Film al Cinema: da Aquaman a Il Primo Re, i titoli più attesi in arrivo a gennaio 2019

scritto da: Diego Battistini

Gennaio è, da sempre, un mese intenso e ricco di succulente sorprese per i cinefili. Mentre negli Stati Uniti le case di produzione e distribuzione (ma, in generale, tutti gli addetti ai lavori) cominciano a ragionare sulle possibili candidature ai prossimi Premi Oscar, al di qua dell’Oceano, da noi, i grandi film che hanno contraddistinto il mercato statunitense negli ultimi mesi del 2018 si riversano in massa nei cinema italiani per combattere una ardua battaglia degli incassi che certamente non potrà premiare tutti.

Si inizia con il botto già dal primo giorno del nuovo anno, quando giungeranno in sala tre dei film più attesi della stagione (e che richiameranno al cinema un pubblico molto eterogeneo): il cinecomic Aquaman, il film d’animazione Ralph Spacca Internet e l’attesa rivisitazione del classico di Dario Argento Suspiria, ad opera di Luca Guadagnino; il 3 gennaio sarà la volta di Vice – L’uomo nell’ombra con un (quasi) irriconoscibile Christian Bale e del biopic d’autore Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, mentre il 10 usciranno il nuovo film di Robert Zemeckis Benvenuti a Marwen, il thriller poliziesco City of lies – L’ora della verità e l’italiano Non ci resta che il crimine. Anche le ultime settimane del mese saranno all’insegna del grande cinema: il 17 usciranno Glass di M. Night Shyalaman, Maria Regina di Scozia e la commedia grottesca La Favorita; il 24 toccherà invece a Creed II, mentre il 31 gennaio usciranno Dragon Trainer – Il mondo nascosto, il drammatico Green Book e l’attesissimo Il primo Re di Matteo Rovere.

Andiamo a scoprire insieme – uno a uno – i titoli cinematografici che contraddistingueranno il mese di gennaio…

Dice che era un bell’uomo e veniva dal mare…

In un 2019 che sarà contraddistinto dall’ideale conclusione dell’universo cinematografico Marvel, DC Entertainment e Warner Bros. continuano a rinnovare il loro “parco (super) eroi” con l’uscita del film Aquaman, diretto da James Wan (Saw – L’enigmista) e interpretato da Jason Momoa (Khal Drogo in Game of Thrones).

Il re di Atlantide, dopo essere stato visto una prima volta (di sfuggita) nel dimenticabile Batman v Superman e aver partecipato alla reunion di Justice League, avrà l’onore di avere un film tutto per sé, che, si spera, non punti solo sugli spettacolari effetti speciali (della Industrial Light and Magic) ma approfondisca un po’ anche il personaggio (… sperando di non chiedere troppo). Sarà vera gloria? Negli Stati Uniti il film ha incassato parecchio ed ha vinto (a mani basse) la “battaglia di Natale” al cinema. Chissà se in Italia sarà accolto allo stesso modo. Agli spettatori l’ardua sentenza.

Professione “spaccatore”

In un anno che ha visto il mondo Disney/Pixar rinnovarsi profondamente (John Lasseter ha abbandonato la cabina di regia dopo le accuse di molestie), il colosso dell’entertainment di Burbank apre il nuovo anno allo stesso modo di come ha chiuso il secondo: correndo pochi rischi e puntando su due sequel certamente attesi, ma che forse testimoniano anche una piccola “crisi” creativa nascosta dai sempre ricchi successi commerciali.

Dopo Gli Icredibili 2 (targato Pixar), il 1° gennaio sarà l’ora di Ralph Spacca Internet. Il rude (ma alla fine tenero) “spaccatore” di un ormai vecchio videogioco dovrà vedersela con le nuove tecnologie (il contorto e misterioso universo del Web), sempre in coppia con quella peperina di Vanellope. Avventura e divertimento assicurati, per un film certamente non coraggioso (dato anche il successo del precedente), ma che sicuramente regalerà anche qualche attimo d’emozione e farà incassare molti soldi alla Disney.

Per favore, non chiamatelo remake!

