Il Testimone Invisibile: presentato alla stampa il film con Riccardo Scamarcio e Miriam Leone

scritto da: Ludovica Ottaviani

Il Testimone Invisibile (qui il trailer ufficiale) è il nuovo thriller diretto da Stefano Mordini con protagonisti Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio e Maria Paiato, tutti pronti a mettersi in gioco in questo remake di un originale spagnolo, del quale riprende trama e suggestioni adattandole però al contesto italiano.

Adriano Doria (Scamarcio), un giovane imprenditore di successo, si risveglia in una camera d’albergo chiusa dall’interno accanto al corpo senza vita della sua amante, la seducente femme fatale e fotografa Laura (Leone). Accusati di omicidio, continua però a dichiararsi innocente. Per difendersi si affida all’avvocato penalista Virginia Ferrara (Paiato), famosa per non aver mai perso una causa; ma l’emergere di un testimone chiave che potrebbe rivelare la verità in procura – condannandolo definitivamente – costringe i due a preparare in sole tre ore la strategia per la difesa di Adriano, provando ad attestare la sua innocenza ad ogni costo, scavando nei dettagli alla ricerca della verità.

Stefano Mordini e il cast de Il Testimone Invisibile presentano il film alla stampa

Stefano, la vicenda narrata ne Il Testimone Invisibile si dipana attraverso diversi punti di vista.

Stefano Mordini: «Quando si lavora sul dettaglio si scava più a fondo nel linguaggio e quando si parla di quest’ultimo si cerca sempre di rintracciarlo nell’essenza stessa dei dettagli che magari sono annidati – che so – in un campo-lungo che si sta controllando».

I personaggi sono inquadrati in schemi ben precisi, quindi

Stefano Mordini: «Vero, infatti abbiamo deciso di lavorare per sottrazione: ad esempio ci sono dei momenti in cui i personaggi esplodono, e l’impatto è più forte proprio perché si sono trattenuti per l’intera durata del lungometraggio, veicolando le emozioni. Non c’è stato niente d’improvvisato sul set, tutto era studiato a tavolino; per me si è trattata in parte di una novità assoluta, perché nei miei precedenti film ho sempre lasciato agli attori tanto spazio per l’improvvisazione, un ampio margine di manovra».

Riccardo, com’è interpretare il rigido ruolo di Adriano Doria ne Il Testimone Invisibile, un imprenditore così calcolatore e freddo?

Riccardo Scamarcio: «Abbiamo fatto una scelta ben precisa, cioè quella di portare in scena i personaggi seguendo una frequenza ben precisa, che asseconda a sua volta l’andamento che ha il film, rispettando i meccanismi tipici del giallo e del thriller classico. C’è un certo rigore formale sul quale abbiamo lavorato anche noi attori, e devo ammettere che non mi era mai capitato prima di fare un lavoro simile su un personaggio come quello di Adriano, così in balia di se stesso, il quale mentre vive l’apice della sua carriera viene travolto da degli scheletri che lo riportano obbligatoriamente alla realtà.

Adriano ha un’amante e non c’è salvezza senza sofferenza, come viene ripetuto incessantemente dalla tagline del film, un thriller psicologico rigoroso con delle regole precise da rispettare. Quando si fa un film di genere è anche divertente, perché avevamo dei tempi compressi con i quali lavorare, e la tensione che scaturiva dalle riprese era funzionale alla scena, perché si trattava di una vera e propria scarica di adrenalina. Per fortuna sia io che Stefano avevamo già condiviso il set girando Pericle il Nero».

Stefano Mordini: «Sì, in effetti per me e Riccardo si è trattato di un lavoro nel segno della continuità; e in effetti sperimentare con i personaggi ha un suo fascino, e quando eravamo già nella fase casting ho pensato subito a lui per il ruolo di Adriano, era l’attore giusto».

il testimone invisibile

Per voi invece, Miriam, Fabrizio e Maria, che esperienza è stata quella sul set e soprattutto come vi siete approcciati ai vostri personaggi?

Miriam Leone: «Devo dire che è stato un privilegio subentrare nella coppia artistica formata da Scamarcio e da Mordini; e poi lavorare con un cast così straordinario, recitando in location mozzafiato come quelle del Trentino, ci ha uniti come pure Stefano stesso, che ci ha diretti nel dettaglio, guidandoci fin nella battuta, nel tempo, nel controtempo, nei silenzi quanto nelle luci e tanto tra le ombre della storia. La bellezza del mio personaggio, Laura, è stata quella di poter scomporre le diverse facce che di solito ci sono in una sola persona, tentando di mettere un filo di luce nell’ombra e un filo di ombra nella luce».

Fabrizio Bentivoglio: «Il mio personaggio è un uomo buono all’inizio, ma dopo degli eventi tragici cambia prospettiva si trova a dover prendere in mano le redini della propria esistenza, cercando di farsi giustizia da solo, prescindendo dalla polizia che appare reticente e poco interessata al suo caso».

