Stephen King: 5 titoli, tra cinema e tv, per riscoprire il lato più “atipico” del Re del brivido

scritto da: Ludovica Ottaviani

Stephen King, il re del brivido, riconosciuto in modo unanime dal pubblico e dalla critica come l’indiscusso Re Mida della letteratura (pop) di genere horror, è tornato metaforicamente sui nostri schermi con un nuovo adattamento di Pet Sematary (qui la nostra recensione), romanzo del 1983 che torna al cinema dopo una prima incursione nel 1989 con un altro film omonimo.

Per il più prolifico degli scrittori, non poteva che essere altrettanto prolifica l’attività cinematografica – e televisiva – legata ad adattamenti e remake di quelli già realizzati. Nel corso degli anni molti dei suoi romanzi più famosi si sono trasformati, a loro volta, in fortunate pellicole come Shining, Carrie – Lo Sguardo di Satana, Fenomeni Paranormali Incontrollabili, La Zona Morta e Misery Non Deve Morire. Questi sono solo alcuni dei titoli dietro i quali spesso aleggia la presenza autoriale di un grande maestro del cinema come Stanley Kubrick, Brian De Palma, David Cronenberg e Rob Reiner, solo per citarne alcuni.

Ma non sempre la presenza di un grande regista dietro la macchina da presa è stata sinonimo di riuscita di un progetto per King, che fin troppo spesso ha misconosciuto gli adattamenti cine-televisivi delle sue opere che continuano comunque – nonostante le sue perplessità – a essere opzionate dalle case di produzioni per adattamenti, sequel e remake.

pet sematary

5 adattamenti, tra cinema e tv, che restituiscono uno Stephen King inedito

In attesa dell’uscita nelle sale di IT 2 (qui il teaser trailer ufficiale), sequel del fortunato primo capitolo diretto da Andy Muschietti e a sua volta remake dell’originale miniserie televisiva del 1990, gli appassionati “kinghiani” amanti dell’horror in tutte le sue sfumature potranno dormire sonni tranquilli, perché sono in cantiere un numero indefinito di proposte per il cinema e la tv basate sull’universo creato dallo scrittore del Maine: si fanno i nomi di titoli come Sleeping Beauties, un adattamento cinematografico de Le Notti di Salem e uno remake televisivo della miniserie L’Ombra dello Scorpione; e ancora Rest Stop, Le Creature del Buio, The Outsider e Il Talismano, senza contare due remake in cantiere per Cujo e L’incendiaria. Di sicuro tra i titoli annunciati, i più attesi rimangono però Doctor Sleep (sequel di Shining) e la miniserie La Storia di Lisey, che vedono coinvolti nel cast attori del calibro di Ewan McGregor e Julianne Moore.

Il nome Stephen King è ormai un riconoscibilissimo marchio di fabbrica; eppure, nonostante sia considerato uno dei più celebri autori di letteratura fantastica – e in particolare horror – del XX e XXI Secolo, ci sono di sicuro alcuni adattamenti che spiazzano tutti, perfino gli spettatori più esperti, perché tratti da romanzi “atipici” che non si riconducono subito alla creatività di King o semplicemente perché… ci siamo dimenticati che, dietro certi film (o miniserie) più o meno riusciti c’è proprio la mano dello scrittore di Portland!

Ecco, di seguito, una Top 5 alla riscoperta di uno Stephen King più inedito e meno noto:

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5) Cuori in Atlantide (2001)

Osservando semplicemente la locandina, dove campeggia l’espressione malinconica di Anthony Hopkins, Cuori in Atlantide fa pensare piuttosto a un melodramma d’epoca; au contraire, anche questo film è ispirato al mondo di King e in particolare al suo racconto “Uomini bassi in soprabito giallo” che dà il titolo alla raccolta omonima.

Nel film Hopkins è Ted Brautigan, un uomo solitario e misterioso, vicino di casa dell’undicenne Bobby (il compianto Anton Yelchin). Ma l’anziano nasconde un segreto: possiede dei poteri che gli permettono di leggere nella mente e nel cuore delle persone, una capacità potente che lo rende un ricercato. Sulle sue tracce ci sono, infatti, dei misteriosi uomini del governo interessati ai suoi poteri paranormali per combattere il comunismo.

Cuori in Atlantide richiama alcune delle tematiche più care – e ricorrenti – del mondo di King, come ad esempio il viaggio di formazione (alla base del cult cinematografico Stand By Me), l’infanzia, le paure legate alla crescita, i ricordi ma soprattutto le presenze inquietanti del governo, quegli “uomini in nero” che tanto hanno influenzato – e colonizzato – la narrativa e l’immaginario sci-fi e pulp del XX Secolo.

4) Grano Rosso Sangue (1984)

Nel corso degli anni il racconto di Stephen King I Figli del Grano” (pubblicato nel 1978 nella raccolta “A Volte Ritornano“) è stato oggetto di adattamenti, remake, remake di remake, sequel e cortometraggi: tutti non memorabili e poco riusciti, anche se in alcuni casi si sono trasformati in veri e propri cult nel corso del tempo.

Grano Rosso Sangue è il primo adattamento datato 1984 (escludendo il cortometraggio dell’anno precedente): nel film – che vede protagonisti Peter Horton e Linda Hamilton – un ragazzino di nome Isaac è un giovanissimo predicatore che si reca nella cittadina di Gatlin, nel Nebraska, persuadendo tutti i bambini del posto ad uccidere gli adulti. Nel frattempo una giovane coppia, che sta facendo rotta proprio verso Gatlin per segnalare un omicidio, si ritrovano in un posto deserto dove vengono intrappolati dai bambini, poco inclini a lasciarli andare.

