se molti cinema cambiarono politica gestionale svuotando obbligatoriamente ogni sala tra uno spettacolo e l’altro.

In soli sei giorni di programmazione il film raggiunse 2,5 milioni di dollari d’incasso, quasi come il film uscito nello stesso periodo Il bandito e la “Madama” con Burt Reynolds, con la sola differenza che quest’ultimo era programmato in quasi 400 sale e Star Wars, a quel punto, in appena 40. Con un budget di 11 milioni di dollari, la creatura di Lucas un anno dopo ne aveva incassati 200, arrivando poi ad oltre 700 a livello mondiale.

“L’Impero” del barbuto nerd nato a Modesto stava progressivamente prendendo vita. Questo anche grazie all’accordo che Lucas siglò con la casa di produzione del film, la 20th Century Fox. Il contratto infatti prevedeva che la Fox gli riconoscesse quasi la metà di quello che guadagnava dal noleggio del film al cinema, e la metà di quello che ricavava dal merchandising. La parte più importante del contratto per Lucas fu che avrebbe avuto il pieno controllo su eventuali sequel. All’epoca i sequel non avevano mai successo e spesso le case di produzione non intendevano investire troppi soldi a fronte di un’incertezza sui guadagni.

Dopo lo strepitoso successo di Star Wars un seguito era però inevitabile, e la storia ce lo ha confermato, dando così al “Creatore” (nomignolo che Lucas ha dato a se stesso) la gestione totale del marchio (è risaputa l’ossessione maniacale per il controllo che il regista ha avuto su tutto quello che portasse il nome “Star Wars”). Ma la montagna di denaro che è finita nelle società di Lucas nel corso degli anni (prima di vendere il marchio e la Lucasfilm alla Disney nel 2012) è da ricercarsi anche su tutto il merchandising che esplose dopo l’uscita del film e che, dopo quarant’anni, non sembra voler diminuire.

Star Wars ha infatti generato una pletora di oggetti da collezione superiore di gran lunga a qualsiasi altro franchise sul pianeta, semplicemente inimmaginabile prima del film del ’77, accumulando un giro d’affari di oltre 30 miliardi di dollari. Prima di Star Wars alcuni gadget come t-shirt o action figures erano ad appannaggio solo delle serie tv di successo per il preciso motivo che queste avevano una durata che si dilatava nel tempo, permettendo così di mantenere vivo l’interesse sugli spettatori e garantendo di conseguenza l’acquisto di prodotti legati alla serie.

Star Wars fu il primo film ad avere una vendita di gadget senza precedenti. Per darvi un’idea del potere del merchandising legato alla saga fantascientifica più famosa del mondo vi basti sapere che Episodio V L’Impero Colpisce Ancora (capitolo che dimostrò una volta di più che il fandom di Star Wars era ormai partito e deciso a non arrestarsi mai) è praticamente stato salvato dalla vendita dei gadget che portarono nelle casse di Lucas qualcosa come 20 milioni di dollari, denaro necessario a tappare i buchi di una produzione che aveva ormai superato abbondantemente il budget di partenza. Il risultato, all’uscita nei cinema nel 1980, fu il film più apprezzato e dai toni decisamente più cupi dell’intera saga, con uno dei colpi di scena più riusciti nella storia del cinema.

Per la prima volta si era creato una struttura narrativa che avrebbe trovato una conclusione solo nel successivo Episodio VI Il Ritorno dello Jedi (1983). Si chiedeva quindi uno sforzo allo spettatore che avrebbe dovuto aspettare altri tre anni per conoscere le sorti degli eroi a fronte di tutto quello che era accaduto: Vader che rivela a Luke di essere suo padre dopo che quest’ultimo perde la mano in duello, Han congelato nella carbonite e la menzogna di Obi-Wan sulle sorti del padre di Luke. Tutti finali decisamente pessimisti che sarebbero stati risolti solo nel successivo capitolo. Per la prima volta si riuscì a far accettare al pubblico la quasi totale sconfitta degli eroi.

Nel 1981 con la preparazione dell’ultimo episodio di quella che oggi viene definita la “Trilogia Originale”, Lucas avrebbe chiuso in un cassetto la saga più vista nella storia, nonché un progetto talmente colossale da portare lo stesso Lucas più di una volta all’esaurimento. In quel periodo George aveva appena terminato la postproduzione de I Predatori dell’Arca Perduta, il primo dei film di Indiana Jones che aveva creato insieme all’amico Steven Spielberg, ma paragonato al logorante lavoro che c’era stato dietro a L’Impero Colpisce Ancora, quello su I Predatori fu “una passeggiata sul parco”, arrivando a definirla “l’esperienza più divertente che avesse mai avuto su un set”.