È possibile fare una rilettura di un classico della storia del cinema, rivisitandolo con autorialità? È l’obiettivo (molto ambizioso) che si è posto Luca Guadagnino (Chiamami col tuo nome) quando ha deciso di riportare sul grande schermo Suspiria, il sempre verde horror firmato da Dario Argento negli anni ‘70.

Discostandosi dall’originale, Guadagnino, reduce da un successo internazionale che è coinciso anche con una maturazione autoriale, ha deciso di puntare in alto, confrontandosi con un film “intoccabile” per i fan di Argento, senza limitarsi allo sterile remake. Chi l’ha visto al Festival del Cinema di Venezia, dove il film è stato presentato in Concorso, ha urlato al capolavoro. In attesa di un riscontro in sala, il film è sicuramente una delle pellicole più attese dell’anno.

L’uomo nell’ombra

Dick Cheney, chi era costui? Semplicemente l’uomo che, dietro le quinte, ha “governato” gli Stati Uniti durante la presidenza di George W Bush. Un personaggio controverso, la cui carriera politica rivive nel biopic Vice – L’uomo nell’ombra, diretto da Adam McKay (premio oscar per La grande scommessa).

Tra dramma, film storico e commedia (grottesca), il film racconta l’ascesa dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti, interpretato da un Christian Bale (Hostiles – Ostili) che dimostra – nuovamente – le sue straordinarie doti da trasformista e punta, per l’ennesima volta nella sua carriera, ad aggiudicarsi il premio Oscar come Miglior Attore Protagonista. Al suo fianco un cast eccezionale che comprende, tra gli altri, Amy Adams (Arrival), Steve Carell (La battaglia dei sessi) e Sam Rockwell (Tre manifesti ad Ebbig, Missouri) nei panni di George W. Bush.

Vincent secondo Julian

Due artisti a confronto, grazie al medium cinema. Julian Schnabel (Lo scafandro e la farfalla) regista, ma ancor prima artista, torna al cinema dopo dieci anni dal suo ultimo film (Miral), per portare sul grande schermo la vita tormentata di Vincent Van Gogh.

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, racconta gli ultimi giorni di vita del pittore olandese, interpretato con somma bravura da Willem Dafoe (Un sogno chiamato Florida), già vincitore della Coppa Volpi al Festival del Cinema di Venezia di quest’anno, candidato ai prossimi Golden Globe e sicuramente tra i papabili candidati ai prossimi Oscar.

Zemeckis lo sperimentatore

Molti dei suoi film sono entrati a far parte di quel calderone eterogeneo che è la pop culture, eppure Robert Zemeckis (Ritorno al futuro), nonostante tutto, ha avuto una carriera meno splendente rispetto a quella di altri colleghi (per analogia, si potrebbe citare il suo mentore Steven Spielberg), e contraddistinta da alti e bassi.

Sperimentatore instancabile e dedito al cinema mainstream, Zemeckis torna al cinema dopo tre anni dirigendo un film curioso a metà strada tra il live action e il film d’animazione: Ritorno a Marwen, interpretato da Steve Carell (che conferma una volta di più le sue straordinarie doti drammatiche) e incentrato sulla vita del fotografo ed artista Mark Hogancamp. La critica statunitense l’ha accolto con freddezza, mentre in Italia il film rischia di cedere il passo ad opere più targettizzate.

A “Big” crime

Per chi vuole puntare sulla Cenerentola di turno nella corsa agli incassi di gennaio, forse City of lies – L’ora della verità può rappresentare un piccolo (grande) caso. La scelta della casa di distribuzione Notorious di fare uscire il film il 10 gennaio è rischiosa ma potrebbe anche rivelarsi vincente, dato che la pellicola, diretta da Brad Furman (The Lincoln Lawyer) ha dalla sua un’identità (di genere) ben definita – è un poliziesco –, è contraddistinta da un cast importante, e racconta una vicenda appassionante che potrebbe trovare il suo pubblico anche nelle giovani generazioni appassionate di musica rap (il mistero sulla morte del cantante Notorious Big).