Con svariati riferimenti al king-verse al suo interno, Grano Rosso Sangue è tornato sul piccolo e grande schermo ben 10 volte: nel 1984, nel 1993 (Grano Rosso Sangue II – Il Sacrificio Finale), nel 1995 (Grano Rosso Sangue 3), nel 1996 (Inferno a Grand Island), 1998 (Gli Adoratori del Male), 1999 (Children of the Corn 666: Il Ritorno di Isaac), 2001 (Children of the Corn: Revelation), 2009 (Campi Insanguinati), nel 2011 (Children of the Corn: Genesis) e infine nel 2018 con l’ultimo (per ora) capitolo (Children of the Corn: Runaway).

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3) 22.11.63 (2016)

Miniserie destinata al mercato di Hulu che vede, al timone creativo, lo stesso King insieme al talento di J. J. Abrams, 22.11.63 vede protagonisti degli otto episodi James Franco e Chris Cooper. Nella serie, un insegnate di liceo di nome Jake Epping si ritrova a viaggiare nel tempo per cercare d’impedire l’assassinio di JFK, ma dovrà vedersela con Lee Harvey Oswald, un amore imprevisto e con il passato, che non vuole essere cambiato.

Anche qui, l’immaginazione iperattiva di King incontra non solo le tematiche ricorrenti ma soprattutto la Storia, confrontandosi con l’eterno mito dei viaggi nel passato, giocando con riferimenti e citazioni cross-mediali: ad esempio, se si parla del passato che non può/vuole essere cambiato, come si fa a non citare il grande cult Ritorno al Futuro, inclusa la curiosità abitudine di Epping di segnarsi su un taccuino tutte le scommesse sportive raccolte degli anni in cui è ambientata la serie.

2) Le Ali della Libertà (1994)

Adattamento del racconto “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank” pubblicato nella raccolta “Stagioni Diverse” (che conteneva anche “The Body”, dal quale fu tratto il classico Stand By Me), Le Ali della Libertà è forse il meno “kinghiano” dei film tratti dall’universo dello scrittore di Portland: nonostante presenti quelle tematiche “carcerarie” affrontate in un secondo tempo anche ne Il Miglio Verde, il film portato sul grande schermo da Frank Darabont è un inno alla libertà, una critica feroce al sistema giudiziario – e, appunto, carcerario – statunitense e infine una storia sulle relazioni umane, sull’amicizia e sui rapporti che s’instaurano tra le persone.

Con Le Ali della Libertà King (e Darabont di riflesso) compone una sorta di “romanzo di formazione” per adulti, un road movie dell’anima dove il viaggio è tutto umano, spirituale e psicologico. Il film costituisce uno degli adattamenti più famosi, forse più riusciti, meno noti del maestro dell’horror ma nonostante tutto è stato inserito dalla rivista Empire al quarto posto nella lista dei cinquecento migliori film della storia, mentre l’American Film Institute lo ha inserito al settantaduesimo posto nella lista dei cento migliori film statunitensi di tutti i tempi.

Nel film Tim Robbins e Morgan Freeman interpretano due detenuti nel carcere di Shawshank, vicino Portland. Nonostante le angherie di tutti coloro che dovrebbero garantire la legge, i due uomini riescono a portare a termine la loro redenzione – soprattutto sul piano umano – attraverso atti di coraggio, benevolenza e fede nella libertà stessa.

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1) Stand By Me – Ricordo di un’estate (1986)

Stand By Me – Ricordo di un’estate è il film del 1986 diretto da Rob Reiner (lo stesso dietro la macchina da presa di Misery Non Deve Morire) tratto dal racconto di Stephen King “The Body, contenuto nella raccolta di novelle “Stagioni Diverse“. Per quanto sia forse uno dei più famosi adattamenti cinematografici del “King-verse”, è ancora oggi davvero difficile ricondurre questa storia all’autore del Maine: cosa c’è del mondo di King in una storia estiva, dal sapore Amarcord, di bambini alla ricerca di loro stessi, mentre cercano di crescere nonostante le difficoltà che provengono dal mondo che li circonda? Tutto.

Ogni elemento di Stand By Me – che deve il suo titolo all’omonima canzone, fortemente voluta dai produttori all’interno della ost del film prima ancora che fosse girato – raccoglie un frammento della creatività dell’autore: il racconto di formazione, i protagonisti adolescenti alle prese con le proprie paure, ma soprattutto un “mistero” di fondo (un omicidio) che dà il via all’azione e permette ai ragazzini di lanciarsi in un viaggio, anche qui un “on the road dell’anima” che permetterà loro di crescere, mentre percorrono i lunghi binari della ferrovia.

Nel film, ambientato durante l’estate del 1959, Gordon “Gordie” Lachance, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio sono quattro amici undicenni che vivono nella piccola cittadina dell’Oregon di Castle Rock; un giorno, origliando casualmente una conversazione tra fratelli maggiori, scoprono che è stato rinvenuto il cadavere di un ragazzino. Così i quattro ragazzi, spinti dal desiderio – ognuno per un motivo diverso – di riscattarsi e diventare degli eroi agli occhi di tutti, decidono di andare alla ricerca del corpo: questa avventura permetterà loro di confrontarsi e di crescere interiormente.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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