Il Re Leone, Elisa e Marco Mengoni: “Noi, stregati dalla magia dell’Africa e dal Cerchio della Vita”

scritto da: Ludovica Ottaviani

Il Re Leone è il nuovo, attesissimo, adattamento live action targato Disney che riporta in vita, sul grande schermo, un grande classico dell’animazione della Casa di Topolino datato 1994.

Se in originale i giovani leoni Simba e Nala sono doppiati da star della musica come Beyoncé e Donald Glover (AKA Childish Gambino), in italiano la scelta è ricaduta su ElisaeMarco Mengoni, due superstar italiane del pop al servizio dell’animazione. Ad affiancarli, sempre nella versione italiana, troviamo anche Luca Ward nei panni di Mufasa, Massimo Popolizio in quelli del perfido Scar e infine la vera sorpresa, costituita dalla coppia Edoardo Leo e Stefano Fresi nei panni immortali di Timon & Pumba, campioni dell’Hakuna Matata Philosophy.

Jon Favreau, il regista del film e del precedente live action tratto da Il Libro Della Giungla, è partito nel 1996 dal circuito più indie (con il film Swingers, diretto da Doug Liman) per poi attraversare indenne il Marvel Cinematic Universe fino a diventarne una pietra miliare; oggi però, con Il Re Leone, Favreau torna al mercato mainstream dedicandosi a un’opera tanto spettacolare quanto sperimentale.

il re leone

Presentato alla stampa italiana Il Re Leone, l’atteso live action targato Disney dal 21 agosto al cinema

Alla presenza delle voci italiane di Elisa e Marco Mengoni il film è stato presentato alla stampa, permettendo un viaggio affascinante nella nascita di un capolavoro che vanta già un film d’animazione e un musical a Broadway in cartellone da 23 anni.

Il Re Leone (qui il trailer italiano ufficiale) è un viaggio nella savana africana dove è nato un futuro re. Simba prova una grande ammirazione per suo padre, Re Mufasa, e prende sul serio il proprio destino reale. Ma non tutti nel regno celebrano l’arrivo del nuovo cucciolo. Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, ha dei piani molto diversi e la drammatica battaglia per la Rupe dei Re si conclude con l’esilio di Simba. Con l’aiuto di una curiosa coppia di nuovi amici, Simba dovrà imparare a crescere e capire come riprendersi ciò che gli spetta di diritto.

Il film, in questa inedita veste “photo real” (com’è stata ribattezzata) e non live action, debutterà nelle sale italiane il prossimo 21 agosto, dopo un passaggio esclusivo il prossimo 24 Luglio in occasione del Giffoni Film Festival.

Elisa e Marco: qual è il vostro rapporto con Il Re Leone originale del 1994?

Elisa: «Devo ammettere che del primo ammiravo molto le musiche le scene immerse nel cuore del paesaggio africano: sono da sempre un’amante della natura e questo è uno di quei film che abbraccia in toto la naturalezza del rapporto tra animali riconducendolo soprattutto al discorso legato a “mamma africa”. L’africa è infatti un posto che sprigiona un calore naturale che ho sempre amato molto. Insieme alla direttrice del doppiaggio Fiamma Izzo abbiamo lavorato su alcuni punti fermi come la fierezza delle leonesse e quindi la combattività di Nala: è lei che cambia la storia disobbedendo, è lei che sovverte la situazione.»

Marco Mengoni: «Questa de Il Re Leone è la mia prima esperienza nel doppiaggio, a parte la parentesi breve del cartoon Lomax; al fianco di Fiamma Izzo ho lavorato al mio doppio personaggio, che muta nel corso del film, da piccolo erede al trono a un giocherellone “fanciullotto” e spensierato che poi prende in mano le redini della situazione e torna ad essere re. Anche noi abbiamo lavorato sulla fierezza e poi, in fin dei conti, ho interpretato me stesso sul grande schermo, ovvero un giovane ragazzo un po’ Peter Pan che non vuole crescere e prendersi responsabilità.

Avevo circa 5 anni quando uscì Il Re Leone nel 1994 e non ricordo moltissimo della prima volta che l’ho visto, ma ha fatto parte della crescita di tutti e ognuno di noi ha un ricordo speciale che rinsalda il legame con mamma Africa e col cerchio della vita. L’Africa ha tirato fuori, a livello musicale, eterne fonti d’ispirazione diramandosi nel blues nel soul e nel jazz. Alla fine sono stato in Tanzania per un viaggio e lì mi sono finalmente accorto che esiste davvero il mal d’Africa, perché bisogna per forza essere legati a questa terra.»

Elisa che esperienza è stata rivedere un film del genere? Marco puoi raccontarci dell’anteprima americana del film, dalla quale sei reduce?

