Catch-22, George Clooney: “La mia miniserie anti-militarista per questi tempi difficili”

scritto da: Ludovica Ottaviani

Catch-22 è pronta ad approdare su Sky Atlantic dal prossimo 21 maggio, ogni martedì alle 21.15. Stiamo parlando della nuova serie originale targata – appunto – Sky che vede dietro la macchina da presa il divo George Clooney, qui anche in veste di produttore insieme al sodale Grant Heslov ed entrambi nella doppia veste di interpreti, comprimari di lusso insieme a nuove giovani leve capitanate da Christopher Abbott (nei panni del protagonista John Yossarian) e di altri navigati attori come Hugh Laurie, Kyle Chandler e l’italianissimo Giancarlo Giannini.

Catch-22 (qui il trailer ufficiale), adattamento del romanzo omonimo scritto da Joseph Heller nel 1961, è uno dei classici della letteratura americana del XX secolo e molto più di una semplice storia, con venature satiriche, sulla Seconda Guerra Mondiale: protagonista – nella serie – è il giovane capitano John Yossarian (Abbott), che non vorrebbe combattere i nemici, ma è costretto a farlo. YoYo, come lo chiamano gli amici e i commilitoni, è un anti-eroe ribelle e iconico, che si sforza di mantenere il suo equilibrio mentale, lottando contro il sistema militare.

Ma il suo disagio interiore valica la vita nel campo di addestramento sotto l’ambizioso Tenente Scheisskopf (Clooney) e poi sul fronte italiano ai comandi del Colonnello Catchcart (Chandler) e del Maggiore de Coverley (Laurie). La battaglia di John, in realtà, non è contro i nemici, né contro l’esercito, né contro la guerra: YoYo combatte il sistema, una macchina fangosa, burocratica, paradossale e corrotta.

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Presenta alla stampa Catch-22, la nuova miniserie diretta, prodotta e interpretata da George Clooney

Christopher Abbott, Kyle Chandler, Giancarlo Giannini, Grant Heslov, Tessa Ferrer, lo sceneggiatore Luke Davies, la regista Ellen Kuras, il produttore Richard Brown e ovviamente la grande stella George Clooney hanno presentato alla stampa la loro ultima fatica, definendola una “satira anti-militarista adatta ai nostri tempi, perché non esiste un momento giusto per parlare di certi argomenti”.

Ad aprire le danze è stato proprio Clooney: «A proposito dell’adattamento del romanzo di Heller e del mio ritorno sul piccolo schermo, posso dire prima di tutto che io e Grant stavamo cercando di portare sullo schermo Catch-22, romanzo che amiamo ed è un capolavoro della letteratura americana. Io avevo già letto il romanzo ovviamente e conoscevo il film di Mike Nichols che aveva realizzato a partire da questa storia, mi ha formato come giovane uomo. Il romanzo, come di conseguenza la mini-serie, sono incentrate sull’assurdità della guerra ma non solo: anche sull’idea senza tempo che si può combattere con tutte le proprie forze, ma sarà sempre difficile opporsi al sistema.

Rispetto alla miniserie il film è completamente diverso ed è anche figlio del suo tempo, appartiene ad un periodo storico ben diverso; la televisione, ad esempio, permette di approfondire meglio il respiro della storia grazie ad un arco narrativo più ampio e completo, permettendoci – ad esempio – di conoscere ogni singolo personaggio prima che rimanga vittima degli eventi».

Ad aggiungere qualcosa alla risposta di Clooney è subentrato Heslov, che ha aggiunto a proposito del romanzo ma soprattutto del “loro” adattamento televisivo: «Con George parlavamo da molto tempo di realizzare questo adattamento; la vera domanda che gli ho posto è stata semplicemente “perché adesso?” Perché parlare, oggi, di una storia contenuta in un libro pubblicato comunque nel 1961. L’idea alla base è che non esiste un momento buono – o meno buono – per discutere di certi argomenti: in fin dei conti, gli Stati Uniti sono coinvolti in una guerra silenziosa da ormai 17 anni, come accade comunque nel resto del mondo, considerando che l’argomento portante di Catch-22 è proprio l’assurdità della guerra, la sua follia, elementi che hanno sempre un forte impatto sulle nostre vite».

A chiudere la teoria dei tre registi coinvolti nel progetto della miniserie è l’unica donna del gruppo, Ellen Kuras, che ha dichiarato: «Avere tre registi al lavoro sullo stesso progetto non è molto semplice. Per realizzare Catch-22 abbiamo girato tutti gli episodi contemporaneamente, passando da uno all’altro: la sfida è stata trovare un punto di vista comune, degli aspetti visivi che mettessero d’accordo tutti e un taglio congeniale per poi sviluppare i temi cardine di ogni episodio; un esperimento che, devo dire, si fa molto di rado oggi».

Per Christopher Abbott, protagonista nei panni del giovane John Yossarian, calarsi in questo personaggio ha rappresentato una vera sfida: «Per un attore, interpretare un ruolo come quello di YoYo in Catch-22 è una prova ideale: passare dalla normalità alla follia nell’arco di sei episodi rappresenta una sfida, come pure lavorare a fianco di sceneggiatori e registi diversi tra loro ma così straordinari è stato un vero sogno. Immagino che, a partire da questa miniserie, per la mia carriera cambieranno diverse cose: interpretare questo ruolo, grazie all’ottimo sceneggiatura scritta a quattro mani da Davies e Michod, ha reso tutto molto più chiaro fin dall’inizio.

