Mira Sorvino a #RomaFF14 per il film Drowning: “Solo l’amore salva sempre dal dolore”

scritto da: Ludovica Ottaviani

Drowning è il titolo del film diretto da Melora Walters: ma l’attrice americana non si limita a dirigere una storia da lei anche scritta; no, decide anche di interpretarlo mettendosi in gioco in prima persona accanto all’amica di sempre Mira Sorvino, tornata finalmente sul grande schermo dopo le ultime vicende che hanno coinvolto il produttore Harvey Weinstein e la nascita del movimento #MeToo.

Accanto alle due attrici, figurano anche Gil Bellows e Christopher Backus, marito della Sorvino nella realtà. E proprio il cast, insieme ai produttori, ha presentato alla stampa accorsa alla Festa del Cinema di Roma il film, presente nella selezione ufficiale in anteprima mondiale.

Nel corso della conversazione si è parlato molto dell’idea drammatica alla base del film, una riflessione intima e dolorosa sulle famiglie dei soldati americani impegnati al fronte: secondo la Walters, la sua intenzione non era quella di realizzare l’ennesimo film di guerra quanto un dramma intenso e dolente sui problemi di “chi resta” e combatte una guerra da un altro punto di vista, soprattutto quello femminile che risulta essere il protagonista assoluto.

Ha infatti spiegato la Walters: «Tanti film trattano la guerra che viene combattuta sul fronte e le varie missioni affrontate; una tematica terribile ma che attira comunque l’industria audiovisiva perché legata a un senso d’appartenenza molto forte nella nostra società, legata alla capacità umana di combattere e vincere. È qualcosa che risale ai tempi dei miti ed è ancestrale; vi è infatti una tendenza storica che ci accompagna dagli inizi della civiltà. Dal punto di vista prettamente militare, ci sono tante difficoltà e tanti addestramenti a cui vengono sottoposti gli uomini per imparare a reagire alla cose ma al contrario alle persone che rimangono a casa no, non c’è nessun training e non sono così preparate: non sanno cosa succede o cosa succederà e volevo per tale motivo esplorare l’elemento umano, perché per ogni persona che combatte ce ne sono altrettante che aspettano. 

Drowning non è un film su un militare: piuttosto è un film sull’attesa, sul rimanere in attesa di una macabra telefonata. Ci si ritrova giornalmente faccia a faccia con la morte e pur essendo tutti consapevoli della nostra natura mortale, non mettiamo a fuoco la situazione perché si rimane intrappolati e l’ombra della morte comincia ad aleggiare sulle persone. Sono sicura che questo film colpirà chi sa cosa bene cosa si prova.»

Ad aggiungere qualcosa in più è l’attore Gil Bellows: «Melora in quanto regista, ha creato dei personaggi a tutto tondo, molto complessi: si finisce per provare empatia per la figura della madre terrorizzata, come pure si può comprendere la voglia di vivere del figlio che parte per il fronte; la cosa più importante è contestualizzarli nel loro microcosmo. Il personaggio della protagonista è una madre che combatte la depressione: di solito si sceglie sempre di dare risalto al punto di vista maschile, privilegiato, mentre invece in questo caso focalizzarci su quello femminile è stato un vero e proprio dono, e lavorare con lei è stato facile: è una donna onesta, un’attrice gentile; per me è stato importante lavorare con qualcuno che stimo e ammiro

Sono poi di nuovo Melora Walters e Mira Sorvino a prendere definitivamente la parola, raccontando il loro rapporto fuori e dentro il set ma soprattutto articolando il percorso che entrambe hanno seguito per costruire i loro personaggi:

Mira Sorvino: «Conosco Melora da quasi 20 anni e ho lavorato diverse volte con lei: ero addirittura nel suo primo film! Volevamo che la donna co-protagonista  – il mio personaggio – fosse una donna capace di flirtare, una viveur, una buona amica con stile etc; ma la sua è tutta una maschera che cela la grande solitudine da donna abbandonata che la affligge. Oggi vediamo le immagini patinate delle celebs, delle influencer, delle modelle etc. e sembrano tutti perfetti; ma nelle nostre vite ci sono sempre dei dolori, delle sofferenze celati dietro la nostra maschera che ci rendono umani più umani; e proprio questo aspetto rendeva il mio personaggio più forte. Ho interpretato Marilyn Monroe diversi anni fa e sono convinta fin da allora che un amore l’avrebbe potuta salvare invece di lasciarla andare alla deriva: sono consapevole che l’amore salva dal dolore, sempre.»

Melora Walters: «Il film era come una scultura che prendeva vita; ad esempio c’è stato un regista, lo stesso che ha diretto The Lovers, che mi ha dato un consiglio molto utile: quando si tratta di film indipendenti, ogni consiglio per migliorarlo va colto al volo anche se il prodotto finale non corrisponderà mai a quello che si è immaginato. L’aneddoto più interessante riguarda, ad esempio, la scelta del titolo: Drowning evoca il senso di soffocamento, perché solo quando ci si ritrova in mezzo al mare ci accorgiamo della presenza di una forza sconosciuta nell’acqua che non possiamo proprio contrastare; ci sono persone che sono incapaci di aprirsi agli altri e si sentono in mezzo al mare, come se annegassero progressivamente ogni giorno di più, mentre vagano alla deriva senza conoscere loro stessi.»

A chiudere la conversazione è sempre Mira Sorvino, che analizza a sua volta il significato forte del titolo e traccia un bilancio del momento lavorativo che sta vivendo:

Mira Sorvino: «Questo senso di oppressione e soffocamento l’ho già provato; questo perché ogni volta ho provato una sensazione di soffocamento e penso che arrivati a una certa età tutti l’abbiano provata prima o poi e in questa situazione ad esempio, nella vita reale, sono spesso vittima di un senso di smarrimento, perché tendo in automatico a chiudermi, mentre invece l’importante è appoggiarsi saldamente ai propri affetti più cari e grazie al loro aiuto uscirne, soprattutto nei momenti di depressione peggiori.  Siccome nella vita sono state fortunata a riprendermi, c’è nel film questa sensazione costante di perdita sospesa tra timore e speranza di tornare in superficie, trasformando Drowning in un modo nuovo per decifrare la depressione.

Riguardo a come mi sento in questo momento, posso dire che mi vengono offerte parti migliori, e per questo sono molto grata alla vita. Nella vita degli attori ci sono sempre alti e bassi, mio padre Paul ad esempio dice sempre che questo è il momento giusto in cui bisogna tornare alla ribalta dopo un lungo periodo, durante il quale sono stata messa su una lista nera mentre invece adesso mi propongono dei bei progetti e sono ancora una volta stimolata a lavorare con grande gioia. Al momento sto facendo ciò che amo e sono grata per aver potuto parlare liberamente nel movimento #MeToo, dando così coraggio a chi è sopravvissuto a varie forme di sfruttamento e violenza.»

Foto: Getty Images Europe

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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