Dolceroma, Fabio Resinaro: “Una complessa metafora sul fascino del potere”

scritto da: Ludovica Ottaviani

Dolceroma è la nuova commedia pulp diretta da Fabio Resinaro: dopo le esperienze in tandem come regista e produttore insieme a Fabio Guaglione (Mine, Ride), Resinaro debutta da solo dietro la macchina da presa con una stravagante – quanto eccentrica – action-comedy dalle venature thriller che riunisce un cast di attori come Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè, Francesco Montanari, Armando De Razza, Iaia Forte, Alessandro Cremona, Luca Vecchi, Libero De Rienzo, Claudia Gerini e Luca Barbareschi, qui nella duplice veste di produttore con la sua Eliseo Cinema.

Liberamente ispirato al romanzo di Pino Corrias “Dormiremo da vecchi”, Dolceroma tvede protagonista Andrea Serrano (Richelmy), un aspirante scrittore che è costretto a lavorare in un obitorio in attesa della grande occasione della sua vita, che si manifesta con le fattezze di un grande produttore cinematografico, Oscar Martello (Barbareschi), entusiasta all’idea di adattare per il grande schermo il romanzo di debutto del ragazzo Non Finisce Qui, che ignora sia ispirato a veri fatti di cronaca nera della camorra raccontati da Lello (De Rienzo), camorrista, ad Andrea.

I capitali a disposizione per il film sono modesti, il regista (Vecchi) incompetente e il risultato preannuncia un totale disastro che rischia di trascinare a fondo Martello – per bancarotta – e le carriere sia di Andrea che di Jacaranda Ponti (Bellè), la fatale protagonista del film. Nonostante i funesti presagi, il film deve uscire ad ogni costo: Oscar e Andrea elaborano così un folle piano che contempla intrighi, scandali, segreti, stampa, rapimenti e malavita.

dolceroma

Fabio Resinaro ha presentato alla stampa il suo nuovo film, Dolceroma, dal 4 Aprile al cinema

Alla presenza della stampa, Resinaro e il cast (quasi) al completo hanno presentato il film: ad “aprire le danze” è stato proprio il regista, raccontando la genesi del progetto e come è stato coinvolto, fin dall’inizio, nell’adattamento dal romanzo di Corrias:

«Mi sono ritrovato a bordo del progetto fin dall’inizio, da quando era già disponibile una prima versione primordiale della sceneggiatura molto diversa ma soprattutto molto più fedele al romanzo. Sono stato io a virare progressivamente verso il genere, mixando il thriller con la tragedia, l’action e la commedia: si tratta di un vero e proprio esperimento, nel tentativo di mescolare insieme gli elementi tradizionali del cinema italiano di genere. Il libro di Corrias ha fornito del materiale utile di partenza per la costruzione dei dialoghi: abbiamo cercato di giocare con i toni e gli elementi, con il risultato che – rispetto al libro – Dolceroma non rappresenta una critica tagliente verso la Roma reale; piuttosto abbiamo cercato di creare un non-luogo immaginario dove far muovere i personaggi».

È toccato poi al giovane protagonista, Lorenzo Richelmy, aggiungere qualcosa in più sul suo personaggio: «Andrea, il mio personaggio, non copre una grandissima trasformazione nel corso dell’arco narrativo del film; Andrea è già lì fin dall’inizio, e la vera sfida con Fabio è stata quella di riuscire a trovare il modo adatto per “nasconderlo”, per renderlo meno scoperto e più complesso da scoprire. La cosa bella è che non cambia mai, quindi non copre un arco del personaggio e il tentativo che abbiamo fatto è stato quello di spingere lo spettatore a compiere quest’arco – che è apparente – ma non Andrea.

Il personaggio, secondo me, incarna alla perfezione le contraddizioni della mia generazione: ha degli strumenti di forza che sono ben lontani da quelle delle altre generazioni, ma non per questo sono meno validi. Si tratta di una dinamica tra giovane Vs vecchio: che strumenti ha a disposizione? Come li usa? Ma soprattutto, vince o perde? Nel film, secondo me, viene studiata proprio questa dinamica, anche perché Dolceroma è una metafora del potere e fa trovare una voce alla rabbia della mia generazione fin troppo spesso impotente. Come evolve quindi questa rabbia? Dove s’incanala? Secondo me c’è una tracci di tutto questo nel film».

Dolceroma è soprattutto, però, un film che riflette sui film e sulla macchina cinema, elemento che può rappresentare una sfida in più: come vi siete approcciati a questo rischio?

Fabio Resinaro: «Assolutamente sì, è un rischio che avevo calcolato fin dall’inizio. Ne ero ben cosciente perché un film che parla di cinema rischia di trasformarsi semplicemente in un esercizio per gli addetti ai lavori; quindi la mia intenzione era quella di realizzare una storia il più universale possibile, raccontando una storia che non parli del cinema italiano. È una metafora che riguarda un sistema di potere, nel quale un personaggio apparentemente sfigato e che non si sente a suo agio finisce per hackerarlo. Questo personaggio diventa quindi un archetipo rappresentativo e identificativo per il pubblico, ma soprattutto per una fascia – o generazione – specifica per la quale è più facile calarsi in quei panni.