A partire da questa traccia abbiamo parlato parecchio, cercando di mantenere sempre questa “linearità” intrinseca nel personaggio di John. Yossarian è un esistenzialista, che si finge pazzo verso la fine delle missioni ma instilla nello spettatore anche il dubbio di esserlo diventato davvero. È un impegno magnifico cercare di trovare un equilibrio tra l’umorismo e il dramma, e per un attore è davvero la sfida ideale. Io poi ho origini italiane, e per me girare nel Belpaese è così rilassante: è il posto migliore dove lavorare grazie a un’atmosfera così rilassata».

Lo sceneggiatore Luke Davies e il produttore Richard Brown hanno raccontato il processo dietro l’adattamento del romanzo di Heller per il piccolo schermo, narrando la genesi e il loro approccio nei confronti dell’argomento: «Catch-22 ha rappresentato una vera sfida per noi, a partire dalla semplice idea di adattarlo e di trasformarlo in qualcosa di “diverso”. Quando io e Michod abbiamo parlato per la prima volta con Brown, quest’ultimo ha proposto e optato subito per l’adattamento per poi coinvolgere George e Grant: così, dall’incertezza siamo passati alla sicurezza garantita da un’icona del cinema che ci ha dato il sostegno giusto. Brown ha comprato subito i diritti del romanzo di Heller, coinvolgendo appunto gli altri due produttori che si sono ritagliati anche dei ruoli da registi e da attori, assemblando poi in seguito il resto del cast.

Io ho lavorato tranquillamente da Los Angeles, quindi il vero viaggio è stato adattare il romanzo, qualcosa che avevo letto l’ultima volta quando avevo solo 16 anni e che, per ambientare in Italia, ho finito per affidarmi completamente alle parole dell’autore. Heller aveva vissuto in Italia, il suo racconto è così relistico e si vede proprio che conosceva bene la penisola. Pensate, all’inizio la Paramount voleva farci girare in Inghilterra: così siamo finiti per dei sopralluoghi in Cornovaglia, diluviava, e abbiamo scattato una foto per immortalare quello scenario, convincendo così tutti ad ambientarlo nel luogo dove Heller stesso aveva ambientato le vicende di Yossarian e soci».

E la scelta, per quanto riguarda la location, è ricaduta appunto sull’Italia e in particolare sulla Sardegna; a tal proposito, ad aggiungere qualcosa è proprio Giancarlo Giannini, l’unico italiano del cast ad avere un ruolo di spicco: «La Sardegna è una terra splendida dove girare e ci siamo davvero divertiti con il resto della troupe. Ho ammirato fin da subito George, perché è un uomo meravigliosamente paradossale: non fa politica ma è un politico nato per via delle sue scelte indipendenti. Il ruolo che mi ha offerto nel film, Marcello, è davvero splendido. Marcello è l’unico personaggio di spicco italiano della serie e del libro, e mi ricordava da vicino Pasqualino Settebellezze; anche il primo è dotato di quella filosofia tutta italiana, ma non è né un fanfarone né un vigliacco: è semplicemente pazzo, uno che parla con una dialettica quasi retorica così buffa e divertente».

A chiudere la conversazione, parlando di politica e di come è cambiata la tv dai tempi di ER – Medici in Prima Linea è proprio il grande protagonista – e mattatore – George Clooney, che nella miniserie ha però scelto di ritagliarsi un piccolo, gustosissimo, ruolo: «Quando ho letto per la prima volta solo il nome del mio personaggio, Scheisskopf, ho pensato “è un ruolo perfetto per me!” anche perché penso da sempre che, urlare contro le persone, sia terapeutico. Battute a parte, ciò che m’interessava era trattare il tema con ironia per farlo arrivare prima ancora una volta; di solito cerco sempre di porre l’attenzione sulle cause umanitarie e sugli argomenti più complicati, senza però cercare di fare politica.

Per me l’importante è porre l’attenzione, e bisogna farlo sempre di più; non credo che entrerò mai in politica, non è il miglior posto dove operare. Nel mio mestiere non devo raggiungere dei compromessi come invece spetta spesso a un politico; il mondo di oggi ste deragliando sempre di più verso derive autoritarie, ma io sono naturalmente un’ottimista, so bene che le cose cambiano mutando forma. In Catch-22 si parla della Seconda Guerra Mondiale ma è stato pubblicato nel 1961, nel pieno della guerra in Vietnam. Il romanzo è una satira sulla guerra ed è sempre il momento giusto per parlare di certi argomenti, soprattutto se uno ha sottomano una sceneggiatura perfetta come quella di Davies e Michod.

Trovo che la televisione sia cambiata tantissimo rispetto ai tempi di ER – Medici in Prima Linea: erano gli inizi, stava partendo appena il cambiamento. Oggi invece c’è la possibilità di realizzare dei prodotti di qualità come accade sul grande schermo; tutto è trasformato dalle percezioni e dalle possibilità. Nel 2019, ad esempio, un film come Good Night and Good Luck non si potrebbe realizzare come un basso budget prodotto dalla Warner; però potrebbe benissimo approdare sulla tv via cavo o addirittura sui servizi in streaming».

Foto: Jule Hering

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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