Elisa: «Rivedere un film simile con i propri figli è un’esperienza più profonda: ti fa osservare i tuoi figli mentre vedono il cartoon, guardi cosa fanno e vuoi vedere se si commuovono negli stessi punti dove mi commuovevo, ad esempio, io da bambina, tracciando così una sorta di mappa genetica. Anche se ho notato che i bambini di oggi non piangono più come noi un tempo: non si sono commossi minimamente sulla scena della morte di Mufasa!»

Marco Mengoni: «A Los Angeles mi sentivo un bambino nel parco giochi, sbarcato letteralmente a Disneyland: è stata una vera emozione anche se 24 ore di volo e il jet lag si sono fatti sentire in pieno. Sono stato colpito soprattutto dalla gentilezza, erano tutti così disponibili al dialogo, da Glover fino a Favreau che è incredibile ed è talmente entusiasta del film che mi ha regalato una fiche del film che hanno solo tutti coloro che hanno contribuito a realizzare Il Re Leone: un’emozione unica

Qual è il vostro personaggio preferito sia del film che del cartoon originale?

Marco Mengoni: «Dovrei dire Simba in teoria ma la saggezza di Rafiki e Mufasa ha sempre avuto una certa presa su di me.»

Elisa: «Amo Rafiki, la scimmia sciamano che servirebbe a tutti noi nella vita.»

Favreau ha creato un ibrido tra il musical della Taymor, i documentari sperimentali della BBC e infine il film originale della Disney: che tipo di esperimento è in atto secondo voi?

Elisa: «Hanno girato proprio in Africa da quel che so.»

Marco Mengoni: «Inoltre ci sono due immagini nel film in ripresa “reale”, che immortalano il vero paesaggio africano, il che segnala oggi la difficoltà a notare la finzione tecnologica e la realtà stessa: sono ormai quasi inscindibili: le meraviglie del digitale!»

Come avete lavorato affrontando il confronto con gli originali Beyoncé e Donald Glover e poi cosa potete aggiungere sul concetto chiave di sostenibilità?

Marco Mengoni: «Dobbiamo essere fedeli alla versione originale. La difficoltà è che l’inglese è più “freddo” rispetto all’italiano, una lingua più melodica e romantica. La vera sfida è stata trasporre il recitativo in italiano restando fedeli; in alcuni momenti era strano avere il tono che ha in inglese l’originale e portarlo in italiano, così abbiamo trovato degli escamotage teatrali per aggirarlo e mantenerci fedeli all’originale; in alcuni casi, invece, era più complesso rendere le intenzioni così abbiamo adattato i dialoghi per entrare nel sync, sostituendo alcune parole.

Per quanto riguarda il discorso della sostenibilità, parli con una persona come me molto sostenibile che sta sostenendo diverse cause con Atlantico live e la National Geographic sessa: sto cercando di salvaguardare il mondo da noi stessi, e ora sto investendo sulla campagna Planet or Plastic perché è già tardi per il nostro pianeta in realtà.»

Elisa: «Sono d’accordo con Marco, viaggiamo tutti troppo leggeri su questo tema mentre invece bisogna cercare di fare qualcosa, soprattutto chi può e in particolare per cambiare proprio il nostro approccio nei confronti del consumismo, spesso da cittadini non abbiamo avuto l’aiuto dei governi, c’è stata sempre troppa nonchalance anche per via della distrazione dei governi. C’è bisogno di fare azioni più estreme per ottenere qualcosa di concreto, per arginare questo incredibile danno climatico bisogna rivedere al più presto tutto in chiave green.

Mentre nel lavorare sul personaggio ho riscontrato gli stessi problemi incontrati da Marco. Vorrei sottolineare che ho accettato di fare questo film pur non essendo un’attrice o una doppiatrice, e per tale motivo volevo ad ogni costo Fiamma Izzo, perché sapevo che potevo fidarmi di lei ciecamente, sapevo che potevo avere un istinto ma con la necessità di un “navigatore” che mi facesse da guida. Sono sempre stata attratta da questo mondo e abbiamo cercato di rispettare l’originale, per esempio Beyoncé ha una voce bassa nel parlato e su questo poi la Disney ha una policy molto rigida.»

E invece le differenze con il cantato?

Elisa: «Devo dire che è stato fondamentale il confronto con il team Disney: ho lavorato con un’insegnante di canto e abbiamo cercato ovviamente di non fare la versione italiana di Beyoncé: è impossibile e controproducente! Abbiamo fatto un lavoro di ricerca per mantenere gli assi portanti dello spirito che era bello mantenere ad ogni costo. E capire cosa potevo aggiungere di mio: io, per esempio, amo i falsetti che inserisco sempre però sono legata anche al gospel, così grintoso, e ci siamo trovati affini su questo piano anche con Marco perché abbiamo un attaccamento/simpatia verso tutto ciò che, a livello musicale, è “black”e soul-ish; mi affascina l’arricchimento con il quale torno a casa dopo un esperienza simile ne Il Re Leone.»

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma