Baby Driver: il genio creativo di Edgar Wright al servizio di Hollywood

scritto da: Ludovica Ottaviani

Un po’ action, molto gangster movie della vecchia scuola, molto crime drama a tinte pop: tutti questi elementi sono stati agitati e mescolati con cura in Baby Driver, nuova – titanica – fatica del regista inglese Edgar Wright il quale, dopo anni passati nella sua cara, vecchia Inghilterra a macinare piccoli grandi cult generazionali – come non citare l’indimenticabile Trilogia del Cornetto con protagonisti Simon Pegg e Nick Frost? – debutta negli Stati Uniti e lo fa scardinando ogni consuetudine o canone legato ai generi.

Baby (Ansel Elgort) è un ventenne esperto di motori e fughe. Presta le sue abilità da pilota al mondo del crimine, lavorando come autista durante le rapine e rivelandosi un vero genio della fuga. I suoi genitori sono morti in un incidente d’auto, che gli ha lasciato in eredità dei terribili acufeni e la passione per le playlist musicali ascoltate costantemente negli i-Pod che trova rubando auto. Proprio dopo aver rubato quella sbagliata, di proprietà di Doc (il Premio Oscar Kevin Spacey) un genio del crimine, si ritrova costretto a lavorare con lui per ripagare il proprio debito. Ma quando incontra casualmente la cameriera Deborah (Lily James) Baby ha un’unica possibilità per poter uscire dal giro e cambiare vita al suo fianco: partecipare ad un’ultima rapina destinata però al fallimento, con il rischio di compromettere tutto, perfino la propria vita.

baby driver

Baby Driver: Edgar Wright presenta il suo “film commerciale con l’anima”

In Italia il film arriverà nelle sale il prossimo 7 settembre grazie alla Warner Bros., ma prima ancora dell’uscita si presenta già come un vero e proprio cult, capace di irrompere nell’immaginario pop creando una dimensione collaterale, unica, pronta a creare dipendenza. Wright continua anche con questo film – il primo americano prodotto dalla Sony, il primo con un budget così alto – a riconfermare il proprio talento nel gioco delle citazioni: numerosi, infatti, sono i rimandi disseminati nel film, i dissacranti riferimenti ad opere cinematografiche appartenenti a generi, anni, periodi, correnti completamente diversi tra loro.

Da Gangster Story a 2001: Odissea nello Spazio, da Driver L’imprendibile di Walter Hill passando per Halloween, Venerdì 13, Highlander, Quei Bravi Ragazzi di Martin Scorsese e perfino Austin Powers: niente e nessuno viene risparmiato quando passa nella mente iperattiva e cinefila di Wright, pronto però a considerare proprio Hill con il suo film (il già citato Driver L’Imprendibile) come il modello originario dal quale è partito, la fonte d’ispirazione primaria dalla quale iniziare a scrivere una sceneggiatura rimaneggiata a partire dal 1995.

Ci sono voluti ventidue anni per portarla sul grande schermo, nonostante una battuta d’arresto definitiva che sembrava la fine di un sogno: il rifiuto, da parte di Edgar Wright, di dirigere un film Marvel come Ant-Man. Lo Studio aveva offerto al regista inglese un’unica soluzione, rinunciare alla propria sceneggiatura per dirigere il film scritto da qualcun altro; una cosa impensabile per Wright, che ha sempre scritto – o co-sceneggiato insieme a qualcun altro – i propri film.

Ant-Man doveva servire come apripista per Hollywood e per permettere la realizzazione di Baby Driver: ma nonostante l’abbandono del progetto, la Sony ha creduto nel film pulp, caotico, pirotecnico del regista permettendogli di girarlo e includendo, nel cast, perfino due Premi Oscar come Kevin Spacey e Jamie Foxx, due professionisti pronti ad ammirare la performance l’uno dell’altro sul set.

In Baby Driver, a fare veramente la parte della protagonista assoluta è la musica

Ma in Baby Driver a fare veramente la parte della protagonista assoluta è la musica: la musica che ascolta Baby negli i-Pod, quella musica che compone una original soundtrack famosa e patinata, rubando perfino il titolo del film a un celebre singolo di Simon & Garfunkel; quella stessa musica che ha prestato al cast del film alcuni volti famosi come il bassista dei Red Hot Chili Peppers, Flea, nei panni di Eddie-no-nose.

La musica che ha determinato il ritmo di ogni singola scena in Baby Driver: coreografate e dipendenti dalle canzoni inserite nella colonna sonora, scene e singole inquadrature si sono ritrovate – in parte come gli attori stessi – a seguire le esigenze del ritmo in 4/4 della musica stessa, determinando in tal modo l’incalzante progressione delle sequenze più action e del crescendo sempre più pirotecnico del tono del film.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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