Lo stesso accade con gli altri personaggi: Oscar Martello è sì un produttore, ma incarna anche la figura del mentore, che potrebbe sostituire benissimo il boss in un gangster movie. Sono dei meccanismi che riflettono più sui rapporti tra i personaggi che sul cinema in sé. Avevo in mente fin dall’inizio questo aspetto: il cinema, in Dolceroma, è il contenitore, il pretesto che poi permette di mettere in scena delle dinamiche divertenti, giocando con i luoghi comuni».

Lorenzo Richelmy: «Vorrei aggiungere che, infatti, oggi siamo in un periodo storico in cui il meta-cinema può essere rischioso ma allo stesso tempo il pubblico conosce molto di più l’industria – cinema, i luoghi comuni di cui parlavamo prima, le dinamiche oscure e non; il cinema si trasforma in un topos, un luogo di facile lettura per tutti dove poter raccontare una storia invece più complessa».

Luca Barbareschi, cosa puoi raccontarci del personaggio del produttore Oscar Martello?

«Io sono Oscar Martello, anzi: Martello va ben oltre Luca Barbareschi; e sono grato allo scrittore Corrias per averlo creato e per avermi così dato la possibilità di poter dire, attraverso un personaggio, tutto quello che penso nella vita. Nessuno dice più quello che pensa o fa più quello che dice oggi: stiamo trasformando la nostra vita in qualcosa di spento, mentre Oscar invece picchia, è irruento, fa tutto ciò che nella vita non va fatto e proprio per questo è un personaggio larger than life: guascone, mente, piange, si commuove, non ha freni inibitori, e proprio così dovremmo diventare tutti per salvarci dalla noia che ci sta avvolgendo, che sta avvolgendo la città stessa. Oggi tutto è paradossale, e le reazioni normali servono a molto poco».

Pino Corrias, quanto è stato tradito o frainteso il tuo romanzo Dormiremo da vecchi da questa trasposizione?

«Non c’è nessun fraintendimento: il romanzo è uno spunto, e penso che i libri appartengano ad un mondo e il cinema ad un altro. Tutto si trasforma, prende del materiale e lo trasforma in un’altra cosa. Gli occhi dello scrittore non sono quelli del regista. Volevo poi aggiungere che anche il mio romanzo, all’inizio, doveva intitolarsi Dolceroma, ma c’era già una pasticceria omonima; alla fine mi sono invece orientato su Dormiremo da vecchi che è poi l’essenza stessa del pensiero di Oscar Martello. Poi volevo ringraziare Luca Barbareschi per questa trasposizione cinematografica, che è stato in grado di dar vita al personaggio sfaccettato di Oscar Martello, un mix di colori e sentimenti unico che lo rendono un personaggio universale per potersi identificare e per poter identificare tanti personaggi che ci circondano. È un concentrato di difetti e di contraddizioni: tanto spietato, un vero squalo cinico e crudele, quanto un uomo romantico e innamorato, un guascone incorreggibile».

Valentina Bellè e Claudia Gerini hanno invece così parlato del loro personaggi, rispettivamente l’attrice Jacaranda Ponti e Helga, l’affascinante e facoltosa consorte del distributore Remo Golia (interpretato da Armando De Razza):

Valentina Bellè: «Jacaranda è stato un personaggio complicato perché è calato in un film folle, che riunisce diversi generi collegandoli tra loro. Sono entrata in corsa nel film ed è stato difficile trovare la mia “corda” lungo la quale muovermi ed orientarmi. Jacaranda è un’attrice: però non condivido niente con lei, la considero un personaggio senza speranze».

Claudia Gerini: «Appena ho letto la storia mi sono innamorata subito di questa figura femminile così eccentrico; è una donna abituata ad avere tutto, che comanda, innamorata del magnetismo del suo Oscar, perché nonostante tutto sono una coppia molto complice perfino nel loro matrimonio per interesse. Helga è una donna ambiziosa che cerca di mantenere, ad ogni costo, il proprio prestigio. Sono interessanti i comportamenti che adotta verso i personaggi e soprattutto nei confronti di Andrea, che all’inizio vede così vulnerabile, pronto a perdersi tra le spire vischiose di una Roma dolce come il miele, dove ognuno è alla ricerca del proprio posto al sole. Ho amato molto i precedenti lavori di Fabio ed ero molto contenta all’idea di lavorare con lui: ero pronta a tirare fuori un film unico per il panorama italiano».

Co-prodotto anche da Giulio Cestari, Claudio Gaeta insieme a Rai Cinema e distribuito dalla 01 Distribution, Dolceroma (qui il trailer ufficiale) sarà nelle sale dal 4 aprile in circa 200 copie.

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma