Il Signor Diavolo: Pupi Avati presenta il suo nuovo film, tra autorialità e cinema di genere

scritto da: Carlotta Guido

Il Signor Diavolo è l’ultima fatica cinematografica firmata da Pupi Avati che dopo qualche anno di assenza torna a sconvolgere sullo schermo cinematografico. In occasione dell’uscita, il 22 agosto, il film è stato presentato in conferenza stampa alla presenza dello stesso regista e del produttore Antonio Avati, degli interpreti Gabriele Lo Giudice, Massimo Bonetti, Filippo Franchini, Lino Capolicchio, Andrea Roncato, Chiara Caselli, Lorenzo Salvatori e del supervisore agli effetti speciali Sergio Stivaletti.

Pupi Avati racconta il suo nuovo film ccome una storia che meritava di essere raccontata, dal forte profilo autobiografico. Il regista, infatti, ha vissuto in prima persona quel periodo storico – il film si svolge nell’autunno del 1952 –, quando all’età di 14 anni si faceva vedere in veste di chierichetto nella Chiesa del suo paese d’origine. La paura che Avati cerca di raccontare nel suo film è quella insita nelle credenze contadine, il terrore ancestrale del buio, quelle sensazioni vivide che si sentono davvero solo durante l’infanzia.

La narrazione è così contestualizzata nel cercare di raccontare il presente focalizzandosi sul passato grazie all’utilizzo del genere cinematografico, cioè di un film che sia riconoscibile anche solo dopo aver visto un fotogramma del girato. Per Avati il cinema italiano ha cominciato a perdere di smalto una volta che ha cominciato a disattendere il genere, per paura che questo non possa essere più apprezzato come una volta. La sua «piccola creatività» nasce proprio da quel connubio tra autorialità e genere che lo ha reso riconoscibile e soprattutto ha donato identità ai propri film.

Pupi Avati presenta alla stampa Il Signor Diavolo, il suo nuovo film dal 21 agosto al cinema

L’autore ci tiene a sottolineare quanto il termine gotico, appellativo con il quale ci si è spesso accostati a definire la sua produzione, è qualcosa che ha a che fare e che prevede uno stretto rapporto con la sacralità, ecco il perché del sempre ricorrente uso nel suo cinema di figure agenti nel campo ecclesiastico. Ed è stato assolutamente importante ritrovare nel cast non solo affermati professionisti ma anche grandi amici quali Capolicchio, Cavina, Haber e Bonetti, che il regista definisce «volti del mio cinema».

La testimonianza degli interpreti conferma l’affetto e la stima che intercorre tra l’intero cast e Pupi Avati. Lino Capolicchio si sofferma su quanto il fare cinema con Pupi lo abbia accompagnato per tutta la vita, andando a creare «un percorso artistico e amicale profondo»; Gabriele Lo Giudice considera «un onore e un piacere» aver lavorato con un regista del suo calibro e Chiara Caselli descrive il percorso che l’ha portata a «ridare l’ombra» insita nel suo personaggio tanto ricercata da Pupi.

Per farsi cullare un’altra volta dalla paura diretta e plasmata da Pupi Avati bisognerà attendere il 22 agosto, quando il film (qui il trailer italiano ufficiale) uscirà nelle sale grazie ad Antonio Avati, alla Duea Film, a Rai Cinema e alla Ruggente Film.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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