Mattatore del film è sicuramente Johnny Depp (Animali fantastici – I crimini di Grindelwald), che dopo anni di discesa verticale sta risalendo (lentamente) la china, trovando ruoli capaci di metterne in risalto le qualità attoriali (e non solo quelle da istrione), come quello dell’agente di polizia (ossessionato per la verità) Russell Poole.

Una commedia all’italiana… tra passato e presente

Genere per eccellenza della nostra cinematografia, la commedia, dopo essere passata in secondo piano durante il periodo natalizio (il cinepanettone come lo conoscevamo ormai non è altro che un ricordo lontano e sbiadito), continua comunque a caratterizzare nel nostro paese i periodi cinemotografico/distributivi più rilevanti dal punto di vista del botteghino.

Il 10 gennaio sarà il turno di Non ci resta che il crimine, film diretto da Massimiliano Bruno (Beata ignoranza) e interpretato da Alessandro Gassman (la serie tv I bastardi di Pizzofalcone), Marco Giallini (Rimetti a noi i nostri debiti) ed Edoardo Leo (Smetto quando voglio – Ad honorem), commedia sulla carta quantomeno originale, che racconta la storia di tre amici che si inventano – per campare – un tour turistico alla scoperta dei luoghi che hanno caratterizzato l’attività della Banda della Magliana, a Roma… peccato che, per uno strano e bizzarro caso, si ritroveranno catapultati nel 1982 e si dovranno confrontare con i veri criminali romani.

Il buono, l’uomo di vetro e il cattivo

Nel finale di Split, il regista M. Night Shyamalan (Il sesto senso) aveva già fatto intuire che la storia non solo avrebbe avuto un seguito, ma, mostrando il personaggio di David Dunn, fece capire agli spettatori più attenti (e conoscitori del suo cinema) che la storia si sarebbe legata (in un altro ipotetico film) all’universo narrativo di un suo precedente film (del 2000!): Umbreakable – Il predestinato.

Glass rappresenta quindi il terzo capitolo di una trilogia che mette finalmente a confronto i tre personaggi partoriti dall’estrosa mente del regista statunitense e che ha sicuramente nel cast il suo punto di forza, potendo contare sull’eclettismo di James McAvoy (Atomica bionda), il trasformismo di Samuel L. Jackson (Avengers – Infinity War) e sullo sguardo (da duro) glaciale di Bruce Willis (Il giustiziere della notte – Death Wish).

Due (brave) attrici, due regine e un boia

Intrighi di corte e un po’ di storia nell’atteso Maria Regina di Scozia, esordio cinematografico della regista teatrale britannica Josie Rourke, incentrato sulla storia di Maria Stuarda, regina di Scozia e vedova del Re Francia, e la cugina Elisabetta I, regnante d’Inghilterra, protagoniste di vicende (sanguinolente) che popolano ogni libro di Storia.

A dare corpo cinematografico alle due regnanti, due delle attrici più talentuose della loro generazione, Saoirse Ronan (Lady Bird) e Margot Robbie (Tonya), che si candidano ad essere due delle attrici protagoniste della prossima notte degli Oscar.

Un regista greco a corte

Eccentrico e visionario. Lo si può amare incondizionatamente oppure lo si può odiare, non ci sono vie di mezzo. Yorgos Lanthimos (Il sacrificio del cervo sacro) si è affermato negli ultimi anni come un autore capace di sorprendere (pubblico e critica) con film tanto profondi quanto grotteschi, che affrontano tematiche importanti con grande originalità.

Può piacere o non piacere, però rimane il fatto che sia una voce (fuori dal coro) da ascoltare sempre con grande interesse. Dopo averlo presentato a Venezia (Gran Premio della Giuria), quest’anno, il 17 gennaio, sarà al cinema con il film La favorita, un’altra “storia di corte”, ambientata questa volta nella Gran Bretagna del ‘700, che racconta dei tentativi, da parte delle cugine Abigail Masham e Sarah Churchill di diventare le favorite della monarca Anna. Come sempre sontuoso il cast d’attori, comprendente: Olivia Colman (premiata a Venezia e già vista in Assassinio sull’Orient Express), Emma Stone (La La Land) e Rachel Weisz (Il mistero di Donald C.).

Farewell, My Dear Rocky!

Alzi la mano chi, guardano il video su youtube in cui Sylvester Stallone (Escape Plane 2) annuncia l’addio al personaggio di Rocky non ha provato un brivido, seguito da una profonda commozione. Stallone-Rocky, una simbiosi tale da far confondere l’attore reale dal personaggio fittizio (lo stesso vale anche per Rambo, che oltretutto tornerà per un’ultima missione), celebrata nuovamente dal film Creed II, in cui il talentuoso figlio di Apollo (allenato sempre da Balboa) se la dovrà vedere nientepopodimeno che contro l’erede di Ivan Drago. Insomma, si preannunciano botte da orbi!

Alla regia non c’è più il talentuoso Ryan Coogler (impossibile dimenticare l’efficacia del suo stile nel precedente capitolo), sostituito dal misconosciuto Steven Caple Jr. (The Land), mentre agli interpreti Michael B. Jordan (Black Panther), Sylvester Stallone e Tessa Thompson (Thor Ragnarock) si aggiunge il redivivo Dolph Lundgren (I mercenari).

Ritorno a Dragon Park

Se nel corso degli anni la Disney/Pixar non è riuscita a creare un monopolio artistico per quanto concerne i film d’animazione lo si deve soprattutto alla Dreamworks e, in maniera particolare, a quei film della società creata (e ora venduta) da Steven Spielberg più coraggiosi. Un esempio è appunto Dragon Trainer, vero e proprio capolavoro del genere che, oltre ad avere dato vita ad un franchise imponente a livello commerciale, si è sviluppato in una vera e propria (piccola) saga, a cui si va ora ad aggiungere un terzo capitolo.

Dragon Trainer – Il mondo nascosto concluderà (definitivamente?) la storia delle gesta del giovane vichingo Hiccup e del suo amico drago Sdentato. I due comapagni questa volta se la dovranno vedere non solo con l’apparizione di un drago femmina speculare a Sdentato (una Furia Chiara), ma anche con una minaccia oscura che rischia di mettere a repentaglio il mondo degli uomini e dei draghi…

Un’amicizia contro le convenzioni sociali

Il gennaio della casa di distribuzione Eagle Pictures è contraddistinto dal cinema di qualità. La casa di distribuzione indipendente chiude il mese con un film drammatico (vagamente ispirato a una storia vera) diretto da Peter Farrely (sì, uno dei fratelli resi celebri dalle loro commedie ricche di nonsense): Green Book.

Viggo Mortensen (Captain Fantastic) e il Premio Oscar Mahershalla Ali (Moonlight) sono i protagonisti di un film che racconta una straordinaria storia d’amicizia sullo sfondo degli Stati Uniti integralisti degli anni ’60 tra buttafuori italo-americano e un musicista afroamericano. Grande cast, temi importanti ed attuali: il film si candida sicuramente ad essere una delle sorprese della stagione e un (temibile) outsider nella corsa ai Golden Globe ed Oscar.

All’origine della Città Eterna

Il mese di gennaio si chiude con una delle pellicole italiane più attese dell’anno (o forse converrebbe dire degli ultimi anni): Il primo re di Matteo Rovere. Il progetto, ambizioso e rischioso al tempo stesso, rappresenta sicuramente un unicum nel panorama del cinema italiano contemporaneo. Dopo il successo di Veloce come il vento, Rovere dà una svolta alla propria carriera rivitalizzando, in Italia, il genere kolossal per raccontare la nascita di Roma.

Alessio Lapice (Nato a Casal di Principe) e il sempre più in rampa di lancio Alessandro Borghi (Sulla mia pelle) sono Romolo e Remo, i due fratelli dal cui scontro sorgerà l’Urbe per eccellenza. Pur correndo il rischio di risultare derivativo nei confronti di molto cinema internazionale – ma anche serie tv – Il primo re sarà contraddistinto da spettacolari effetti speciali realizzati nel corso di quasi un anno di postproduzione e, dalle immagini del trailer, appare quantomeno coinvolgente e riuscito dal punto di vista visivo. Per quanto riguarda storia e narrazione… bisognerà attendere l’ultimo giorno di gennaio; naturalmente incrociando le dita.

Diego Battistini

Collaboratore | La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


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