François Ozon a Roma per presentare il suo ultimo film Grazie a Dio

scritto da: Stefano Terracina

L’acclamato François Ozon, regista e sceneggiatore di pellicole quali 8 donne e un mistero, Giovane e bella, Frantz e Doppio amore, è tornato a Roma per presentare alla stampa italiana Grazie a Dio (Grâce à Dieu) la sua ultima fatica che arriverà nelle nostre sale a partire dal prossimo 17 ottobre, dopo il Gran Premio della Giuria ottenuto all’ultima edizione del Festival di Berlino e il grande successo raccolto in patria.

Il film, ispirato ad una terribile storia vera, racconta di Alexandre (interpretato da Melvil Poupaud), un giovane padre di famiglia che vive a Lione con moglie e figli. Un giorno, per caso, scopre che il prete dal quale era stato molestato da piccolo lavora ancora a contatto con i bambini. Decide così di agire, supportato da altre due vittime di Padre Preynat, François (Denis Ménochet) e Emmanuel (Swann Arlaud). I tre uomini uniscono le forze per abbattere il muro di silenzio che circonda il loro dramma.

Padre Preynat (interpretato nel film da Bernard Verley) è stato incriminato nel gennaio 2016 e posto sotto controllo giudiziario con l’accusa di aggressione sessuale. Oltre 70 vittime sono state identificate traime il sito “La Parole Libérée”. La maggior parte dei reati è caduta in prescrizione. Le indagini continuano. Non è stata ancora fissata una data per il processo.

“Ciò che vedete nel film è come si sono svolti effettivamente i fatti nella realtà”, ha spiegato in apertura di conferenza François Ozon. “Per due anni interi Alexandre è rimasto da solo nel suo tentativo di far ammettere quello che era successo e di responsabilizzare l’intera Diocesi di Lione. In capo a due anni, vedendo che nulla stava accadendo, ha deciso di rivolgersi alla giustizia, di sporgere denuncia, dando origine ad un’investigazione vera e propria. A quel punto il caso di Alexandre è stato collegato a quello di un’altra vittima, ossia François.

Da lì si è messa in moto la creazione dell’associazione ‘La Parole Libérée’ e, di conseguenza, è avvenuto il coinvolgimento di Emmanuel. Quando ho iniziato a documentarmi su questa vicenda, arrivando a fare una vera e propria indagine giornalistica, ho scoperto che le cose sono andate proprio così e ho capito che era importante che la struttura narrativa del film riflettesse la realtà così come era avvenuta”. 

Parlando del suo rapporto con la religione e dei motivi che lo hanno spinto a realizzare questo film, François Ozon ha dichiarato: “Ho ricevuto un’educazione cattolica di cui sono molto contento perché è stata estremamente formativa, anche se devo riconoscere di aver perso la fede durante l’adolescenza. La mia intenzione iniziale, però, non era quella di realizzare un film sul cattolicesimo e di realizzare un film sulla pedofilia. Il punto di partenza da parte mia è stato il desiderio di avere dei protagonisti uomini e di provare ad indagare la fragilità maschile.

Ho fatto spesso dei film con protagoniste donne, donne anche molto forti. Ho così deciso che era importante andare a ribaltare il dogma cinematografico per cui l’uomo è spesso implicato in film d’azione mentre il regno dei sentimenti è appannaggio delle donne. Per caso ho scoperto su internet il sito de ‘La Parole Libérée’, ho iniziato a leggere le testimonianze delle vittime di questi abusi e mi hanno toccato moltissimo. In quel momento ho pensato di realizzare un film e di raccontare la loro storia”. 

“I preti possono anche chiedere perdono, ma questo non risolve nulla”, ha continuato Ozon a proposito del tema degli abusi sessuali. “Sicuramente non cancella la colpa, l’errore o il reato che viene commesso. Per molto tempo è così che la Chiesa ha gestito questo problema: attraverso l’ammissione della colpa, il perdono e la preghiera. Veniva attribuita al perdono una forza talmente grande da arrivare ad assolvere i peccati. Nel film vediamo l’incontro tra Alexandre, Padre Preynat e la psicologa della Chisa incaricata di supportare le vittime dei preti.