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Maria Paiato: «Il mio personaggio, l’avvocato Virginia Ferrara, è difficile già di per sé, come pure è stata difficile trovare un’empatia con il suo carattere; il suo modo di porsi così “antipatico” era un suggerimento che mi dava di continuo Stefano sul set, perché Virginia doveva avere un approccio scostante e sprezzante che è funzionale al fatto che il personaggio ha delle piccole crepe misteriose, non casuali nella storia, che lasciano filtrare una grade energia funzionale che si spende nella ricerca spasmodica del dettaglio nella verità. In estrema sintesi, possiamo dire che il mio personaggio usa il proprio coraggio e la sua spietatezza per necessità e bisogno.

Quello ne Il Testimone Invisibile, infatti, non è un ruolo semplice anche perché, devo confessare, è il primo così importante che mi ritrovo a ricoprire al cinema: non mi era mai arrivato prima, e la mia esperienza a teatro mi ha aiutato ad approcciarmi alla preparazione. E proprio il teatro è, nella “nostra” storia, un elemento molto importante nella composizione stessa di molte cose che si annodano intorno al concetto di teatro, e sono stata contenta nel vedere che anche Stefano, alla fine, ha adottato con me un approccio teatrale, mi ha diretta come in genere fanno i registi teatrali, lavorando sui dettagli che mi hanno fatto sentire al sicuro, accudita sul set».

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Stefano, si può dire che Il Testimone Invisibile sia un’indagine approfondita negli animi umani?

Stefano Mordini: «Sì, dietro il racconto c’è la ricerca della verità: si parla di personaggi che cercano giustizia e si prendono dei rischi per arrivare ad un punto specifico; ognuno interpreta una parte diversa nel film, qualcosa di completamente diverso dal loro stesso personaggio. È una bela esperienza provare a fare del cinema attraverso lo sguardo – e le modalità – di un film da camera, in cui si può approfittare dell’impianto teatrale ma, allo stesso tempo, applicando il linguaggio del cinema: è una vera occasione».

Miriam, qual è stato il tuo approccio al personaggio?

Miriam Leone: «Semplificare e seguire una linea specifica nella recitazione è come camminare in bilico su una linea sottile: sembra facile ma non lo è, e Stefano ci è stato addosso su tutte le battute, su cosa dovevamo dire o non dire. Personalmente, ad esempio, volevo aggiungere un’innocenza nella colpevolezza di Laura. Il testo è stata la nostra guida sul set, ma ciò che detta il cuore può suggestionare l’intera ricostruzione; questa è una magia che accade solo sul set, dove tutti lavorano insieme e si vuole dare il massimo per aggiustare i volumi della frequenza e rendere così più armonica l’orchestrazione.

Laura è come la protagonista di Vertigo, una “donna che visse due volte” la quale, dopo un errore fatale, capisce che non può più tornare indietro e ritrattare Il concetto delle due facce si rincorre fin dall’inizio, come del resto si rincorrono – nel film – i vivi e i morti, i ricordi e la verità, così come il presente e il passato. C’è un racconto che si evolve e lo spettatore deve godersi la bellezza del film di portarlo dove meno se lo aspetta, perché anche questo è intrattenimento nel senso più nobile e puro del termine. Pur avendo studiato il copione sono rimasta sorpresa vedendolo alla fine, non ti aspetti cosa può accadere da un momento all’altro nella sceneggiatura».

il testimone invisibile

Riccardo qual è strettamente il tuo rapporto con il noir e qual è stata la leva che ti ha spinto ad accettare il progetto de Il Testimone Invisibile?

Riccardo Scamarcio: «Partendo dal presupposto che, pensando a Il Testimone Invisibile, mi vengono in mente grandi capolavori del cinema noir come Chinatown di Polanski o Vertigo di Hitchcock, il noir mi piace molto, ed è anche un genere che da interprete ho sempre cercato di “inseguire” nella scelta dei film; quest’ultima, in media, è dettata dal fatto che ciò che conta sono i partner con i quali si andrà a lavorare. In questo caso specifico, la presenza di Stefano e della Warner alle spalle erano degli interlocutori rassicuranti, con i quali mi sento protetto.

Il lavoro d’attore è basato sulla fiducia: bisogna fidarsi per poter mettere in scena qualcosa di vero e autentico in scena. Con l’età non si è più disposti a lavorare, rischiando incomprensioni i sul set magari. Volevo solo poter esprimere il meglio per il film. E poi, credo che i tempi stretti e la tensione abbiano giovato al film: ad esempio la lunga scena dialettica tra Adriano e l’avvocato abbiamo impiegato cinque intensi giorni per girarla, ma la compressione del tempo è stata davvero utile e fondamentale».

il testimone invisibile

Stefano, il film è un remake di un originale spagnolo: ma quali sono stati, per te, i punti di riferimento mentre giravi?

Stefano Mordini: «I riferimenti sono stati quelli al genere classico: abbiamo cercato di non attingere troppo alla tradizione noir e polar francese e siamo andati, invece, più verso lo stile americano e Hitchcock, per via dell’eleganza del racconto. Per noi è stato un importante riferimento mentre giravamo cercando di non concederci tanti tagli, perché volevo escludere tutto ciò che potesse distrarci.

Volevamo sfidare un po’ le convenzioni natalizie, facendo uscire in sala un thriller che sfidasse i giganti della commedia: così siamo partiti da un remake, lavorando sulla messinscena ricreando minuziosamente i set, completamente diversi dagli originali, in modo tale da rivendicare lo spirito indipendente del “nostro” Il Testimone Invisibile».

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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