Nel terzo e più completo riassunto de Il Ritorno dello Jediil cui titolo continuava a cambiare da “ritorno” e “vendetta” in base alla stesura – Lucas inserì una piccola annotazione accanto al nome di Leia: “sorella”! Un’unica e semplice parola ma destinata ad avere ripercussioni enormi all’interno della saga. Nella storia di Star Wars infatti poche scelte, come quella del personaggio Jar Jar Binks nei prequel, sono state così tanto contestate dai fan, in fondo il triangolo amoroso tra Leia, Luke e Han aveva appassionato tutti.

Prima di affidare a Richard Marquand la regia dell’ultimo episodio della trilogia classica, la scelta era caduta su di un giovane David Lynch che rifiutò l’offerta per andare a dirigere l’adattamento di Dune, romanzo fantascientifico del 1965 di Frank Herbert i cui diritti finirono tra le mani di Dino De Laurentiis. Sappiamo tutti com’è andata: il film incassò 30 milioni di dollari a fronte di una spesa di 40 a causa delle lunghe e problematiche riprese diventando il più grande disastro nella storia dei film di fantascienza.

Il 25 maggio del 1983, inizialmente in poco più di un migliaio di sale, esce Il Ritorno dello Jedi. Con un budget di 32,5 milioni di dollari, il più elevato della trilogia originale, fu nuovamente un successo clamoroso: 6 milioni d’incasso in un solo giorno e 45 milioni nella prima settimana. Si dice che i fan più accaniti avevano passato la notte accampati davanti al cinema per poter essere i primi della fila, cosa fino ad allora inaudita.

Star Wars porta in se tutte quelle influenze che hanno condizionato nel corso degli anni il suo creatore. Lo stesso Lucas lo ha paragonato più volte ad un western all’italiana, un cappa e spada orientale, un fantasy, lo ha accostato a 2001: Odissea nello Dpazio e a Lawrence d’Arabia, ma per tutti noi ha dato vita a quel sottogenere chiamato space fantasy.

Ogni film con effetti speciali ad alto costo post Star Wars si è dovuto confrontare con l’originale, utilizzando di conseguenza elementi provenienti proprio da quest’ultimo. Un esempio lampante di quanto abbia ispirato pellicole successive è riconducibile al cosiddetto “universo realistico”. L’idea era quella di far sembrare la tecnologia o i vestiti futuristici del film come sporchi e vissuti, rendendoli così più reali e garantendo di fatto una maggiore sospensione dell’incredulità per lo spettatore. Idea usata per la prima volta in Star Wars e poi presa in prestito da praticamente ogni film di fantascienza, da Blade Runner a Mad Max.

Insomma, Star Wars è riuscito a sdoganare tutto quell’universo fantasy e fantascientifico fino a quel momento ad uso e consumo dei soli appassionati rendendolo di fatto qualcosa di popolare. Oggi è ormai impossibile trovare qualcuno che anche solo indirettamente non conosca qualcosa della saga. Se prendessimo un neofita della serie con tutta probabilità ci saprebbe dire almeno il nome di un pianeta o di uno dei personaggio legato a Star Wars pur non avendo mai visto alcun film.

Questo perché i riferimenti alla pellicola si contano a perdita d’occhio. Pubblicità, omaggi, parodie o rifacimenti in tantissime serie tv come Big Bang Theory, Bones, I Griffin, Friends, Dr. House, Lost, I Simpson, South Park, Scrubs, al punto che non basterebbe l’intero spazio dedicato a questo speciale. Vi sarà capitato più di una volta di parlare con un amico e di sentire buttato li nel discorso un “Che la Forza sia con te” oppure “Questi non sono i droidi che state cercando”.

Oggi pare quindi impossibile non essere mai venuti a contatto anche una sola volta con quel favoloso mondo popolato da strane creature e astronavi spaziali. Una di quelle avventure che non ti stanchi mai di vedere e rivedere, al punto che, in quella “galassia lontana lontana…”, vorresti davvero arrivarci, magari proprio a bordo del Millennium Falcon insieme ad Han e Chewbacca, e a tutti i personaggi che hanno accompagnato i sogni e l’immaginazione di quel ragazzino che ancora oggi alberga in noi.

Se non è questo il potere della Forza… !

Redazione

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