L’intento era proprio quello di fermare Alexandre dal parlare di quello che gli era successo. Da tutto ciò deriva un’ambiguità terribile, perché il perdono non risolve nulla, ma condanna al silenzio perpetuo le vittime, che non fanno altro che continuare a sentirsi tali e a rimanere in silenzio. Oggi, fortunatamente, gli psicologi sostengono che è assolutamente importante e doveroso parlare del trauma che si subisce per riuscire in qualche modo a superarlo”.

Parlando, invece, delle reazioni che il film ha suscitato in Francia, nello specifico a Lione, François Ozon ha spiegato: “Il film ha suscitato moltissime reazioni, dove ha avuto un successo assolutamente imprevedibile e inatteso. Il film ha fatto un milione di spettatori e nessuno di noi poteva immaginarlo. Naturalmente, le gerarchie ecclesiastiche hanno cercato in tutti i modi di impedirne l’uscita, in particolare l’avvocato di Padre Preynat e l’avvocato della psicologa della Chiesa.

Il sistema giudiziario francese si è trovato a dibattere tra due principi: da un lato la libertà della creazione artistica e dall’altro la presunzione di innocenza. La sentenza è stata a favore dell’importanza della libertà di espressione artistica che, in questo caso, è stata ritenuta prevalente perché lo stesso film è stato ritenuto di interesse pubblico. Indubbiamente, tutta questa vicenda ha contribuito a suscitare la curiosità del pubblico e a garantire il grande successo che il film ha avuto”.  

A proposito del rapporto avuto con gli attori sul set, François Ozon ha raccontato: “Ogni volta che raccontavo ad uno di loro la storia e i motivi per cui li avevo proposto di prendere parte al film, scoppiavano a piangere davanti a me, anche perché alcuni di loro avevano davvero subito una violenza nella loro vita. È stato un casting facilissimo, perché gli attori sono rimasti tutti talmente toccati dai personaggi che hanno immediatamente accettato. Non ho mai fatto incontrare i miei attori con i veri protagonisti della storia, almeno durante la realizzazione del film.

Sono stato l’unico ad averli conosciuti prima di iniziare a girare. Per me era molto importante che non si incontrassero, proprio perché volevo che gli attori si sentissero liberi di trattare i loro personaggi non come dei personaggi reali ma come dei personaggi di finzione, senza cercare di imitare nessuno. Si sono conosciuti direttamente alla premiere del film a Parigi ed è stato un momento davvero molto toccante”.

In merito all’inevitabile paragone con Il caso Spotlight, il film premio Oscar di Tom McCarthy uscito nel 2015, Ozon ha dichiarato: “Uno dei motivi per cui i veri protagonisti della storia mi hanno chiesto di realizzare un film di finzione e non un documentario è stato proprio a causa di Spotlight, un film che a loro era piaciuto molto. Un film che è riuscito a cambiare le cose all’interno della Diocesi di Boston.

La differenza tra quel film ed il mio è tutta nel punto di vista: nel caso di Spotlight, la vicenda viene raccontata dal punto di vista dei giornalisti, mentre nel mio film tutto viene filtrato attraverso le vittime. Proprio per questo motivo, non posso dire di essermi ispirato al film di McCarthy per la realizzazione della mia pellicola. Ho avuto dei riferimenti molto diversi”.

In conclusione, il regista ha riflettuto sull’aspetto relativo alla storia vera che lo ha sconvolto maggiormente: “L’aspetto che mi ha più scioccato di questa vicenda è che, al di là del numero di denunce che sono state raccolte nel corso degli anni, Padre Preynat ha sempre ammesso e confessato la sua perversione. Eppure, per tutti questi anni, nessuno ha fatto niente per impedire che lui restasse a contatto con i bambini.

Per trent’anni è rimasto a fare quello che dichiaratamente faceva a causa della sua malattia. Le vittime che in trent’anni hanno subito le violenze di Preynat sono almeno un centinario… probabilmente saranno anche di più se si pensa a tutti coloro che non hanno mai avuto il coraggio di parlare”.

Grazie a Dio arriverà nelle sale dal 17 ottobre, distribuito da Academy Two.

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


Siti Web Roma